Lunga e interessante lettera alla “Gazzetta dello Sport” per il giornalista Alberto Cerruti nella rubrica “Tempi supplementari”. L’argomento? La crisi di gol di Icardi, a cui si prova a dare una giustificazione, addossando le colpe su Mancini
CRISI DA GOL – “Se fosse uno dei dieci nuovi acquisti dell’Inter si direbbe che deve ancora adattarsi al campionato italiano. Mauro Icardi, invece, non è soltanto uno dei pochi superstiti scampati alla rivoluzione di Roberto Mancini, ma è anche o meglio soprattutto, il capocannoniere uscente come Toni, con 22 gol. Eppure Icardi sembra diventato «il» problema dell’Inter, perché fin qui ha segnato soltanto due volte, una delle quali inutilmente nell’1-4 contro la Fiorentina”.
PROMOZIONE DANNOSA – “Forse, com’è successo al suo coetaneo Pogba da quando indossa la maglia numero 10, la promozione che per lui è rappresentata dalla fascia di capitano si è rivelata una responsabilità eccessiva per un ragazzo di 22 anni. Di sicuro, invece, c’è il fatto che Icardi fin qui si è fatto anticipare troppe volte dagli avversari, oppure ha controllato male i pochi palloni a disposizione. Ma gli allenatori non ripetono sempre che l’importante è creare occasioni, per giustificare i gol mancati? E se non ci sono occasioni da gol, la colpa è di chi dovrebbe trasformarle o della squadra che non le crea? Il punto è proprio questo, perché se Icardi, per la quinta gara su otto, non ha mai tirato in porta vuol dire che l’Inter non sa sfruttare le sue caratteristiche”.
PROBLEMA TECNICO-TATTICO – “Malgrado l’arrivo misterioso di Montyoa, il rilancio improvviso di Nagatomo al posto di Santon sulla destra e la staffetta Juan Jesus-Telles sulla sinistra, dai terzini non arrivano quasi mai cross decenti, tanto è vero che a Palermo la palla migliore, da cui è nato il gol di Perisic, è arrivata da un esterno alto, Biabiany. Nemmeno dal centro, però, zampillano grandi idee visto che nel cuore del 4-4-2 di Palermo c’era il mastino Medel e il lento Kondogbia. E’ vero che Jovetic ha classe e fantasia per fare anche la seconda punta, ma il montenegrino è più portato alla spunto individuale che al dialogo con Icardi. Non a caso il centravanti si trovava meglio con un attaccante vero come Palacio, mentre adesso è costretto a fare lui la sponda per gli altri e non viceversa“.
COLPA DI MANCINI – “Mancini ha ragione quando dice che si parla troppo dei moduli, perché non sono il segreto delle vittorie o la colpa delle sconfitte, ma ha torto quando cambia troppo spesso i giocatori e ancora di più quando li mette in posizioni sbagliate, come l’ultimo Guarin sulla fascia destra del 4-4-2 a Palermo, dove è scomparso Melo da lui fortemente voluto. In una squadra profondamente rinnovata, cambiare troppo non aiuta nessuno e il discorso va al di là di Icardi. Se soltanto quattro squadre fin qui hanno segnato meno dell’Inter (9 gol come il Carpi ultimo), vuol dire che il problema è generale e non riguarda esclusivamente l’appannamento del suo miglior attaccante. Ecco perché Mancini, che è stato accontentato da Thohir al di là di ogni previsione, non è esente da colpe se Icardi è in difficoltà. Ma soprattutto ecco perché il tecnico dovrebbe confermare con i fatti e non soltanto con le parole la fiducia a Icardi, cioè mandandolo in campo, e non in panchina stasera. In casi del genere la fiducia è la medicina migliore e Mancini, che è stato un grande attaccante, dovrebbe saperlo”.
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