Lungo le pagine del “Corriere della Sera” Mancini si è aperto riguardo svariati argomenti fra cui il solito Balotelli, un futuro in Nazionale e la differente visione del calcio fra estero ed Italia. Ma non ha mancato di dire la sua più dettagliatamente su alcuni giocatori in rosa.
A 360° – Mancini è un libro aperto e parla di quanto sia stato concreto l’arrivo di Balotelli: “In realtà mi ha mandato lui un sms. Gli ho risposto se fosse pronto. Sono felice sia tornato in Italia, gli voglio bene“. Sulla Nazionale, vicina nel post-Prandelli: “Un giorno sarebbe bello, anche se preferisco il lavoro quotidiano. Non credo però di allenare quanto il Trap, troppo stressante la vita da allenatore“. La differenza tra Thohir e Moratti: “Quest’ultimo era il classico Presidente all’italiana, presente agli allenamenti e vicino alla squadra. Thohir è più lontano ma ci sentiamo spesso. In Inghilterra il tecnico si occupa di tutto, mai visti dirigenti al centro sportivo“.
I SINGOLI – Su Kondogbia: “Serve tempo, il calco italiano è duro. Lo fu per Zico, Zidane e Van Basten che volevano dare alla mia Samp per Vialli. Mi ricorda più Vierira che Yaya Touré, di lui ne esiste solo uno“. Capitolo Ljajic: “Come tutti i talenti slavi fatica a dare qualcosa in più, ha qualità straordinarie ma dipenderà più da lui che da me, il suo impiego futuro“. Infine sull’eterno enigma chiamato Guarin: “A volte fa errori grossolani, ma è un ottimo giocatore. Serve equilibrio, non può essere un giorno brocco e quello dopo fenomeno“.
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