Quando José Mourinho parla del suo passato in Italia non lo fa mai in maniera banale, va dritto al punto e colpisce. Quasi sempre andando a segno. Ha fatto molto discutere oggi un estratto della sua autobiografia, in cui lo Special One svela un particolare molto interessante della sua esperienza all’Inter
MAI IMPREPARATO − «In quella stagione ci furono molti errori da parte degli arbitri nei nostri confronti. Per sopperire a questi problemi facevo allenare la squadra 11 contro 10 in modo da farci trovare preparati in caso di un’espulsione di uno dei nostri giocatori. Purtroppo dimenticai di provare anche 11 contro 9 e puntualmente questa cosa capitò nel match contro la Sampdoria, dove ci vennero buttati fuori due giocatori». L’annata alla quale si riferisce l’allenatore portoghese è ovviamente quella trionfante del 2010, in cui la sua Inter conquisto l’ambito Triplete. I tifosi nerazzurri ricorderanno alla perfezione tutte le emozioni di quella stagione, ma quali sono le partite indimenticabili che l’Inter si trovò a giocare in 10 o 9 uomini? Ne possiamo citare tre in particolare.
INTER-SAMPDORIA – La partita che cita José Mourinho stesso nella sua autobiografia. E lo fa per una ragione ben precisa. Inter-Sampdoria è stata infatti una partita surreale. Clima incandescente, sia sugli spalti dove il pubblico di fede interista improvvisa una panolada con i fazzoletti bianchi e sia in campo dove si sono viste tante risse e poco calcio. L’Inter termina la prima frazione di gara in 9 uomini contro 11. Tagliavento, l’arbitro della sfida, espelle prima Walter Samuel (rosso diretto) e poi Ivan Cordoba (doppio giallo). L’Inter resiste per oltre 40 minuti con due uomini in meno, successivamente arriva un’espulsione anche per la Sampdoria (Pazzini). La squadra di Mourinho, tallonata dalla Roma seconda in classifica, riesce comunque a non soccombere e Samuel Eto’o spreca l’occasione che avrebbe regalato all’Inter una clamorosa vittoria. Finirà 0-0, tra tante polemiche. Il manifesto di quella serata è sicuramente il ben noto gesto delle manette mimato da uno scatenatissimo Mourinho in panchina.
INTER-MILAN – Il derby dei sogni. La serata che qualsiasi tifoso interista vorrebbe rivivere dal primo all’ultimo minuto. Succede di tutto, Diego Milito segna il gol del vantaggio a dieci minuti dall’inizio della partita sfruttando un errore della difesa rossonera. Più o meno alla mezz’ora del primo tempo viene espulso Wesley Sneijder, che rivolge un applauso irriguardoso nei confronti dell’arbitro Rocchi. L’Inter si ritrova in 10 uomini praticamente per tutta la partita, ma non è finita qui. Mourinho chiama un cambio, è Goran Pandev il prescelto. Maicon però riesce a procurarsi una punizione e l’allenatore portoghese decide di rinviare il cambio, urlando a Pandev di batterla lui. Il macedone tira e lascia sul posto Dida, portando la squadra nerazzurra sul 2-0. Mou impazzisce di gioia urlando a gran voce: «L’ho tirata io, l’ho tirata io!». Come se non bastasse, viene espulso anche Lucio sul finale di partita (doppio giallo) per tocco di mano in area. Si presenta Ronaldinho sul dischetto ma qualcuno quella sera aveva deciso che sarebbe stato il derby perfetto, e infatti Julio Cesar vola e nega il gol con il quale il Milan avrebbe accorciato le distanze a 5 minuti dalla fine della partita. San Siro esplode e lo Special One ne approfitta per fare il suo consueto show: alza le braccia al cielo e invita il pubblico all’ovazione. «Potevamo perdere solo in sei, in sette l’avremmo comunque vinta» avrebbe dichiarato il portoghese a fine partita.
BARCELLONA-INTER – Indicata da tutti come la partita da non far mai vedere nelle scuole calcio, come se difendere in 10 uomini al Camp Nou il 3-1 dell’andata, di fronte alla squadra più forte del mondo, fosse la vergogna delle vergogne. Ma chi quella partita l’ha vissuta davvero, dallo stadio o da casa, sa che rimarrà per sempre l’emblema della forza di quella Inter. Semifinale di Champions League, stadio gremito in ogni ordine di posto, Barcellona pronto a vendere cara la pelle pur di arrivare in finale al Bernabeu, lo stadio degli eterni rivali. Volevano fare la Remuntada, i catalani, e per poco non ci riuscivano pure. Ma non avevano fatto i conti con l’Inter, pronta a difendere con le unghie e con i denti quel posto in finale che attendeva da troppi anni. La squadra nerazzurra soffre subito la pressione blaugrana, riuscendo comunque a non correre eccessivi rischi. Ma alla mezz’ora del primo tempo arriva la svolta della partita, Thiago Motta allarga il braccio e Busquets simula una manata in faccia. L’arbitro espelle il numero 8 nerazzurro, lasciando la squadra di Mourinho in inferiorità numerica nell’inferno del Camp Nou. Ma è proprio in quel momento che prende forma la leggenda nerazzurra, 10 uomini uniti e imperforabili che fanno da scudo umano agli attacchi dei campioni d’Europa in carica. Julio Cesar compie probabilmente la parata della sua vita su un tiro chirurgico di Messi. Bojan va vicinissimo al vantaggio, che arriva qualche minuto dopo con un gol di Piquè, viziato però dal fuorigioco. A quel punto diventa un vero e proprio assalto, lo stadio è una bolgia e i minuti che separano l’Inter dalla finale sono pochissimi ma sembrano non trascorrere mai. Il Barcellona segna il 2-0, ma l’arbitro si accorge di un tocco di mano di Yaya Touré e annulla il gol. Quella sera l’Inter fu eroica e riuscì a raggiungere la tanto desiderata finale di Madrid, che poi vincerà battendo il Bayern Monaco di Van Gaal. Dirà uno stremato ed emozionato José Mourinho a fine partita: «La sconfitta più bella della mia vita». Anche per noi José, anche per noi.
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