Recoba fa 45 anni, solo 10 all’Inter. Omaggio al più grande di tutti quelli umani

Alvaro Recoba - Inter

Recoba ha scritto pagine bellissime nella storia dell’Inter ma a distanza di anni resta il rammarico per quelle lasciate in bianco. Il fuoriclasse uruguayano oggi festeggia il compleanno ed è giusto omaggiarlo ricordando ciò che poteva essere ma non è voluto diventare

45 VOLTE ALVARO – Da ieri, grazie alla bellissima puntata di “Storie di Matteo Marani” su Sky Sport, in Italia non si parla che del “Fenomeno Ronaldo” (vedi articolo). Un fenomeno, appunto. Ma nello stesso periodo, tra gli umani, c’è stato un calciatore in grado di far sognare più di tutti i tifosi interisti e non solo. Arrivato con Ronaldo, coetaneo del brasiliano, doppio nel numero di maglia. Nella prima partita in Serie A (Inter-Brescia, ndr), il numero 10 è stato oscurato dal 20, quell’uruguayano mancino che di nome faceva e fa Alvaro Recoba. Ma il numero 10 per eccellenza era proprio il “Chino”, seppur rimasto sempre fedele al suo 20 anche quando Ronaldo si è preso il più congeniale 9. Oggi compie 45 anni e la sua firma nella storia dell’Inter, pur durata “solo” un decennio e con meno trofei di quelli che avrebbe potuto vincere, è indelebile. Del calciatore Recoba si è sempre parlato tantissimo, anche per via dell’ingaggio in quegli anni a dir poco fuori budget, ma per il Presidente Massimo Moratti il Recobismo era ed è una religione. Impossibile non innamorarsi di un genio del pallone con colpi simili. Un calciatore divino. Divino sì, ma dannatamente umano nelle sue debolezze, che sono diventati limiti insuperabili.

PER SEMPRE CHINO – Dall’estate 1997 alla primavera 2007 Recoba ha indossato la maglia nerazzurra e ha fatto sognare i tifosi interisti. Ma li ha anche divisi, tra chi lo ha sempre aspettato e chi non gli ha perdonato qualche passaggio a vuoto di troppo. Forse li ha pure illusi ma senza mai tradirli. Dieci anni di Inter, appunto, con la breve ma altrettanto indimenticabile parentesi semestrale al Venezia nel ’99. In nerazzurro 261 presenze, di cui troppi spezzoni, e 72 gol capolavoro. Uno più bello dell’altro e ce li ricordiamo tutti (vedi video). A distanza di anni, la bellezza delle sue reti non si può discutere così come la sua classe cristallina. Peccato, però, non aver saputo sfruttare tutto quel potenziale innato. Nel calcio dei fenomeni e dei supereroi, oggi non è banale essere umani con tutti i pregi e i difetti che comporta. Come Recoba. Il più forte di tutti quelli umani. E anche quello che più di tutti ha sprecato il proprio talento. Più volte. Sempre. Sbagliare è umano, perseverare è el Chino. Auguri, Recoba!

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