Mancini, il cambio di modulo e il messaggio alla squadra Leggi la notizia completa qui: http://ift.tt/1jBpjql Giulio Di Cienzo

Mancini

Nell’analizzare la sconfitta con la Fiorentina si è parlato molto anche di questioni tattiche. Andando oltre le scelte di Mancini, il fatto di aver cambiato modulo proprio in una partita simile evidenzia una tendenza inaspettata: l’Inter si è adattata al suo avversario

Escludendo il risultato finale, i primi venti minuti, le papere di Handanovic e quisquilie varie, la cosa più sorprendente di Inter-Fiorentina è stata l’idea tattica di Roberto Mancini. Per la prima volta in stagione, escludendo eventi tipo l’amichevole col Lecco, l’allenatore ha scelto di affrontare la gara con la difesa a tre praticamente dall’inizio. Una scelta precisa che ha degli spunti di interesse.

Inter-Fiorentina non era una partita facile. Prima contro seconda, ok, ma a parte i punti la squadra di Sousa ha uno stile di gioco ben definito, particolare e visto che siamo all’inizio del campionato non così semplice da decifrare e smontare. Un po’ come poteva essere la prima Roma di Garcia, non a caso vittoriosa a San Siro pure quella.

Mancini ha preparato la partita di conseguenza in modo particolare. La scelta del modulo non è casuale: l’Inter si è schierata a specchio rispetto alla Fiorentina per cercare di non soffrirne i punti di forza. Piano chiaramente naufragato, ma l’idea resta. Contro il Verona il modulo era stato provato, ma era una scelta conservativa, fatta a partita in corso per favorire il palleggio contro una squadra molto difensiva come impostazione e senza attaccanti di ruolo. Il 3-5-2 di domenica nasce per adattarsi all’avversario e cercare di colpirlo.

Questo punto va sottolineato ed evidenziato. L’ultima volta che l’Inter ha deciso di operare un simile stravolgimento tattico per affrontare una singola partita a spanne è stato ai tempi di Stramaccioni, quando ad ogni partita c’era un cambiamento per adattarsi agli avversari. Questo non vuol dire che Stramaccioni sia Mancini o peggio il contrario, ma aiuta a mettere la cosa in prospettiva. Se Mancini avesse portato a casa i tre punti sarebbe stato probabilmente incensato per la sua genialità, come del resto accadde a Stramaccioni per la vittoria allo Juventus Stadium. Ma questa Inter ha bisogno di adattarsi o di trovare un’identità? Una singola partita non conta molto, me ne rendo conto. Il messaggio però rimane, pur se in sottofondo.

L’Inter di Mancini è nata questa estate, perché l’anno scorso gli uomini li avevano scelti altri. In più molti giocatori sono arrivati o se ne sono andati a fine mercato rendendo di fatto gran parte del lavoro estivo inutile, almeno dal punto di vista tattico.

Una cosa che di sicuro serve all’ambiente nerazzurro è costruire un’identità di squadra, che passa anche per un disegno tattico riconoscibile. Nelle prime due gare con Atalanta e Carpi Mancini non aveva ancora la rosa definitiva e si è letto spesso che avrebbe iniziato a lavorare sulla sua squadra solo dopo la chiusura del mercato. Anche la strana scelta di schierare Perisic trequartista nel derby è stata giustificata con l’intento di non modificare un assetto conosciuto ai giocatori. Ma dopo tre gare l’allenatore ha deciso di stravolgere il suo lavoro, anche nelle basi impostate fin dallo scorso anno, per adattarsi alla Fiorentina. Vista così non sorprende
che la squadra abbia perso ogni riferimento.

C’è anche un elemento temporale da considerare. Mancini la partita con la Fiorentina ha dovuto prepararla, investendo tempo e quindi allenamenti per impostare praticamente da zero questo 3-5-2, che vedeva tra l’altro diversi giocatori in ruoli inediti. Non era meglio sfruttare lo stesso tempo per raffinare il modulo base? Quel lavoro che, per tornare sull’esempio di prima, non si era potuto fare prima della partita col Milan visto i tanti nuovi acquisti arrivati da poco?

Adattarsi all’avversario inoltre trasmette un messaggio di insicurezza di fondo: è come dire alla squadra che i punti di forza che hanno portato alle prime cinque vittorie non bastano e l’unico modo per andare oltre ed affrontare squadre di livello superiore è cambiare tutto. Si abbandonano i propri punti di forza, le proprie certezze.

Nessuno dice che l’Inter con la difesa a quattro e il solito modulo un po’ 4-3-3 un po’ 4-3-1-2 avrebbe vinto dominando e Handanovic avrebbe parato anche l’ossigeno. Però la squadra avrebbe mantenuto un’identità e continuato un processo di crescita e conoscenza reciproca, esplorando limiti e punti di forza di un sistema. Una sconfitta sarebbe servita magari per imparare qualcosa e lavorare in un certo senso all’interno di un progetto tattico continuo.

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