Trofeo Tim: crollo Inter, Mancini sono finiti gli esperimenti? Leggi la notizia completa qui: http://ift.tt/1DLg1RD Andrea Turano

mancini

L’Inter chiude all’ultimo posto il Trofeo Tim contro Milan e Sassuolo, ma ciò che fa preoccupare di più non è tanto il doppio risultato negativo, quanto la mancanza di continuità sia di giocate sia di idee. L’Inter è ancora un cantiere, Mancini sembra avere le idee poco chiare e tra una decina di giorni inizia il campionato. Ecco alcune considerazioni dopo i 90 minuti del Trofeo Tim

MODULO E FORMAZIONE – Il tecnico Roberto Mancini stravolge la formazione iniziale che gioca i primi 45′ minuti contro il Milan: niente rombo, si parte con il 4-2-3-1, che diventa ben presto un 4-4-2 a causa dello schiacciamento dei due esterni offensivi. La formazione scesa in campo è la seguente: Handanovic; Santon, Miranda, Murillo, Juan Jesus; Medel, Kondogbia; Hernanes, Jovetic, Kovacic; Icardi. Nei secondi 45′ contro il Sassuolo, confermato il 4-4-2, ma con una formazione del tutto nuova: Carrizo; Montoya, Ranocchia, Popa, D’Ambrosio; Schelotto, Gnoukouri, Brozovic, Nagatomo; Palacio, Manaj.

DIFESA – Inutile parlare dei singoli quando sbagliano tutti e anche in maniera piuttosto grave. I portieri non fanno la differenza: Handanovic si fa trafiggere da Bacca con estrema facilità, mentre su Bertolacci non fa chissà qualche gesto tecnico per coprire meglio la sua porta, dopo un gravissimo buco difensivo; Carrizo, allo stesso modo, è vittima di una clamorosa dormita difensiva, anche se va detto che l’azione è viziata da un fuorigioco. I centrali sono tutti in difficoltà: Miranda si fa beffare dal solito Bacca, ma rispetto agli altri sembra avere un posizionamento migliore; Murillo non è in serata e ha gravi colpe su entrambi i gol rossoneri; Ranocchia si conferma poco attento e non dà sicurezza al suo giovane compagno di reparto; Popa non dovrebbe neanche essere in campo e di certo non si possono dare a lui tutte le colpe. E sulle fasce le cose non vanno meglio: Juan Jesus da terzino sbaglia tutto ciò che si può sbagliare in fase difensivo, a partire dalle diagonali, mentre in fase offensiva è nulla; Santon sottotono, ritarda a scalare e non attacca con cattiveria; Montoya fa il contrario, è più preciso nelle chiusure e più proposito nelle ripartenze, ma non può bastare; D’Ambrosio è quello che attacca di più, trovando anche un gol a gioco fermo, ma pasticcia troppo dietro e con la palla tra i piedi; Nagatomo, pur giocando più avanzato, si fa notare come il compagno di fascia solo per un gol a gioco fermo.

CENTROCAMPO – In mezzo al campo si vedono le cose migliori, ma è veramente poco considerando ciò che si è visto in campo: Medel gioca ben pochi palloni, ma essendo il mediano deputato maggiormente alla fase difensive, condivide le colpe con i difensori; Kondogbia, invece, è il più positivo dei nerazzurri, visto che riesce a trovare più volte la giocata giusta, nonostante una condizione ancora non ottimale; Kovacic da ala sinistra è nullo, ma questo si sapeva e crea pochissimo; Hernanes da ala destra idem, ma rispetto al croato riesce a essere anche dannoso; Brozovic, invece, appena entrato è quello che cambia l’inerzia della partita, non solo per il bellissimo gol realizzato, ma anche per la caparbietà nelle sue giocate; Gnoukouri, neanche a volerlo ripetere ancora, si dimostra il giovane più interessante del panorama nerazzurro, mostrando ancora una volta giocate sopra la media; Schelotto si impegna, ma non gli si può chiedere e dire nulla; Delgado non pervenuto.

ATTACCO – E’ arrivato un solo gol, per di più non dall’attacco, quindi le negatività ci sono anche in questo reparto: Jovetic non incide, ma c’è da aspettarselo visto che è costretto a cambiare posizione ogni cinque minuti, senza trovare mai la zolla giusta; Icardi non si vede praticamente mai, ma anche nel suo caso c’è l’alibi che non esiste raccordo per fargli pervenire palloni giocabili; Palacio si vede e non si vede, sottotono anche lui; Manaj, invece, è quello che si sbatte di più e probabilmente avrebbe meritato il gol, annullato per un fuorigioco molto dubbio.

