Salsano:”Il mio rapporto con Mancini, da giocatore e allenatore” Leggi la notizia completa qui: http:/ /ift.tt/1Ea8gPQ Giulio Di Cienzo

Mancini

Il “Corriere dello Sport” ha intervistato Fausto Salsano, storico collaboratore dello staff di Mancini ed ex compagno anche da calciatore. I due si conoscono dal 1984, e ora hanno l’obiettivo di vincere di nuovo con l’Inter.

LEGAME INFINITO – Fausto Salsano conosce Roberto Mancini dal 1984. Prima come calciatori e poi come collaboratori i due hanno un rapporto praticamente infinito. Il “Corriere dello Sport” lo ha intervistato per chiedergli tutto sul tecnico.

Salsano, vogliamo iniziare dal regalo che le ha fatto Mancini?
“Estate 2004, mi squilla il telefono, dall’altra parte c’è Roberto. “Vado ad allenare l’Inter, vieni con me?” mi chiese. Fu una grande dimostrazione di stima ed amicizia”.

Facciamo qualche passo indietro all’estate del 1984.
“Torno alla Sampdoria e trovo Mancini che a vent’anni è già un leader e un campione. All’inizio ero un pochino in soggezione perchè io ero alla prima esperienza in A pur essendo due anni più vecchio di lui”.

Impressioni del Mancini giocatore?
“Aveva un carisma e una personalità pazzesche”.

Quante volte l’ha riproverata in campo?
“Impossibile tenere il conto… Lui era uno esigente: dal suo trequartista, che ero io, voleva sempre la palla veloce e in verticale. Quando non gli arrivava con i tempi giusti…”.

A volte scattava anche il “vaffa”?
(Ride) “Sì, è successo, ma le litigate sono rimaste sempre sul campo perché negli spogliatoi tornavano amici e ci frequentavamo anche fuori dal rettangolo di gioco”.

Era difficile essere compagni di Mancini?
“Per me era stimolante perché lui ti portava sempre a dare il massimo. Altri invece soffrivano la sua personalità”.

Quanto è scaramantico Mancini?
“Non parlerei di scaramanzie, ma di… segreti, di gesti che ripete da tempo. A molti non faccio più caso. Per esempio non gli piace cenare in 13 allo stesso tavolo o che gli venga passato il sale”.

Nella sua prima era interista spesso veniva in conferenza stampa con il maglione verde.
“Alt, nel vestire lui è il top. Ha un gusto incredibile e non sbaglia un capo d’abbigliamento. Idem con le macchine”.

Quanto è diverso il primo Mancini da quello attuale?
“Molto perché prima era un giocatore, adesso è un allenatore affermato che ha un’esperienza internazionale notevole e ha vinto ovunque. Prima di agire ora si prende più tempo e pondera bene la situazione”.

Ha migliorato anche il suo rapporto con gli arbitri?
“Da quella volta con Nicchi (Sampdoria-Inter 0-0, 5 novembre 1995, ndr) quando fece di tutto per farsi espellere dopo che non gli dettero un netto rigore, direi proprio di sì. L’esperienza inglese ci ha aiutato sotto questo aspetto”.

A volte deve frenarlo ancora?
“Si consulta con me e con lo staff, ma quando non chiede, è perché ha già preso la sua decisione. In quei casi è un treno e… ti travolge se provi a fermarlo”.

Qual è il segreto di Mancini e Salsano, entrambi in forma come giocatori?
“L’alimentazione molto curata”.

Faccia un rimprovero al Mancini calciatore.
“Poteva fare di più, soprattutto in Nazionale. Uno con la sua classe…”.

Insieme riuscirete a vincere come nella prima esperienza all’Inter?
“Ci stiamo provando. Prima di tutto dobbiamo riportare la mentalità vincente del passato. Il lavoro è molto, ma con Roberto tutto è possibile”.

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