In mattinata hanno fatto discutere, come di consueto, le parole di Sandro Mazzola sull’ormai arcinota storia narrata da alcuni come “I caffè del Mago Herrera”. Nessuno apre bocca sul Mazzola giocatore e bandiera dell’Inter, ma certe uscite ripetute, a distanza di anni, iniziano a stonare
IL CAFFE’ DI HH – Prendo spunto dall’articolo pubblicato in mattinata: Suo fratello, Ferruccio Mazzola, aveva denunciato l’esistenza di doping anche allora. Mazzola risponde a tal proposito: «Le cose sono vere. Io cominciai ad un certo punto ad avere, in campo, dei fortissimi giramenti di testa. Il medico, viste le analisi, mi disse che avrei dovuto fermarmi per un po’ di tempo ma Herrera non ne voleva sapere. Da dove arrivavano quei valori sballati? Non lo so ma so che prima della partita ci davano sempre un caffè. Non so proprio cosa contenesse, forse simpamina. Sicuramente qualcosa non andava!».
UN TE’ PER SANDRO – E qualcuno, infatti, oggi si è divertito a parlare di “Inter dopata”. Caro Sandro, la storia del “caffè dopato” nel 2015, come già nel 2014 e prossimamente nel 2016, è superata. Giustissima e condivisa la lotta contro il doping, in ogni sua forma, ma andare a rimescolare un caffè ormai raffreddato e senza possibilità di sentirne più l’aroma, equivale a perdere tempo. Da una parte c’è la stima incondizionata per Helenio Herrera, dall’altra la “denuncia familiare” e, penso io, anche un po’ di delusione per l’allontanamento societario deciso dall’Inter prima dell’inizio del nuovo secolo: e ora di scegliere per quale “verità” schierarsi, no? La prossima volta, magari, beviamoci un tè caldo parlando della Grande Inter, di cui tu eri, sei e sarai sempre una delle stelle più brillanti.
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