L’Inter finalmente torna alla vittoria, dopo un precampionato con poche luci e molte ombre. Mancini può sorridere, ma c’è ancora molto da lavorare e soprattutto chiarire, visto che rimane qualche dubbio. Ecco alcune considerazioni dopo i 90 minuti contro l’Athletic Bilbao
MODULO E FORMAZIONE – Il tecnico Roberto Mancini continua a proporre il 4-3-1-2, ma per necessità cambiano i vertici del rombo, a causa del doppio forfait di Hernanes e Kovacic. La formazione scesa in campo è la seguente: Handanovic; Santon, Miranda, Murillo, Juan Jesus; Guarin, Medel, Gnoukouri; Brozovic; Jovetic, Icardi.
DIFESA – In campo scende, probabilmente, quella che al momento è il pacchetto difensivo che dà più sicurezza al tecnico jesino. E le notizie sono buone, considerata l’inoperosità di Handanovic, che non viene praticamente mai chiamato in causa. La coppia centrale dà subito mostra di tutte le buone qualità intraviste dalla società in sede di mercato: Miranda è un vero leader e lo dimostra soprattutto quando con l’astuzia e la fisicità sopperisce alla mancanza di velocità, dovuta anche a uno stato di forma non ancora ottimale; Murillo, invece, gioca una partita di grande spessore, dimostrandosi molto concentrato negli anticipi e in marcatura sia al centro sia sulla fascia destra, dove Mancini lo sposta nella ripresa. Buone notizie anche dalle corsie laterali, dove Santon gioca molto alto sulla destra, tentando più volte la fuga e gli inserimenti offensivi, mentre Juan Jesus è leggermente più basso sulla sinistra, ma viene spronato da Mancini per avanzare con più continuità e oggettivamente ci riesce. Il brasiliano è autore di una prestazione positiva, forse la prima da quando agisce da terzino. Finalmente, dunque, la difesa inizia a mostrare carattere e sicurezza, due doti assenti nell’ultima stagione.
CENTROCAMPO – In mezzo al campo torna con prepotenza Medel, che si piazza davanti alla difesa e gioca, come di sua abitudine, molto schiacciato. Il cileno agisce come un centrale difensivo aggiunto e, pur non avendo minuti nelle gambe, si rende utile in più occasioni. Ai suoi lati agiscono, a rotazione, gli altri tre centrocampisti scelti da Mancini: Gnoukouri parte sul centro-sinistra ed è il più brillante tra i mediani nerazzurri, grazie alle sue doti tecniche e fisiche. L’ivoriano è prezioso sia in fase difensiva sia soprattutto in fase offensiva, dove serve l’assist per il primo gol. Nel secondo tempo, poi, agisce davanti alla difesa e si dimostra ancora una volta nato per questo ruolo, dove probabilmente dà il meglio di sé in rottura e costruzione, con un eleganza rara; Guarin inizia dalla parte opposta, sul centro-destra, ma spesso avanza a ridosso delle punte o si allarga a mo’ di ala destra, mancando però di precisione; Brozovic, invece, è a tutto campo, partendo dietro le punte e ruotando in tutte le posizioni, senza trovar mai una collocazione precisa. Il croato, infatti, non gioca una buona partita a livello qualitativo, ma come sempre non manca l’impegno, perché è uomo ovunque. Nella ripresa prova più volte la conclusione, senza trovare fortuna. In definitiva, si iniziano a vedere buone trame nei passaggi: la qualità c’è, ora spazio alla precisione.
ATTACCO – Se la partita è finita 2 a 0 e le reti sono arrivate da entrambi gli attaccanti titolari, significa che questa volta tutto è girato per il verso giusto. In particolare, grande prova di Jovetic, migliore in campo non solo per il primo gol, ma soprattutto per l’impegno e la qualità mostrata. Il montenegrino arretra fino a metà campo, se necessario, per prendere palla e allo stesso tempo si allarga sulla sinistra a mo’ di ala per attaccare gli spazi e servire meglio i compagni che agiscono per vie centrali. Icardi, invece, all’inizio è completamente oscurato dal collega di reparto, ma non per demeriti suoi quanto per meriti altrui, poi nel finale appena ha l’occasione di far male, segna un gol bellissimo di testa, su assist di Nagatomo. Nel complesso, c’è da affinare l’intesa tra i due, che rischiano più volte di andare sugli stessi palloni, ma è un falso problema che si risolverà in allenamento.
