Stankovic: “Ecco cosa mi disse Mourinho all’arrivo. Il Triplete…” Leggi la notizia completa qui: http://ift.tt/1KGlQja Alessandro Basta

Stankovic

Nella lunghissima intervista rilasciata ai microfoni di “Inter Channel”, Dejan Stankovic si è soffermato a lungo anche sul rapporto con Josè Mourinho e il Triplete conquistato sul campo. Riviviamo quei fantastici momenti attraverso il racconto di uno dei protagonisti. Di seguito le dichiarazioni

IL RAPPORTO CON MOURINHO«Nella sessione di calciomercato in cui arrivò Mourinho, i giornali mi mandavano via ogni giorno. Il presidente aveva fatto la sua scelta, via Mancini e Mihajlovic e tutti pensavano andassi via anch’io. Io ero in America, ho fatto un po’ di telefonate. Mi hanno detto: aspettiamo José. Il 16 luglio Josè mi ferma e mi dice: aspettavo te. Ho pensato: ecco ora mi comunica che devo fare le valigie. E lui invece mi prende e mi dice: voglio Lampard ma è difficile, tu sarai la mia scommessa, voglio scommettere su di te. Non mi interessa che sei amico di Roberto, chi dice che non possiamo diventare amici in tre mesi. Con quel discorso José mi ha comprato per tutta la vita. Poi si è visto il rapporto di José con tutti, lui tirava fuori l’ultima goccia di sudore da ognuno, tu riuscivi a giocare sempre meglio dando ogni goccia che avevi. Non riesco nemmeno a spiegarlo».

E POI ARRIVO’ IL TRIPLETE«Mou era carico a mille, fece una nuova spina dorsale con Lucio, Thiago, Wesley e Milito. Poi c’era la grande esperienza di Eto’o, con la sua abitudine a vincere. Arrivò anche Pandev. Il derby vinto per 4-0? Wes arrivò il giorno prima e giocò alla grande ma facemmo un calcio stupendo e tutti quelli che avevano parlato dopo la Supercoppa e il Bari si sono calmati. Contro la Dinamo Kiev al 95′ eravamo fuori, lì si è visto l’orgoglio e la voglia di non mollare. Un grosso pezzo di Champions è nato a Kiev. Nell’intervallo non avevo mai visto José così arrabbiato, ha sfondato il lettino dei massaggi e ha detto: “Voglio uscire perché ci battono, perché sono più forti, non così”. Agli ottavi abbiamo affrontato una grande squadra contro il Chelsea. All’andata così così, potevamo fare meglio, ma al ritorno…Il Cska Mosca era sottovalutato ma pericoloso. Se l’avessimo sottovalutato rischiavamo. Col Barcellona era praticamente una finale, era troppo difficile battere quel Barcellona e noi l’abbiamo fatto. Alzare la Champions è l’apice di una carriera, solo chi può alzare la Coppa del Mondo può capire. Ma perché non ha la possibilità di vincere un Mondiale la Champions è il top».

L’ADDIO AL CALCIO«Solo chi le vive può capire l’emozione: ho dovuto rivedere le scene. Non mi ricordavo gli striscioni, c’erano i miei gol sul maxischermo, non ho visto neanche mia moglie. Ero davvero in trance. Non smetterò mai di ringraziare il presidente Moratti e la sua famiglia per l’opportunità di difendere questi colori con orgoglio, di vestire questa maglia. Moratti è un simbolo per ogni giocatore che abbia vestito questa maglia».

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