CONSIDERAZIONI – Quello che è scritto qui sopra può sembrare molto drastico come giudizio, in realtà non lo è: si tratta solo di ciò che ha offerto il campo in questa negativa serata emiliana. L’Inter vista in campo nel Trofeo Tim è apparsa lontana parente della squadra vista, tra alti e bassi, finora. Motivi? Scuse? Alibi? Non servono, ci sono e non ci sono. Trattandosi di un triangolare, ovviamente la credibilità sta a zero, quindi non dev’essere questo il campanello d’allarme. La preoccupazione, però, deve arrivare quando si prendono nel dettaglio gli errori visti in campo: la difesa fa acqua da tutte le parti e con tutti gli effettivi; il centrocampo crea e distrugge, ma tutto si annulla sulla trequarti; l’attacco non può essere pericoloso, perché il gioco si ferma prima dei trenta metri finali. E di certo il gioco sulle fasce non aiuta, anzi, se possibile peggiora e di molto le cose. L’errore di fondo, dunque, va da ricercare nel modulo e, ancora una volta, nei giocatori messi fuori ruolo: Hernanes e Kovacic non sono esterni. Far giocare in quel ruolo il croato è un sacrilegio, mentre vedere in campo il brasiliano, in queste condizioni, è troppo anche per i tifosi più pazienti. Va bene lavorare sulla difesa tutta nuova (Miranda e Murillo necessitano di affiatamento, ma il potenziale non manca), ma bisogna capire che Juan Jesus non sarà mai utile da terzino sinistro: quindi, a che serve continuarlo a piazzare lì? Meglio optare per altre idee. Santon sulla destra pare aver superato Montoya nelle gerarchie e non sarebbe un problema: ma perché non riprovare l’italiano a sinistra, almeno finché non arriva l’osannato acquisto? Lo spagnolo a destra, dopo tutto, può dire la sua con un po’ di fiducia. Medel è lo stesso giocatore visto l’anno scorso e, se proprio si aspetta Felipe Melo, perché non provare a lanciare direttamente Gnoukouri? Sembra perfetto per il ruolo. E lasciando da parte il problema offensivo, che si può ridurre alla mancanza di palloni giocabili per Icardi, preoccupa la gestione dei nuovi acquisti: Kondogbia deve trovare la forma migliore, ma non troverà la posizione ideale se costretto a cambiarla in continuazione di partita in partita, anzi, di spezzone in spezzone; Jovetic, invece, viene subito messo fuori ruolo, ma può starci se necessario per farlo abituare in vista degli impegni futuri. Ciò che non ha senso, però, è il fatto che in 45′ sia stato spostato in tutti e quattro i ruoli offensivi, spostandosi da destra a sinistra e dall’area di rigore alla trequarti con una confusione disarmante: in questo modo si annulla parte del suo potenziale offensivo. Come per il francese, non sembra essere questa la via giusta per ambientarsi nel rettangolo verde manciniano. Tutto ciò è necessario perché quando arriverà Ivan Perisic il montenegrino dovrà spaziare il più possibile dietro Icardi? Può essere, ma intanto il croato non è ancora arrivato e non si sa più se lo farà. Quindi, in definitiva: perché continuare con esperimenti che non stanno portando a nulla? La fiducia in Mancini non diminuisce di certo dopo un torneo insignificante come questo, ma è giusto iniziare a far notare ciò che non va: l’Inter non ha un’identità ormai da troppo tempo (cinque anni, ndr), quindi bisogna ripartire da qui. Prima si trova il modulo su cui lavorare con testardaggine, poi si aspettano i giocatori giusti, intanto però si continua a lavorare con quelli che si hanno a disposizione. Senza re-inventarsi oscenità già viste in passato e criticate aspramente da tutte le parti: la gestione di Kovacic, ad esempio, rischia di far crollare tutta la credibilità del tecnico jesino in sede di mercato e in ambito tecnico-tattico. E dopo quanto accaduto con Xherdan Shaqiri, non è di certo una conferma positiva per i tifosi nerazzurri, che adesso cercano più che mai certezze. In campo e fuori.

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