È opinione comune, fra giornali e TV, che l’Inter sia sprofondata nel caos più totale, fra risultati che non arrivano, bilancio in forte passivo e altri problemi più o meno gravi. Ma è proprio così oppure si tratta di esagerazioni ben lontane dalla realtà? Ecco un’analisi di tre categorie fondamentali (manca il gioco, in quanto dato più che altro soggettivo) che fanno capire come ci sia ancora qualcosa da migliorare, ma con dei passi avanti già evidenti rispetto alle passate stagioni.
RISULTATI – Alzi la mano chi, il giorno in cui è iniziato il campionato (22 agosto), avrebbe firmato per vedere due mesi dopo una classifica con l’Inter seconda a un punto dalla vetta, il derby vinto e due rivali come Juventus e Milan distanziate di otto e sette punti. Probabilmente il 99% dei tifosi nerazzurri avrebbe ritenuto questa situazione anche superiore alle proprie aspettative, visto che la stagione era iniziata con tante incognite, una rosa non completa e le sconfitte in amichevole che avevano fatto partire processi fin da luglio. Vero, è ancora presto per fare proiezioni su come potrà svilupparsi il resto del campionato, però rivedere l’Inter così vicina alla testa della classifica, cosa che non accadeva da novembre 2012, non può che essere una cosa positiva, a prescindere dalle tante critiche e dalle tante cose da correggere (che ci sono ancora). L’obiettivo principale di questa stagione, è bene ricordarlo, non è vincere il titolo bensì riconquistare un posto in Champions League, perciò il piazzamento minimo da ottenere è il terzo, a differenza di altre formazioni al momento nella seconda metà della graduatoria per cui anche il secondo posto sarebbe un fallimento. Eppure, anche durante la striscia di cinque successi consecutivi iniziali, c’era sempre qualcosa da ridire: sul gioco, sui pochi gol segnati, sul modulo, sul mancato utilizzo di certi giocatori, su Kondogbia pagato troppo (peraltro il bilancio ha dimostrato come non sia stato pagato 40 milioni ma 31…), sulle vittorie con un solo gol di scarto. Dopo la partita di domenica Roberto Mancini ha detto una cosa sacrosanta: “Basta parlare male dell’Inter“. Ecco, sarebbe anche ora di metterlo in pratica. Il punto contro la Juventus non è un cattivo risultato, a patto che sabato a Palermo si interrompa la mini-serie negativa e torni la vittoria, anche perché domenica ci sarà lo scontro diretto Fiorentina-Roma.
DIFESA – Uno dei miglioramenti più visibili dell’Inter di questa stagione riguarda il pacchetto arretrato: attualmente i nerazzurri sono la miglior difesa della Serie A, con sei reti subite al pari della Fiorentina. Prendere pochi gol dev’essere uno dei punti cardine di una squadra che vuole vincere o comunque raggiungere le principali posizioni di classifica, e nelle precedenti stagioni la difesa troppo spesso aveva combinato disastri costati caro: con Walter Mazzarri, nonostante il tecnico toscano schierasse quasi sempre cinque difensori, dopo otto giornate l’Inter aveva preso nove gol nel 2013 e dieci nel 2014, è pertanto evidente che rispetto agli anni scorsi la retroguardia stia dando risposte migliori sul campo, grazie al buon approccio di João Miranda (Fiorentina a parte) e Jeison Murillo ma soprattutto alla solidità di Gary Medel, impegnato spesso da centrale per le indisponibilità alternate dei due titolari (che hanno giocato assieme solo tre partite su otto prendendo un gol, altro dato da sottolineare) con ottimi risultati. Avere un assetto difensivo ben consolidato, evitando di riproporre l’azzardo della difesa a tre come o i passaggi corti al limite della propria area come contro la Fiorentina, non può che essere la chiave per continuare a ottenere buoni risultati, sperando che col passare delle settimane migliorino anche i numeri davanti.
ATTACCO – Ecco, se la difesa per ora sta dando buoni segnali non si può certo dire lo stesso dell’attacco, questo sì un problema da risolvere al più presto. Mauro Icardi, capocannoniere della scorsa stagione con ventidue centri, ha segnato solamente due volte, a Verona contro il Chievo e nella disfatta con la Fiorentina, risultando nelle ultime partite troppo fuori dal gioco e poco utile alla manovra. L’argentino ha risentito del problema fisico accusato nel riscaldamento contro l’Atalanta ma è innegabile che da uno come lui ci si aspetti molto di più, e nelle prossime partite dovrà essere decisivo. Stevan Jovetić ha fatto il suo, se non di più, ma una critica costruttiva che si può muovere al rendimento del montenegrino è che abbia catalizzato su di sé la quasi totalità del gioco offensivo, col risultato che senza le sue giocate mancavano soluzioni alternative per arrivare al tiro in porta. Da Palermo servirà dunque uno sviluppo del gioco che non contempli come unico schema “palla a Jovetić e speriamo che faccia gol” ma anche, per esempio, gli inserimenti senza palla dei centrocampisti, il gioco aereo, i tiri da fuori e un miglior utilizzo delle fasce, magari sfruttando di più la velocità di Ivan Perišić. L’Inter ha segnato otto gol in altrettante partite, troppo pochi: solo Bologna, Frosinone, Genoa e Verona hanno fatto peggio, è necessario trovare la porta più spesso.
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