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VIDEO Kazakhstan 1 – 2 Netherlands
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Inter, il Montenegro libera Jovetic: è già tornato ad Appiano Gentile
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Henry Reaction to Brendan Rodgers sacking
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Focus – Che fine ha fatto Martìn Montoya?
Che fine ha fatto Martìn Montoya? Difficile dare una risposta esaustiva, visto che probabilmente non sarebbe in grado di darla neppure lo stesso protagonista. Montoya, arrivato all’Inter dalla porta principale dopo aver fatto incetta di trofei al Barcellona, non ha ancora giocato neppure un misero secondo in Serie A, alla faccia dello scarso minutaggio catalano da mandare agli archivi grazie al passaggio in nerazzurro. In quel di luglio fu prestito biennale con diritto di riscatto senza alcuna ulteriore possibilità di riacquisto per i blaugrana: per gli spagnoli non esattamente il tipo di cessione di chi teme di perdere un perno del futuro, per l’Inter operazione quasi a costo zero e tentativo di pescare dalla floridissima cantera senza troppi rischi. A convincere Roberto Mancini e la dirigenza nerazzurra sono senza dubbio le caratteristiche più tecniche che tattiche di Montoya: gran corsa, buon piede ed un’importante tendenza al gioco offensivo sulla fascia destra, elemento latitante nella stagione nerazzurra ai tempi appena consegnata agli almanacchi della Serie A. Il tecnico, come detto, ha storicamente lanciato e preteso esterni bassi in grado di garantire traversoni ed inserimenti, permettendo di fatto una soluzione offensiva in più in fase di spinta e stando alle mere caratteristiche del ex Barça l’allenatore nerazzurro poteva ritenersi più che soddisfatto. Dall’altra parte del tavolo, Montoya, giovane ma ambizioso, sa che l’avventura catalana è giunta a termine e che un’altra stagione da 908 minuti tra campionato e coppe come la precedente è assolutamente inaccettabile. L’Inter può essere la piazza giusta per il rilancio: allenatore ambizioso, società nuova, campionato in crescita ed una maglia praticamente da titolare che, con l’ormai (ai tempi) certa partenza di Santon spalancava le porte ad un impiego costante. Giunto a Milano l’ex Barcellona mostrerà entusiasmo e voglia di mettersi subito a lavoro: “Sono venuto qui per giocare più minuti, ma un calciatore deve sempre dimostrare in allenamento di poter essere titolare, poi sarà il mister a decidere. Sono venuto qui per vincere lo scudetto, ho fame di titoli e anche la squadra ha questa voglia” (QUI la conferenza stampa di presentazione) ma già dalle primissime uscite qualcosa inizia a non andare: tante imprecisioni tecniche, poco feeling con i meccanismi nerazzurri, svarioni in fase difensiva, insomma, c’è da lavorare. Santon intanto, come un ciclista sui pedali, guadagna clamorosamente terreno nelle gerarchie nerazzurre, trasformandosi da esubero a certezza. A colpire dell’ex bambino di Mourinho è la determinazione messa in campo nella prima giornata di campionato con l’Atalanta, crocevia della definitiva permanenza in nerazzurro da titolare. E Montoya? Beh, “Montoya avrà tempo nelle prossime giornate”, si dirà. Ad oggi però non è stato così: lo spagnolo è uno dei pochi calciatori in rosa (eccezion fatta per i due portieri di riserva ed i primavera aggregati) a non aver ancora esordito in campionato, dato abbastanza eloquente in relazione alle prospettive di inizio stagione. L’agente getta giustamente acqua sul fuoco chiededo tempo per il proprio assistito: “Siamo in una fase di inserimento, Martin presto sarà utile all’Inter e dimostrerà il suo valore” , ma di Montoya, ma dopo due mesi e mezzo ancora nessuna traccia. Neppure il fato sembra aiutarlo, con un virus influenzale che lo manda K.O. Poco prima dell’amichevole contro il Chiasso, occasione importante per mettere minuti nelle gambe e provare a convincere Mancini a concedergli una fondamentale possibilità. Il ragazzo intanto inizia ad essere un vero e proprio oggetto misterioso anche all’interno della tifoseria nerazzurra: tra le tante domande ci si chiede se quello di Montoya sia semplicemente un problema di natura tattica o no. Gli estimatori di lunga data rimangono increduli dinanzi alle zero presenze del giocatore dotato di un “piede” di questo tipo ( ricordi il canestro in allenamento?). I più pessimisti invece addirittura ipotizzano un ritorno alla casa madre già a gennaio, scenario praticamente impossibile fino a qualche mese fa. Per riconquistare Mancini, Montoya dovrebbe intanto migliorare sotto l’aspetto tattico, primo e vero problema di queste prime sporadiche uscite non ufficiali: la tendenza ad attaccare allungando la linea dei 4 dietro pare innata, ma in Italia non è ammissibile. Lo stesso Santon, il cui destino è ancora una volta legato a quello di Montoya, è riuscito a migliorare in fase passiva, contribuendo e non poco ai meccanismi difensivi d’inizio stagione, tanto da essere addirittura usato da Mancini nella difesa a 3 nel nefasto match contro la Fiorentina. Fondamentale inoltre sarà l’impatto mentale nell’ormai attesissimo giorno dell’esordio: una gara insufficiente sancirebbe definitivamente la rottura di un amore mai sbocciato, ma allo stesso tempo lo scenario di una definitiva bocciatura dopo l’esordio peserebbe sulle spalle de terzino come un macigno. Come reagirà l’argentino ai due mesi e più da gregario? Solo il tempo ed a quel punto Montoya, daranno delle risposte: l’Inter aspetta, i tifosi fanno lo stesso. Riuscirà quello che è oggi un oggetto misterioso a far ricredere lo scettico ambiente nerazzurro?
