Quando lo stile british non basta più: il Mancini furioso Leggi la notizia completa qui: http://ift.tt/1NkMhia Viviana Campiti

Mancini ira

Ormai quasi un anno fa, precisamente nel novembre 2014, faceva il suo ritorno all’Inter Roberto Mancini. Fiumi e fiumi di inchiostro si sono sprecati per raccontare la sua nuova indole: pacata, serena, british. Una cosa del tutto nuova per chi aveva ancora fresco il ricordo del primo Mancini nerazzurro o, meglio ancora, del Mancini calciatore. Ma si sa, non tutto è destinato a durare in eterno.

BENTORNATO MISTER – È il 14 novembre 2014 quando Erick Thohir piazza il primo e vero colpo di scena della sua storia nerazzurra: via Walter Mazzarri, dentro Roberto Mancini. I tifosi interisti, inutile nasconderlo, aspettavano quel momento con trepidazione. La scintilla con l’allenatore toscano non era mai scoccata e il cambio della guardia sembrava ormai l’unica soluzione. Bene, detto fatto. L’accoglienza per il Mancio non poteva che essere trionfante. Vuoi perché il suo passato nerazzurro è pieno di bei ricordi, vuoi perché i tifosi in quel preciso momento storico avevano particolarmente bisogno di una decisa inversione di rotta. Meglio ancora se inaspettata. Insomma, una classica mossa alla Moratti. Come qualcuno l’ha sapientemente ribattezzata.

CAOS CALMO – Mancini prende in mano una squadra depressa, sull’orlo di una crisi di nervi, reduce da un pareggio casalingo contro l’Hellas Verona bagnato dalla pioggia e da lacrime di amarezza. Non è un momento semplice, e il tecnico di Jesi lo sa. Ma di certo non si dimostra spaventato o scoraggiato. Anzi, tutt’altro. Ciò che colpisce maggiormente è la sua calma, la sua pacatezza, la sua espressione rilassata. Intorno a lui c’è il caos, ma questo non lo scompone. Alla sua prima conferenza della sua seconda vita nerazzurra si dimostra subito poco incline alla polemica. Un giornalista gli rivolge la canonica domanda su “Calciopoli“, ma lui dribbla elegantemente proprio come faceva da calciatore. E non perde l’occasione per sottolineare come in Inghilterra si pensasse molto di più al campo, e molto meno alle questioni extra calcistiche. Cosa che ripeterà numerose volte in altre sue interviste. Il suo atteggiamento di distacco dal modo di affrontare l’argomento calcio in Italia balza subito agli occhi di giornalisti, opinionisti e tifosi. E infatti se ne farà un gran parlare.

ANIMA BRITISHChe fine ha fatto il vecchio Mancini? È questa la domanda che tutti sembrano porsi. Dov’è andato a finire il suo carattere focoso? E il Mancini che urla in faccia ai suoi tifosi dopo la pazza rimonta contro la Sampdoria? O quello che duella in diretta TV contro Franco Ordine? Di comune al vecchio Mancini sembra essere rimasta solo la famosa sciarpa al collo, quella non manca nemmeno al suo esordio. E non un esordio qualunque, bensì il derby della Madonnina. Le sue interviste post-match sono brevi, chiare, senza tanti fronzoli. Mai una polemica, mai la tentazione di parlare di errori arbitrali. Un atteggiamento british, sentenziano gli esperti, figlio della sua esperienza in Premier League alla guida del Manchester City. E in effetti sembra realmente essere così, l’esperienza (e l’età, come spesso ha sottolineato lo stesso Mancini) lo hanno reso più maturo. Questo inedito lato zen dell’allenatore marchigiano sembra preoccupare eccessivamente i media. Come farà a dare una scossa alla squadra? Si farà ascoltare dai suoi giocatori? Riuscirà a trasmettere la giusta grinta? Quasi come se quello che mostrasse davanti alle telecamere gli impedisse di essere autoritario nello spogliatoio. Ma da sempre l’Italia calcistica ama la polemica, ed ecco che Mancini accontenta chi aspettava una sua sfuriata. Osvaldo affronta Icardi a muso duro durante Juventus-Inter, colpa di un eccessivo impeto di egoismo del numero 9 nerazzurro. Qualche giorno dopo l’attaccante oriundo viene messo fuori rosa. Si vocifera che abbia alzato la voce con il suo allenatore, pagandone così le conseguenze. Stai a vedere che l’incantesimo inglese inizia a svanire?

ALTA TENSIONE – Dunque la tensione inizia a salire, ma è ancora troppo poco. Mancini non è nuovo ai litigi interni con i suoi giocatori (Tevez e Balotelli, solo per citarne alcuni). Ci vorrebbe qualcosa di più per sancire definitivamente il ritorno alle origini. Ma ormai la stagione è andata, le critiche sono sempre le stesse, la squadra tenta di rialzarsi ma ricade subito nei soliti errori. Bisogna aspettare la nuova stagione, quella in cui Mancini avrà a disposizione una squadra basata interamente ed esclusivamente sulle sue scelte. A quel punto sì che ci si può scatenare. Il mercato estivo porta in dote esclusioni eccellenti e acquisti altrettanto eccellenti. Il Mancio si comporta da allenatore/manager, pretende dieci acquisti e dieci acquisti ottiene. Adesso sì che non ha più scuse, lo attendono tutti al varco. Pronti via, la squadra vince cinque partite su cinque ma non va bene. Gioca male, Perisic è fuori ruolo, Kondogbia è fuori forma e Melo è fuori di testa. Arriva la prima bruciante sconfitta, quella contro la Fiorentina. Quella che ha scatenato più polemiche. Quella che ha scatenato la furia Mancini. Ecco dunque che l’uomo pacato e rilassato che abbiamo visto all’inizio del suo secondo mandato nerazzurro esce definitivamente di scena. Quello che si presenta nella conferenza che precede la delicata sfida di Marassi contro la Sampdoria è il nuovo vecchio Mancini. Teso in volto, agguerrito, incalzante. Ne ha per tutti, per ex calciatori adesso opinionisti che rilasciano dubbie dichiarazioni nei salotti sportivi. Per i giornalisti che a casa non riguardano le partite, che pretendono di capirci più di lui e che dovrebbero giocare al fantacalcio piuttosto che ipotizzare fantomatiche formazioni da suggerirgli. Per chi ha sempre da criticare, anche e soprattutto quando si vince. Per chi deve sempre ʺscrivere, scrivere e scrivereʺ. Una vera e propria conferenza al veleno, irriverente e sfrontata. Proprio come quella che nel 2008 aveva portato alla rottura tra lui e Moratti. Ma adesso è un’altra storia, un’altra Inter, un altro Mancini. Forse più zen, è vero. Ma sempre pronto a sfoderare tacchi velenosi, qualora lo stile british non dovesse più bastare.

Bentornato, Mancio furioso. Ci sei mancato.

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