In un’intervista rilasciata per “GianlucaDiMarzio.com” l’ex giocatore dell’Inter César Aparecido Rodrigues è tornato sul suo rapporto con Roberto Mancini e sulla sua esperienza all’Inter. Ecco cos’ha detto il laterale brasiliano.
MANCINI – «Con l’arrivo di Roberto Mancini è cambiato tutto. Cos’è per me? A lui devo tutto, è unico. Più di un allenatore, un amico, un fratello, ma anche un padre. Mi ha sempre dato il massimo della fiducia, abbiamo pure avuto scontri a volte, ma mi sono reso conto che quando abbiamo discusso lui ha sempre fatto tutto per il mio bene. Mancini è stato decisivo per il mio cambio di mentalità. Dopo il primo anno di difficoltà ho deciso di restare anche se la Lazio aveva preso Manfredini e Sorín, dovevo dimostrare tutto il mio valore e così è stato. Il resto è storia».
INTER – «Sono arrivato all’Inter nel gennaio 2006 dopo che nelle sessioni di mercato precedenti Lotito aveva rifiutato offerte sia dalla Juventus che dalla stessa squadra del presidente Moratti. Quando arrivai in nerazzurro non stavo bene, avevo subito due operazioni di appendicite e di ernia in Brasile. Mettici poi che appena atterrato trovai mezzo metro di neve e un freddo bestiale… Non il massimo per un brasiliano (ride, ndr). Era uno squadrone, io non riuscivo ad esprimermi, così andai via per giocare di più. Prima in Brasile, poi al Livorno, due mesi dopo tornai all’Inter e giocai titolare nella squadra campione d’Italia. Mancini mi disse subito che avrei avuto poco spazio, ma io risposi dicendo che avrei dato comunque il massimo. Nella finale di Supercoppa persa contro la Roma andai in tribuna, nella prima giornata pareggiammo in casa con l’Udinese e si parlava già di crisi. Prima della fine del mercato chiamai Gabriele Oriali, lui mi disse che avrebbe parlato con Mancini. Nel frattempo dovevo andare al Napoli, ma il 31 agosto non se ne fece più nulla. A quel punto dovevo rimanere per forza. Nel secondo turno giocavamo a Empoli e fui convocato. Nella rifinitura non si sapeva ancora chi avrebbe giocato, poi Mancini diede la formazione: “Nel tridente giocano Figo, Ibrahimović e… César”. Ero contentissimo. Feci una grande partita e non uscii più, contribuendo a vincere quel fantastico Scudetto del 2008 che ricordo come la soddisfazione sportiva più grande della mia carriera».
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