“Pazza Inter amala…” canta il ritornello del noto inno nerazzurro. Sbiadito col tempo, nella sua foga ed identità: ieri invece risuona più che mai nella mente e nella voce dei tifosi, orgogliosi di quei colori indossati da dieci uomini che sul campo del Napoli hanno lasciato tutto. Compresa la doppia impronta della sfera sui pali di Reina.
SCONFITTA TRICOLORE – Una grande Inter, che perde, ma che mai come dopo il fischio finale di Orsato strappa applausi, complimenti e rispetto. Degli avversari e dei propri tifosi, consapevoli di aver ritrovato una squadra di cui andar fieri dopo anni di purgatorio. Quello che l’Inter ha sfiorato e che ha fatto in inferiorità numerica sul campo di una delle squadre più in forma d’Europa è stato a tratti commovente, solo l’incredibile sfortuna nel finale coi due pali colpiti e le unghie di Reina hanno impedito una rimonta degna di quella partita che, 11 anni fa, ispirò le note di “Pazza Inter” che oggi tutti cantano con fierezza. Da Inter-Sampdoria 3-2 a Napoli-Inter, per certi versi il cerchio si chiude: una reazione da grande squadra che non è solo in quei legni colpiti, ma nell’atteggiamento di un gruppo di giocatori che hanno affrontato con coraggio e cuore l’inferno del San Paolo e gli uomini di Sarri: ieri l’Inter ha capito di essere da Scudetto, di avere gli attributi per provarci in ogni situazione, campo e contro qualsiasi avversario.
L’Inter è tornata pazza, isterica, è tornata ad essere Inter: e forse non è un caso che al suo timone ci sia ancora una volta colui dal quale tutto ripartì, dal lontano 2006. E 10 anni dopo, quel cerchio, potrebbe finalmente chiudersi.
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