Zanetti: “L’Inter mi ha cambiato la vita, preferivo giocare a destra”

Javier Zanetti

Il sito dell’Inter ha riportato le dichiarazioni rilasciate da Javier Zanetti, protagonista di un incontro sul tema dell’etica e i valori dello sport presso il Lincoln College di Oxford, durante il quale è tornato anche sulla sua esperienza da calciatore.

SCELTA GIUSTA – «È stato difficile lasciare l’Argentina da giovanissimo. Non mi aspettavo la chiamata dell’Inter, io giocavo in una squadra piccola e pensavo ci sarebbe voluto del tempo prima di approdare al calcio europeo, quindi all’inizio ero spaventato. Per fortuna negli anni ho sempre avuto accanto a me una persona fantastica come Paula, mia moglie. È stata una scelta importante, mi ha cambiato immensamente la vita, ma io rimango con i piedi ben saldi per terra e non dimentico mai da dove sono venuto, questo è sempre stato il segreto per a tenere il giusto equilibrio. Dopo i 90 minuti di una partita non ho mai fatto fatica a smettere i panni del calciatore e a reindossare quelli della persona qualsiasi, per me è sempre stata una cosa naturale. Il primo ricordo di San Siro? Non vedevo l’ora di giocare al ‘Meazza’ e ricordo anche l’esordio con il Vicenza, 1-0 con gol di Roberto Carlos. Si giocava la domenica e io il venerdì sera ho portato i miei genitori a fare un giro in macchina allo stadio per farglielo vedere di sera illuminato e dire loro dopodomani giocherò quì. Un’emozione indescrivibile. La mia posizione preferita in campo? Gli allenatori si sono sempre fidati di me e mi schieravano dove avevano più bisogno, quindi ho fatto praticamente tutti i ruoli tra centrocampo e difesa. La mia posizione preferita è stata quella di centrocampista di destra. L’anno del Triplete giocavo sulla stessa fascia con Maicon e avevamo un accordo: che quando lui attaccava io lo coprivo e lui sapeva benissimo che poteva rientrare in difesa anche passeggiando tanto c’ero sempre io a coprirlo. Investitori stranieri? Credo sia un fatto molto positivo che un investitore straniero sia disposto a impegnarsi direttamente nel nostro calcio. È un bene dal punto di vista economico, ma anche culturale e sociale. Suning rappresenta un esempio molto importante. Noi siamo famiglia, internazionali, impegnati nel sociale, è il nostro dna. Questo è il punto di partenza e la famiglia Zhang lo ha capito perfettamente, fin dal primo giorno».

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