Palermo-Inter: la kryptonite di Javier Zanetti Leggi la notizia completa qui: http://ift.tt/1PIz7fv Viviana Campiti

Zanetti

Javier Zanetti, ex capitano e attualmente vicepresidente nerazzurro, è entrato nella storia non solo per le sue vittorie ma anche per i suoi numerosi record. Tra questi, quello di essere stato il giocatore con più presenze consecutive tra Serie A e Champions League. Niente sembrava fermarlo, tranne lo stadio ″Renzo Barbera″ di Palermo.

PICCOLA SOSTA – È il settembre 2010, l’Inter arriva dalle ripagatissime fatiche del Triplete e in panchina non siede più José Mourinho ma Rafa Benitez. Non brillante l’inizio della sua Inter, gli uomini sembrano non averne più e Milito in particolare attraversa un momento negativo. La squadra nerazzurra giunge dunque al ″Renzo Barbera″ di Palermo con l’obbligo di fare punti, e così sara. Ci penserà Eto’o, inarrestabile per tutta la stagione, a regalare la prima vittoria in trasferta alla squadra di Benitez. Ancora oggi rimane quello l’ultimo trionfo dell’Inter a Palermo. Sembra andare finalmente tutto per il verso giusto, ma a fine partita giunge la notizia di Javier Zanetti in ospedale per un malore. Qualcuno si preoccupa eccessivamente, il capitano aveva giocato tutta la partita senza mostrare segni di sofferenza. In più appare indistruttibile agli occhi di tutti, quindi la notizia è di quelle che fa rumore. Dopo un’accurata analisi, che non mette in evidenza alcun problema, Pupi torna a Milano con la squadra. Al primo allenamento però Zanetti torna ad avere dolori e si reca a visita dal dottor Combi, il quale individua il problema: pneumotorace, causato probabilmente da una pallonata di Liverani e peggiorato a causa del viaggio in aereo. Nulla di grave, il polmone deve sgonfiarsi e dunque l’argentino starà fermo per qualche partita. Un evento quasi storico per ″El Tractor″, che non si fermava mai e quando lo faceva non era mai per infortunio.

CAMBIO GOMME – Nell’aprile del 2013, la partita contro il Palermo si dimostra ancora una volta fatale per Javier Zanetti. Questa volta però non è una cosa lieve. L’Inter è quella di Stramaccioni, sempre incerottata e che contava più giocatori in infermeria che in campo. La squadra rosanero, con un gol del solito Ilicic, condanna l’Inter alla tredicesima sconfitta in campionato. Oltre all’ennesimo tracollo della stagione i nerazzurri devono far fronte anche al grave infortunio occorso al capitano. A poco più di un quarto d’ora dal fischio d’inizio Zanetti si trascina a bordo campo, per quello che può sembrare un semplice dolore alla caviglia. Poi, con la sua solita sobrietà e senza eccessive sceneggiate, si mette le mani tra i capelli (che ovviamente non si scompongono) e dolorante chiama il cambio. La diagnosi non lascia scampo: il tendine d’Achille dell’eterno numero 4 nerazzurro ha ceduto. Si prospettano tempi di recupero lunghissimi (otto o nove mesi), com’è normale che sia in questi casi. C’è addirittura chi avanza l’ipotesi di una carriera finita in quel triste pomeriggio palermitano. Ma il capitano, in stampelle, all’uscita dall’ospedale dimostra per l’ennesima volta tutta la sua tempra da combattente: «Non è finita la mia carriera, dopo tanto tempo dovevo solo cambiare le gomme». È un uomo di parola Javier, aveva promesso di voler tornare in campo davanti al suo pubblico anche solo per una partita. E così è stato. Dopo solo sei mesi dall’infortunio il capitano torna a fare quello che gli è sempre venuto meglio: correre. Battendo così l’ennesimo record della sua gloriosa carriera.

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