Mancano esattamente 20 ore e 45 minuti all’appuntamento della serata: no, Halloween è appena arrivato, ma qui si parla di Inter. Nello specifico, qui si parla di Inter-Roma. Aspettative, sogni, paure: tutte si scontrano con la realtà, ma solo dopo le 22.30 avremo le risposte cercate. In queste ore che precedono il big match dell’11a giornata di campionato, si può solo anticipare qualche tematica, che si andrà a sviluppare solo in seguito al triplice fischio finale
ROMA PIU’ FORTE, INTER DIETRO – Parliamoci chiaro: la Roma è nettamente più forte dell’Inter. L’ha dimostrato in campo, mettendo in scena un bel gioco, nonostante i soliti alti e bassi giallorossi. L’ha dimostrato in panchina, da dove Rudi Garcia è capace di pescare il jolly e portare a casa la partita. L’ha dimostrato nei singoli, visto che avere in rosa un fuoriclasse come Miralem Pjanic ti porta in dote non solo splendidi capolavori su punizione, ma ovviamente punti pesanti ai fini della classifica. Questa è la Roma, ma l’Inter è là. I giallorossi sono primi a quota 23 punti, l’Inter insegue a 21 insieme a Napoli e Fiorentina: qualcosa vorrà pur significare, no?
INTER C’E’, A SUO MODO – Infatti, se l’Inter non gioca bene, comunque è presente e dà fastidio. Non avrà Garcia in panchina, ma Roberto Mancini non è l’ultimo degli arrivati e qualcosa da dire ce l’ha anche lui, che in panchina potrebbe cercare e trovare l’ex dal dente avvelenato: Adem Ljajic, do you remember? Il mezzo non ci sarà Pjanic e la qualità nerazzurra in quella zona del campo non è di certo eccelsa, ma veder giostrare tra le linee Stevan Jovetic è uno spettacolo per gli occhi, anche quando non segna. E magari le punizioni, qualora ci fossero, verrebbero battute dal piede caldo del mancino Alex Telles, che scarso scarso non è. Insomma, fasciarsi la testa prima di (provare a) rompersela non è esattamente il modo ideale per affrontare questa partita.
DUE MONDI OPPOSTI, MA COMPLEMENTARI – Le statistiche, si sa, a volte parlano da sole, altre volte sono inutili. In questo caso, però, fanno riflettere in maniera esagerata. Due squadre agli antipodi, separate da due soli punti. Essere dietro di due punti significa, in maniera molto banale: “Se vinco, ti supero”. O nella visione giallorossa: “Se vinciamo, vi stacchiamo ulteriormente”. Ecco perché, stasera, si parla di big match al vertice. L’Inter ha segnato solo 10 gol (come il Carpi, ultimo), la Roma addirittura 25 (miglior attacco del campionato). Ma i giallorossi di reti ne hanno subite ben 12 (più delle inseguitrici Napoli e Fiorentine, ferme a 8), mentre l’Inter solo 7 (miglior difesa del campionato). Ciò significa che c’è poco da ipotizzare: potrebbe finire 0-0 (risultato storicamente non da Inter e Roma), 1-0 per l’Inter (cinque volte su dieci è finita così per l’Inter di quest’anno) o addirittura 0-4 per la Roma, senza che qualcuno si meravigli.
OBIETTIVO VINCERE? NO – L’Inter che affronterà stasera la Roma, non deve vincere. Assurdo? Forse. Sembra andare contro il concetto di competizione, ma questo pensiero va analizzato nella sua forma più intrinseca. Ergo: se l’Inter perdesse contro la Roma, sarebbe da condannare? No, perché la Roma capolista e bella è favorita, anche se i commenti negativi sull’Inter si sprecherebbero. Se si pareggiasse? Non cambierebbe nulla, ma magari qualcuno criticherebbe lo stesso l’Inter per il pareggio interno, due punti persi e via dicendo. E se, clamorosamente, l’Inter vincesse? Calmi, si continuerebbe a parlare di Inter brutta e senza gioco, soffermandosi sul fatto che la Roma sarebbe solo a un punto e domani Napoli e Fiorentina sarebbero pronte all’aggancio in vetta. Quindi, perché dar soddisfazione agli altri? L’Inter stasera deve giocarsela, punto.
GIOCARE, ANCHE SENZA GIOCO – La squadra di Mancini, dunque, non è obbligata a vincere. Ma soprattutto, questa volta non è obbligata a giocare bene. Mai come stasera ciò che conta è il risultato e magari, come si augura Mancini, si riuscisse ad arrivare negli ultimi tre minuti di partita difendendo un soffertissimo (e perché no, immeritato) 1-0! Giocarsi la partita contro la Roma, infatti, non significa farlo in maniera esteticamente bella. Si può giocare anche nel modo più osceno possibile, se poi si riesce a portare a casa il risultato. Il gioco bello non sempre è buono e vincente, allo stesso modo il gioco brutto può esserlo: serve concretezza e voglia di portare a casa il risultato. Si può perdere per una rete o straperdere, pareggiare a reti inviolate o a suon di gol, vincere di misura o stravincere: l’importante, stasera, è giocare a calcio per far sì che qualcosa succeda. Mai essere passivi, ma se serve aspettare e monitorare le giocate della Roma, ben venga un po’ di “calma apparente”. Non importa in che modo finirà, perché di critiche se ne sono già lette troppe prima di scendere in campo. Ora basta, parla il campo: pensiamo a essere concreti. E perché no, magari anche vittoriosi. Giocando. A calcio.
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