La grande sfida tra Napoli e Inter è sempre più vicina. Sale l’attesa e la curiosità per la partita del ″San Paolo″, in cui si affronteranno la prima forza del campionato contro la seconda. Due squadre molto diverse, come detto più volte, che condividono lo stesso obiettivo: la vetta della classifica. Melo, Jovetic, Icardi e Ljajic sono stati i protagonisti di quattro interviste, tutte belle e interessanti, e con tanti spunti su cui riflettere
FAMIGLIA INTER – Melo, intervistato dalla ″Gazzetta dello Sport″ in occasione della grande sfida di lunedì sera, parla come sempre a suo modo, vale a dire in maniera schietta e sopra le righe. Può piacere o meno, ma il brasiliano è proprio così come appare. Non ha paura di affrontare nessuno, nemmeno lo spauracchio Higuain, e lo sottolinea con forza e orgoglio: «Paura di nessuno, sempre. Non c’è solo Higuain nel Napoli. Bisogna stare attenti al Napoli e basta». Il centrocampista ex Juventus non parla solo della grande prova che attende lui e i suoi compagni tra pochi giorni, ma si sofferma anche sulla forza della squadra guidata da Mancini: «L’Inter vale per tre motivi: sappiamo vincere insieme; siamo una famiglia; sappiamo soffrire in campo». Dichiarazioni di un certo spessore, che fanno trasparire unità d’intenti e armonia di gruppo.
FAME DI VITTORIA – Jovetic, intervistato dal ″Corriere dello Sport″, si concentra soprattutto sulla fame di vittoria di questo nuovo gruppo. Il montenegrino si dice orgoglioso di essere sempre stato una prima scelta di Mancini, che lo aveva già cercato e seguito in passato più volte, e che lo ha fortemente voluto per la sua Inter. Squadra nella quale il numero 10 si trova a meraviglia, a giudicare dalle sue parole: «L’anno scorso mi ha cercato anche la Roma, ma non ho rimpianti. All’Inter ho trovato un bell’ambiente, formato da ragazzi bravi, umili e desiderosi di togliersi soddisfazioni. Non capita in tutti gli spogliatoi». La coesione dello spogliatoio è uno degli ingredienti fondamentali nel processo di costruzione di una squadra. Tutti si sentono parte di un progetto comune, per il quale sono pronti a lottare e sacrificarsi, anche quando l’intesa sembra essere ancora debole. Come quella tra Icardi e Jovetic, che preoccupa eccessivamente giornali e opinionisti ma non Mancini, che dimostra di voler aiutare i suoi ragazzi a crescere e migliorare insieme.
MAI MOLLARE – Poi c’è Icardi, che intervistato da ″Sport Mediaset″ parla da vero capitano, allontanando qualsiasi dubbio sul suo presunto ′mal di pancia′, legato a qualche panchina di troppo e alla scarsa intesa con Jovetic: «Io rimango qua, sono anche il capitano e non posso mollare così una squadra che sta facendo benissimo». Parole da vero condottiero, quello che Icardi sta piano piano cercando di diventare per questa squadra, perché spesso ci si dimentica quanto giovane sia l’argentino, qualche alto e basso glielo si può anche concedere. Personalità e talento non gli mancano di certo, con un pizzico di cattiveria e di impegno in più Icardi può davvero diventare il leader di questo gruppo. E Mancini lo sa, per questo ha deciso di puntare su di lui.
SACRIFICIO – Infine c’è Ljajic, intervistato da ″Tuttosport″, che parla a cuore aperto, come nessuno probabilmente si sarebbe aspettato da lui. Il serbo è un fiume in piena: positivo, sereno, ottimista. Arrivato durante l’ultimissima ora di mercato, Ljajic si presenta come un giocatore non particolarmente avvezzo al sacrificio. E inizialmente si vocifera infatti di un suo scarso impegno in allenamento, motivo per il quale Mancini lo avrebbe tenuto fuori dalle prime partite. Piano piano l’ex Roma ha carburato, e adesso punta a conquistare una maglia da titolare, anche se in questa Inter tutti sono titolari e tutti sono riserve. La partita contro il Frosinone ha messo in mostra il perfetto stato di forma di Ljajic, che serve i compagni in maniera altruistica e corre come un dannato. Sacrificio, quello che il serbo considera un elemento fondamentale: «Non è difficile avere voglia di aiutare i compagni, se poi sai che loro ti aiuteranno quando c’è da attaccare. Solo con il sacrificio arrivano le vittorie, e quanto fatto dall’Inter del Triplete è un esempio da seguire e da imitare». Non poteva scegliere miglior esempio il numero 22 nerazzurro, la grande Inter di Mourinho che difendeva e attaccava in blocco.
FILO COMUNE – Qual è dunque l’argomento principe di queste quattro interviste? L’unione del gruppo, la voglia di aiutarsi e migliorarsi a vicenda, la sensazione di far parte di un qualcosa di più grande della gloria personale. Il cammino è ancora in salita, Mancini ha molto lavoro da fare con questi ragazzi giovani e ancora – per certi versi – inesperti. Ma se le premesse sono queste non c’è che da seguire la via maestra.
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