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Intervista Cesarini: “Ljajic non titolare. Widmer e Telles…”
L’agente Mauro Cesarini ha parlato ai microfoni de IlSussidiario.net del mercato nerazzurro, con particolare attenzione su alcuni acquisti: “Ljajic non è certo un titolare dato che il parco attaccanti dell’Inter è folto. Kondogbia non può essere criticato perchè è giovane e alla sua prima esperienza in Serie A, magari non vale i 30 milioni del cartellino, ma ha talento. Widmer è un buon prospetto, anche perchè Telles non mi convince”.
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#icpavia #inter #interclubpavia #inter1415 Leggi la notizia completa qui: http://ift.tt/1QglBg8 October 10, 2015 at 04:27PM
Moratti: “Le maglie del Somintra Pietrafitta erano quelle dell’Inter”
Massimo Moratti, ex presidente nerazzurro, ha parlato ai microfoni di Dribbling a Tavernelle, in occasione dell’inaugurazione del campo che ha il nome di suo padre Angelo Moratti: “La squadra del Somintra Pietrafitta è stata aiutata da mio padre quando creò una zona industriale qui in Umbria. I colori erano quelli nerazzurri perchè fu mio padre a regalare le maglie dell’Inter alla squadra. Il suo sogno era quello di portare questa squadra in Serie C, ma Orvietana e Foligno erano troppo forti”.
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#icpavia #inter #interclubpavia #inter1415 Leggi la notizia completa qui: http://ift.tt/1Qgj9Gx October 10, 2015 at 04:11PM
Ljajic punta la Juve “Mi sento benissimo. E ora voglio giocare” Redazione
InterClub C’è Solo l’Inter Ljajic punta la Juve “Mi sento benissimo. E ora voglio giocare” Redazione
Ljajic punta la Juve “Mi sento benissimo. E ora voglio giocare”
Ljajic punta la Juve “Mi sento benissimo. E ora voglio giocare” Redazione Leggi la notizia completa qui: http://ift.tt/1G4mM1Y October 10, 2015 at 03:30PM
Intervista Campagnaro: “Mazzarri non è riuscito a mettere ordine”
Ai microfoni di Tv Luna, nel corso del prgramma “Si gonfia la rete”, ha parlato Hugo Campagnaro, attuale difensore del Pescara, ma ex di Napoli e Inter, e ha raccontato l’addio al Napoli e l’approdo all’Inter: “Il Napoli era in dubbio se rinnovarmi il contratto o meno e, a me, erano già arrivate delle offerte importanti da alcune squadre di Serie A. Dovevo scegliere cosa era importante per me prima di andare in scadenza, anche perchè se mi fossi fatto male nessuno mi avrebbe preso. Ho firmato con l’Inter perchè a gennaio, l’offerta del Napoli, ancora non arrivava. L’offerta è arrivata, poi, poco dopo”.
Parlando di Inter, si sofferma sull’esperienza di Mazzarri in nerazzurro: “All’Inter non è mai riuscito a mettere ordine. I giocatori erano disorganizzati, mentre a Napoli c’erano calciatori che facevano ciò che lui diceva, senza dubitare e la squadra girava”.
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