E’ una storia bellissima quella che lega Roberto Mancini a Bologna: l’Inter doveva essere nel suo destino, visto che a farlo debuttare in Serie A a soli 16 anni e 9 mesi fu una leggenda nerazzurra, Tarcisio Burgnich. Era un adolescente circondato da belle ragazze e che amava divertirsi: poi è diventato grande.
FOLLIA SAMP PER STRAPPARLO ALLE RADICI – Pagò 2,5 miliardi di vecchie lire, più 4 giocatori: Mantovani tanto dovette mettere sul piatto per portar via Mancini dal capoluogo emiliano. Una follia, che se rapportata ai tempi odierni equivarrebbe a sborsare qualcosa come 40 milioni di euro per un minorenne. Ancora oggi Mancini appena ha un po’ di tempo libero prende macchina e l’amico Josè per dirigersi a Bologna, lo ha fatto prima di Inter-Juventus, lo fece addirittura ai tempi del Galatasaray, quando batté ed eliminò proprio i bianconeri, guarda caso con ancora l’Inter di mezzo e la rete di Wesley Snejider a rendere più romantica la vittoria. Il paddle, le cene fra amici, quelli di sempre e presenti dal 1977: Mancini è rimasto il ragazzo introverso di un tempo col tocco british assunto negli anni di Manchester, che tanto lo hanno formato e fatto crescere.
Uno splendido ritratto presentato da “La Gazzetta dello Sport“, che spiega come sia ben diverso dall’immaginario comune il Mancini reale: timido, riservato, semplice nelle sue abitudini ed amicizie. Quelle di una volta, quelle di un’adolescenza vissuta a Bologna. Dalla quale magari la sua Inter può tornare a vincere e a volare in vetta alla classifica.
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