Marcelo Brozovic è arrivato all’Inter con enormi referenze, cercato da club di livello europeo come Lione, Milan ed Arsenal. Alla fine ha scelto l’Inter, che ha versato alla Dinamo Zagabria 3 milioni subito per il prestito oneroso più altri 5 per il riscatto obbligatorio. 8 milioni mai giustificati, o quasi, dalle prestazioni del croato.
Il curriculum col quale si era presentato è di tutto rispetto: presente ai Campionati del Mondo in Brasile, col debutto proprio contro i verdeoro nella prima gara dei Mondiali. Un girone intero di Champions League disputato con l’ex club della Dinamo Zagabria per un totale di 150 presenze e 20 reti da professionista, di cui 26 nelle coppe europee e 12 in Nazionale con due reti. Non male per un 22enne che aveva iniziato bene all’Inter con ottime prestazioni contro Palermo ed Atalanta, prima di calare vistosamente. Un gol nell’ultima di campionato dello scorso anno contro l’Empoli, prime due da titolare quest’anno fino all’arrivo di Felipe Melo che lo ha rispedito in panchina. Questa sera contro il Verona un’altra chance, ma a gennaio si parla insistentemente di un suo addio col Lione ma non solo pronti a portarsi via il talento croato. L’evidente sfiducia in se steso si evince in ogni sua giocata, con errori grossolani per un giocatore delle sue potenzialità e per le referenze con le quali era sbarcato a Milano. La collocazione tattica, una pura mezzala, ben si adatta all’attuale sistema di gioco del tecnico Mancini: il problema è dunque da ricercarsi esclusivamente nelle doti caratteriali del ragazzo. Come noto, vestire la maglia nerazzurra, in particolar modo a San Siro, non è per tutti.
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