SECONDO TEMPO – Nella ripresa Mancini apporta le prime modifiche sia alla formazione sia al modulo, sostituendo man mano gran parte dei titolari, a esclusione di Juan Jesus, Gnoukouri, Brozovic e Icardi. L’Inter, dunque, termina la partita con il 4-4-2 e con la seguente formazione: Carrizo; Montoya, Ranocchia, Juan Jesus, Dimarco; Nagatomo, Gnoukouri, Brozovic, Manaj; Palacio, Icardi. Prima di arrivare a questa formazione, si fanno altri esperimenti, ma alla fine qualche notizia (forse) buona arriva comunque: Nagatomo si dimostra più utile da centrocampista di fascia che da terzino, visto che può sfruttare meglio le sue doti offensive senza preoccuparsi più di tanto della fase difensiva. Il giovane Manaj, invece, pur essendo utilizzato fuori ruolo, ci mette impegno e qualità sulla fascia opposta, pur non aiutando in fase di ripiego, dove Dimarco soffre più del previsto e ne risente anche in fase di spinta, sbagliando troppi passaggi. Sulla destra, invece, quasi inoperoso Montoya, mentre Ranocchia non entra in partita e rischia subito l’errore, perdendosi un uomo in area di rigore, difesa da Carrizo. Infine, Palacio si dimostra utilissimo a partita in corso, quando riesce a fare la differenza sfruttando un’intelligenza tattica rara e una tecnica di certo superiore alla media.
CONSIDERAZIONI – La partita, questa volta, dà molti spunti di riflessione al tecnico nerazzurro: personalmente ne ho individuato due positivi, anzi molto positivi direi, ma anche uno negativo, probabilmente il più importante dei tre. Suddividendo la formazione e dunque la prestazione per reparti, balza subito all’occhio la doppia positività: vittoria per 2 a 0, quindi difesa e attacco hanno svolto al meglio il loro compito. E la prima notizia positiva, infatti, arriva proprio dalla difesa: la nuova coppia centrale è inaspettatamente complementare. Dico inaspettatamente perché non succede spesso di vedere in campo una coppia così affiatata e completa dopo aver fatto meno di una settimana di allenamenti insieme. Ancora è presto per esaltarsi, ma le prospettive ci sono tutte: il binomio Miranda-Murillo può regalare grosse soddisfazioni. La seconda notizia positiva arriva dall’attacco, ma non solo per i gol della coppia titolare. Jovetic fa vedere fin da subito di che pasta è fatto: non è un attaccante banale, bensì si tratta di un talento puro che riesce a fare la differenza ovunque gestisca il pallone. Che sia in area di rigore, sulla trequarti, sulla fascia o perfino in mezzo al campo in ripiego: il montenegrino ha qualità da vendere e sa quello che deve fare per creare superiorità numerica e pericoli costanti. Icardi, invece, da bomber d’area di rigore, patisce la mancanza di un vero rifinitore alle sue spalle (detto di Jovetic molto più largo, è mancato il trequartista) e di abili crossatori dal fondo (al primo vero cross, realizzato da Nagatomo, è arrivato subito il gol). Anche questa è una coppia che, più che far sperare, fa già sognare i tifosi nerazzurri: il binomio jovetic-Icardi si candida per diventare l’incubo delle difese avversarie. Infine, arriva anche la nota dolente, o meglio l’incognita della serata: il centrocampo. Non tanto per la prestazione della serata (tutto sommato positiva), quanto per la non-prestazione degli assenti. Con Kondogbia e Kovacic ai box, ma soprattutto con l’idea di rivedere il croato dietro le punte e il francese chissà dove, è evidente che ci sia un po’ di confusione sul taccuino di Mancini. Certo, la rosa non è ancora completa e da qui a fine mese cambieranno ancora degli effettivi, però bisognerebbe trovare fin da subito una collocazione a quei giocatori che, in fin dei conti, sono attesi per fare la differenza. I tifosi dell’Inter aspettano solo loro due: il binomio Kondogbia-Kovacic deve dimostrare di valere le cifre che ruotano attorno a loro (30/40 milioni la spesa per il francese, 30/40 milioni la richiesta per il croato).
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