Felipe Melo: “Io lotto per la squadra. Mancini mi ha voluto perché…” Leggi la notizia completa qui: http://ift.tt/1KH2VS5 Crescenzo Greco

felipe melo

Felipe Melo è sicuramente l’uomo copertina dell’Inter. Il centrocampista brasiliano è stato fortemente voluto da Roberto Mancini. Melo, in un’intervista rilasciata a Globo Esporte ha parlato del suo rapporto con il tecnico nerazzurro e del suo arrivo all’Inter. Ecco le sue parole

DESTINO – «In passato ho giocato prima per la Fiorentina e poi nella Juventus. In questi club sono cresciuto molto come giocatore e uomo, poi sono andato al Galatasaray, dove ho incontrato Mancini. Abbiamo vinto diversi titoli insieme e ottenuto questa buona amicizia, costruita sulle vittorie. Ora, Mancini mi ha voluto qui e mi ha chiamato. Per me è stata una cosa molto importante. Il mio rapporto con l’Inter è iniziato quando giocavo con la Fiorentina fin dai tempi di Mourinho. Sono stato molto vicino a chiudere con l’Inter circa tre, quattro volte, tutto pronto, mancava solo la firma sui contatti, ma alla fine sono andato alla Juventus. Non era ancora tempo. Non era parte del piano di Dio. Ora è il momento».

LOTTATORE – «Io corro per tutto il campo, lotto, questa è la mia forza. Io do tutto per il club che mette il pane quotidiano sul mio tavolo, solo così sono me stesso. Io sono un ragazzo che ha sempre combattuto, rincorso ogni pallon. Questo influisce sui miei compagni e anche sui tifosi che, quando vede che la squadra sta lottando, va di pari passo. Deve essere una cosa reciproca, e sono felice di fare il mio lavoro e di rendere felici i tifosi».

MEDEL – «Ora ci saranno più morsi. Siamo due a farci sentire (ride). Medel è un giocatore molto forte in difesa, tatticamente saggio. Io sono venuto qui per aiutare. In questo modo finiscono per chiamarmi capitano così, ma questo è per i tifosi. Io e Medel siamo impegnati a fare il nostro lavoro, lottando sul campo. facendo il lavoro sporco per Icardi, Jovetic, Perisic e quando si ha la possibilità di segnare un gol non ci tiriamo indietro».

COMANDANTE – «Così mi chiamano i tifosi. Lo fanno perché sono un giocatore da battaglia, che cerca sempre di aiutare. Il comandante è colui che gioca per la squadra, lotta per la squadra».

MANCINI – «Lui conosce le mie virtù e le qualità, la gente parla molto di Felipe guerriero, ma chi sa di calcio sa che ho anche altre qualità. Non potrò mai essere un numero 10, ma Dio mi ha dato un buon passaggio. Io sono un giocatore che può rubare una palla. Questo è quello che mi ha chiesto Mancini. Importante è anche il gruppo. Ecco, questo è quello che mi ha chiesto Mancini: fare gruppo».

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