Quante critiche sull’Inter! E se Mancini facesse solo pretattica? Leggi la notizia completa qui: http://ift.tt /1N9VIAJ Andrea Turano

Mancini tre

La notizia del giorno è senza alcun dubbio il continuo vociferare sulla volontà di Mancini di utilizzare non solo la difesa tre, già tanto criticata, ma addirittura un modulo storicamente poco incline al mondo interista: un 3-4-3 talmente “particolare” che perfino i mazzarriani convinti si ribellano. Ma lo fanno a prescindere, senza aspettare le mosse ufficiali di Mancini. E questo non lo digerisco

IL 3-4-3 IPOTIZZATO – Facile prevedere critiche a priori quando la formazione ipotizzata è basata sul 3-4-3 seguente: Handanovic; Murillo, Ranocchia, Juan Jesus; Biabiany, Medel, Melo, Santon; Perisic, Icardi, Ljajic. La nuova idea tattica di Roberto Mancini sarà davvero questa? Probabile. Ma è probabile anche che non lo sarà. Anzi, quasi sicuramente non sarà questa, almeno in maniera rigida. Quindi, innanzitutto, la prima regola in questi casi è una sola: aspettare. Poi, casomai, criticare (od osannare, potrebbe succedere anche questo). Durante la settimana tutti si divertono a parlare, insinuare, provare a indovinare, ma alla fine la decisione finale spetta solo ed esclusivamente al tecnico. E si sa, anche se molti ancora non riescono ad ammetterlo, che Mancini è il mago della pretattica: se gli “esperti” dicono una cosa, nove volte su dieci lui ne fa esattamente un’altra. Chi era abituato alla formazione fissa di Walter Mazzarri, già scontata sia nel modulo sia negli undici elementi titolari, purtroppo (o per fortuna) deve rivedere le proprie “fonti”. Detto questo, non perché voglia fare anche io l’indovino, dubito che Mancini metta esattamente questo undici titolare, sia per l’assetto tattico sia per gli uomini indicati, ma tutto può essere.

CHE DIVENTA 4-2-3-1 – Analizzando nel dettaglio l’undici ipotizzato, ciò che “stona” potrebbe essere la contemporanea presenza di cinque difensori (compreso Gary Medel) e quattro attaccanti (compreso Jonathan Biabiany), con il solo Felipe Melo centrocampista puro, anche se ha già dimostrato di poter giocare in difesa. Però è anche vero che un 3-4-3 impostato così potrebbe diventare qualsiasi altro modulo a partita in corso: in particolare, con l’arretramento e spostamento di Davide Santon sulla corsia destra di difesa, e l’innalzamento di Biabiany sulla trequarti, si realizzerebbe un 4-2-3-1 di ottima fattura, almeno sulla carta. Proprio la presenza di Santon è significativa: se al suo posto ci fosse Alex Telles, questa modifica in corso non sarebbe così attuabile. Juan Jesus scalerebbe nel ruolo di terzino sinistro, si istituirebbe la “doppia M” in mediana – con Medel prepotentemente di ritorno a centrocampo -, e Adem Ljajic agirebbe alle spalle di Mauro Icardi. E Ivan Perisic, da ala sinistra, troverebbe la sua zolla preferita. Si ritornerebbe alla tanto richiesta difesa a quattro, con Andrea Ranocchia e Jeison Murillo coppia centrale. Mica male, no? Qualità, quantità, equilibrio, velocità, potenza: c’è tutto in questo undici. Che tra l’altro, essendo veramente camaleontico (mi scuserà mister Claudio Ranieri per questa citazione), potrebbe trasformarsi in tutto: rombo, albero di Natale, semplice 4-4-2 lineare, la qualunque con la difesa a tre/cinque e chi più ne ha più ne metta.

IL SENSO DELLA DIFESA A TRE – Senza voler dar peso ai numeri, visto che alla fine gli interpreti sarebbero gli stessi, la difesa a tre domenica contro la Sampdoria avrebbe comunque un senso. E stavolta non solo per adattarsi al gioco avversario. A Genova l’Inter andrà senza un leader difensivo: Joao Miranda è squalificato, mentre Nemanja Vidic oltre a essere infortunato, non è neanche in lista. E quindi? Quindi abbandonare per una settimana la difesa a quattro per testare quella a tre non sarebbe follia. Il boom di Telles sulla fascia sinistra fa combaciare il ritorno in campo di Juan Jesus nella posizione in cui finora ha fatto vedere le cose migliori, ovvero come terzo di sinistra. Il numero 5 brasiliano fino al derby ha fatto vedere ottime come in fase difensiva da terzino, ma forse non è il caso di rivedere le gerarchie questa settimana, mentre al centro nella difesa a quattro ha sempre sofferto. Idem Ranocchia, che a tre ha dimostrato spesso più sicurezza rispetto a quando ha giocato a quattro, soprattutto quando non guidato da un leader (solo in coppia con Walter Samuel ha fatto vedere il suo valore da centrale puro). E che dire di Murillo, che di ritorno dall’infortunio sicuramente gioverebbe molto della presenza di un difensore in più sulla sua linea di competenza e soprattutto di un doppio scudo, la già citata doppia M, a copertura dell’intero pacchetto arretrato.

BUON LAVORO, MANCIO – Troppe parole, forse molte anche inutili, a partire dalle mie. Tanti numeri, anzi troppi. E quanti moduli: non se ne può più, ogni giorno ne esce uno nuovo. Eppure tutti si re-inventano allenatori, soprattutto quando c’è da sparare a zero su chi siede sulla panchina dell’Inter. Ma finché le critiche arrivano dall’esterno, lo posso accettare. Quando arrivano dall’interno, ovvero dagli stessi tifosi nerazzurri, la cosa mi fa storcere il naso. Il messaggio che voglio mandare ai tifosi dell’Inter è il seguente: fermiamo le polemiche e le critiche prima di vedere cosa succederà domenica a Genova. Dopo i 90′ di Sampdoria-Inter, tutto è lecito. Che siano critiche, pesanti o meno, che siano complimenti, poco importa. Adesso lasciamo lavorare Mancini e soprattutto la squadra, che ancora deve trovare il giusto affiatamento: troppe facce nuove, ma praticamente tutte di livello medio-alto. Ci sarà il tempo per il bel gioco, per la difesa a quattro, per quella a tre, due, uno… e zero. Zero, come i punti fatti a San Siro contro la Fiorentina: bisogna solo evitare un’altra brutta figura, che è arrivata a prescindere dal modulo, come quella di domenica scorsa. Quindi, finché i numeri (15 punti e primato in classifica) stanno dalla nostra parte e da quella di Mancini, almeno noi interisti non facciamo il “loro” gioco. Buon lavoro, Mancio. E soprattutto, buona fortuna: ti servirà.

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