L’Inter vince la sua quarta partita di fila ma non solo, è anche un poker di successi con un solo gol di scarto. Cosa vuol dire ciò? Non sicuramente una mera coincidenza, ma dietro c’è un lavoro certosino, che inizia dalla retroguardia fino ad arrivare ad un centrocampo costruito su muscoli e centimetri.
Felipe Melo è senza dubbio la sintesi del concetto generale di squadra voluto dal Mancio: lui e Medel sono senza dubbio i migliori di questa settimana, fra derby e Verona hanno fornito prestazioni monstre. Non un caso che a spiccare siano proprio loro due, capaci di trascinare la squadra con la loro grinta e cattiveria agonistica. Oltre questo vi è una solidità che all’Inter mancava da tempo, la capacità di ringhiare sugli avversari ed incutere “timore“, con una presenza fisica e carismatica che si fa sentire anche laddove, come ieri col Chievo, il brasiliano non riesca qualitativamente a ripetere la straordinaria performance del derby. Mancini ha chiesto molto di più all’ex Galatasaray: prendere in mano la squadra, esserne leader e lanciare messaggi importanti ai compagni. Dimostrazione ne è stata la doppia esultanza su due interventi importanti a fine partita, o la lunga chiacchierata con Jovetic all’uscita dal campo, quando il montenegrino sembrava piuttosto adirato ed è invece uscito salutando degnamente Palacio e gli applausi del pubblico interista. L’Inter è diventata improvvisamente solida, cinica e cattiva: proprio come il nuovo faro del suo centrocampo. Magari non esaltante esteticamente, di certo non è Pirlo e non è nemmeno un mostro di simpatica: esattamente come chi vince, proprio come questa Inter di inizio stagione.
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