Eriksen: «Conte? Dovevamo conoscerci! Scudetto? Per ora è un sogno»

Eriksen - Inter-Milan Coppa Italia - Copyright Inter-news.it - Foto Tommaso Fimiano

Eriksen ha rilasciato un’intervista ai microfoni di “DAZN” nella quale parla della sua “nuova” vita nerazzurra, del suo rapporto con Conte, di Lukaku e tanto altro. Il danese racconta anche di come sono cambiate le cose dopo il gol al Milan nel derby di Coppa Italia. Di seguito le sue dichiarazioni

NUOVA VITAChristian Eriksen racconta la sua “nuova” vita all’Inter: «Antonio Conte? Lui mi conosce, io conosco lui. Le cose vanno meglio insieme. Per fortuna adesso riesco a giocare di più e giocare di più mi rende felice. Come va con l’italiano? Bene, non troppo bene ma bene. Spazzare la palla? Sì, questo è di sicuro il “nuovo Eriksen”. Eccolo (mentre spazza, ndr). Questa cosa ce l’avevo in testa, sei negli ultimi minuti di partita, stai vincendo e devi lottare. Quando ero al Tottenham, nei quarti di Champions contro il Manchester City, non ho rinviato il pallone e loro hanno segnato. Ma il VAR per fortuna ha rimesso le cose a posto e da allora ho gli incubi per questo. Sì ci ho pensato, me lo ricordo bene. Cosa vuol dire spazzare? Buttare fuori, ma io non imparo quelle parole… Non è il mio stile, non ho bisogno di imparare quelle parole (ride, ndr). Quali parole voglio imparare? Gioca, gioca gioca!».

RISVEGLIO – Eriksen racconta di come il derby di Coppa Italia abbia dato una svolta alla sua stagione: «La percezione è che lì le cose fossero cambiate. Dall’esterno sembrava che fosse una specie di risveglio. Non per me ma per chi mi guardava dall’esterno. Come a dire: “Oh, guardate, sa ancora tirare le punizioni, non è sparito, è ancora qui”. Ho capito subito che il pallone stesse andando nella direzione giusta, che se non l’avesse deviata nessuno sarebbe stato gol. Per me è sempre la stessa routine: metto il pallone giù, faccio cinque passi all’indietro, poi lentamente guardo il pallone. Si tratta di sapere dove colpire il pallone e la prima cosa è mandarlo sopra la barriera. La punizione andata sulla traversa nel mio primo derby? Certo, me la ricordo bene questa. Ma era un altro tipo di calcio, un po’ più lontano dalla porta. Sarebbe stato ancora più bello segnare questa».

RAPPORTO – Eriksen prosegue parlando del suo rapporto con Conte e della sua cooperazione con Marcelo Brozovic: «Non so se è un “nuovo Eriksen” o quello di sempre che però gioca un po’ di più. Nel sistema che utilizziamo e nella posizione che occupo adesso gioco un po’ più basso, quindi sono più coinvolto in situazioni come queste. Devo essere pronto a fare dei tackle per recuperare il pallone. Ovvio, normalmente ho giocato più avanzato, ho dovuto adattarmi a un nuovo sistema, a un nuovo stile di gioco. Piano piano ho imparato e ora conosco molto bene il modo di giocare. Sono qui da un anno, ormai, e ogni giorno facciamo le cose che l’allenatore ci chiede, che ho cercato di imparare sin da primo giorno. Io e Conte dovevamo conoscerci, lui mi conosce di più, io lo conosco meglio: è una buona cosa, rende più facile anche capire come interpretare certe partite. Doppio play? Potete vederlo anche voi, è diverso rispetto a prima quando Brozovic era un po’ da solo. Sta al mister decidere le nostre posizioni. Se vedete, non in tutte le partite giochiamo così. Dipende anche dall’avversario e da come possiamo fargli male con il nostro sistema di gioco».

GIGANTE – Eriksen ha un rapporto speciale con Romelu Lukaku, sia dentro che fuori dal campo: «Palla a Lukaku? Questo è un passaggio che tutti noi centrocampisti cerchiamo spesso su Romelu, sappiamo dove si trova e nel nostro sistema la palla deve essere sempre giocabile. Qualsiasi palla va dalle sue parti, va sempre dalla parte giusta, quindi perché non sfruttarlo più che possiamo? Abbiamo un bel rapporto io e Romelu, è un gigante buono. Abbiamo giocato contro addirittura quando eravamo ragazzini e lui era all’Anderlecht, abbiamo un passato comune. Sta facendo cose incredibili, neanche in Inghilterra giocava così e io ho giocato contro di lui molte volte».

AZIONE CORALE – Per finire, Eriksen torna alla bellissima azione che portò allo 0-2 di Lautaro Martinez nell’ultimo Milan-Inter di campionato: «Tutta la costruzione è stata buona, l’abbiamo provata spesso in allenamento. Abbiamo fatto correre gli avversari esattamente dove volevamo noi, abbiamo creato gli spazi giusti. Per me è stato bello fare la giocata giusta nei tempi corretti così da poter segnare. Certamente è un sorriso diverso rispetto a qualche tempo fa. Più giochi, più sei felice, ovviamente. Venendomi dall’esterno, magari qualcuno pensa che io non rido mai ma non è assolutamente così. La parola scudetto una delle prime che ho imparato? Sì, scudetto è stata una delle prime parole che ho imparato ma al momento è solo qualcosa che possiamo sognare finché non l’avremo».

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