C’è una domanda che mi sento spesso rivolgere: ma come mai sei così interista? Io li guardo, ormai ci sono abituata, e con gli occhi che mi brillano rispondo: due sono i motivi principali, mio papà e Ronaldo, il Fenomeno. E su quest’ultimo mi soffermo in questa occasione, speciale anche per lui
GENERAZIONE R9 – Sì, perché anche io faccio parte di quella numerosissima generazione di interisti battezzati da R9. Il Fenomeno arrivato dal Barcellona, uno dei giocatori più pagati dell’epoca, un alieno. Tutti ne parlano, tutti lo vorrebbero nella loro squadra. Ne raccontano le gesta, come se si parlasse di un Supereroe. Ai tempi avevo solo dieci anni, non sapevo quanto quei racconti fossero veritieri. Ma ci ho messo poco a capire. Anzi, pochissimo. Quando parlo di Ronaldo mi piace suddividere idealmente la sua storia in tre parti: quello che è stato, quello che ha deciso di non essere e quello che sarà per sempre.
QUELLO CHE E’ STATO – Tutto quello che ricordo è mio papà davanti alla TV, felice come un bambino davanti a quel giocatore meraviglioso che in campo non correva, volava! Io mi fermo, guardo Ronaldo, rimango un attimo incredula e chiedo a papà: ma come fa a correre così tanto e fare quelle cose con la palla? E in quel momento ho capito anche un’altra cosa, chi dice che il colpo di fulmine non esiste probabilmente non ha mai visto giocare il Fenomeno brasiliano. Perché io è così che sono rimasta, fulminata! Quasi come se avessi avuto una visione celestiale. E quindi è facile capire cosa è stato Ronaldo per me, un colpo al cuore. Il mio primo idolo, il mio primo amore sportivo.
QUELLO CHE HA DECISO DI NON ESSERE – La storia di Ronaldo presenta tantissimi alti, come testimoniano i due Palloni d’Oro vinti, ma anche molti bassi che purtroppo hanno prepotentemente segnato la sua carriera. Il Fenomeno in campo faceva quello che voleva, nessuno riusciva a fermarlo. Tranne quel maledetto ginocchio, era lui il suo avversario principale. Quel ginocchio che troppo spesso ha ceduto, che lo ha torturato e nonostante tutto non gli ha impedito di essere quello che è stato. E’ anche per questo motivo che Ronaldo è sempre stato il più coccolato da tutti, tifosi società e compagni di squadra. Javier Zanetti, per omaggiare il suo ritorno in campo dopo l’ennesimo infortunio, decise addirittura di cedergli simbolicamente la sua fascia da Capitano. Un rapporto unico quello tra il brasiliano e la sua tifoseria. Niente avrebbe potuto scalfirlo. Ma il calcio è bello perché imprevedibile, e così Ronaldo un giorno decide di tornare a giocare in Italia (dopo essere stato al Real Madrid). Sull’altra sponda del Naviglio. Al Milan. Eterna rivale della sua ex squadra, quella dove un tifoso nerazzurro non vorrebbe mai vedere il suo idolo. Teoricamente non ci sarebbe nulla di sconvolgente, la storia di Inter e Milan racconta numerosi casi di ex giocatori dell’una o dell’altra squadra che decidono di “tradire”. Ma lui non era uno qualunque, lui era quello che aveva fatto innamorare un’intera tifoseria. Quella nerazzurra appunto, che adesso non aspettava altro che il derby per avere una piccola rivincita. Il derby è quello dell’11 marzo 2007, l’Inter gioca “in casa” e quindi gli interisti allo stadio sono in maggioranza. Ronaldo è fischiatissimo. Ma ancora la partita deve iniziare, e il bello deve ancora venire. Il Milan passa in vantaggio con una prodezza proprio del Fenomeno, che non contento si porta le mani alle orecchie ed esulta sbeffeggiante all’indirizzo dei suoi ex tifosi. E’ in quel preciso momento che Ronaldo ha deciso di non essere un idolo indiscusso. Noi tifosi non meritavamo quella cafonata e non se lo meritava nemmeno la società, nella persona del Presidente Moratti, che lo ha sempre trattato come un figlio. Un colpo all’anima, che io personalmente non ho mai digerito. Ma c’è una cosa che ricordo con piacere di quel derby, lui ha perso e noi abbiamo vinto. E quindi, alla fine, è andata bene. Ma quella macchia resta, indelebile e indimenticabile come le prodezze che me lo hanno fatto tanto amare.
QUELLO CHE SARA’ PER SEMPRE – E dunque, come tutte le storie d’amore che si rispettino, anche quella tra Ronaldo e gli interisti è fatta di amore e odio. C’è chi ancora lo mette giustamente sul gradino più alto del podio e c’è chi lo ha sostituito con altri grandi campioni della recente storia nerazzurra. Ma di una cosa sono assolutamente certa, non esiste e mai esisterà nessun tifoso in grado di rimuovere Ronaldo dai suoi ricordi. Nemmeno il più rancoroso, nessuno riuscirà mai a dimenticare quel ragazzo brasiliano che nella notte di Parigi ci regalò la Coppa UEFA. E tanti altri trofei avrebbe potuto regalarci. Ma Ronnie, talento smisurato a parte, aveva un dono che pochi giocatori hanno: regalava emozioni. Belle, brutte, comunque intense. Lui era una centrifuga di emozioni, ti rubava il cuore.
Era, e sarà per sempre, Luis Nazario da Lima Ronaldo. IL FENOMENO, unico e inimitabile.
Buon compleanno, Campione. E perdona il ritardo di ventiquattro ore, ma ti ho sempre aspettato io. Per una volta puoi aspettare anche tu.
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