Rodrigo Palacio ha trascinato l’Inter negli ultimi tre anni, compreso quello uscente: fino a dicembre zero gol ed una caviglia a dargli il tormento. Poi la doppia cifra toccata ancora una volta con 12 reti e 53 complessive dal 2012: ma soprattutto una dedizione totale alla squadra.
Per questo, anche nei 4 mesi senza reti, l’argentino non ha mai preso un solo fischio ma solo sostegno ed applausi da San Siro, solitamente poco paziente: il sudore sulla sua maglia non è mai mancato, nemmeno quando era a mezzo servizio. Ma ovviamente l’argentino è tanto altro, non appena la caviglia non ha dato tormento è tornato quello di sempre con ben 12 reti da gennaio a fine stagione: ora Palacio sembra essere passato in secondo piano, in virtù dei tre acquisti nel suo reparto. Jovetic, Perisic e Ljajic, con un contratto in scadenza il prossimo giugno. Ma l’evoluzione tattica voluta da Mancini cade ad hoc per uno dei giocatori più intelligenti e versatili che abbia mai vestito la maglia nerazzurra negli ultimi anni. Forse non più in grado di coprire il ruolo di esterno come ai tempi di Boca e Genoa, ma all’occorrenza può fungere da prima o seconda punta o da terzo di fascia negli ultimi minuti. Nel derby ha dimostrato di poter dare un grosso contributo, in termini di sacrificio, corsa ed esperienza: perchè nuovi innesti servivano e di qualità, ma guai dimenticarsi di avere quel n.8 a disposizione.
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