Napoli batte Inter: festa nazionale dedicata al San Pa(o)lo Leggi la notizia completa qui: http://ift.tt/1MTrxev Ivan Vanoni

San Paolo palo

La vittoria del Napoli contro l’Inter è indicativa di molte cose, come la convinzione dell’Inter di potercela fare a stare in vetta alla classifica anche grazie alla sua proverbiale fortuna (dimostrata soprattutto in occasione dei due pali colpiti in pieno recupero)

FESTA NAZIONALE – È finita come molti pensavano, o forse speravano: il Napoli ha battuto l’Inter e l’ha scalzata dalla cima della classifica. Il trionfo del calcio sull’anticalcio. Per settimane abbiamo letto critiche rivolte alla nostra Beneamata: gioco brutto, fortuna, Handanovic sempre decisivo, troppi 1-0. Come se questo risultato fosse un crimine, come se avere un portiere che fa ciò per cui è pagato (parare ed evitare che la squadra avversaria segni, per chi non lo sapesse o non lo ricordasse) fosse uno scandalo. Ma ieri sera i difensori dell’estetica, i giocatori del grande Napoli del maestro Sarri, sono riusciti ad avere la meglio sulla brutta, sporca e cattiva Inter del fortunato Mancini. Festa nazionale, il momento che tutti da tempo aspettavano, la dimostrazione che anche nel calcio dopotutto una giustizia c’è. Una giustizia che è stata aiutata a fare il suo corso da tre fattori principali: uno strepitoso Higuain che ricorda più un “Cavani II – La vendetta”, un arbitraggio generoso nei confronti dei partenopei e i pali all’ultimo minuto. Proprio così, il bellissimo e stellare Napoli che viene salvato da due pali colpiti dalla fortunatissima Inter nel giro di venti secondi all’ultimo minuto di partita.

TROPPA FORTUNA – Vuoi vedere che forse forse questa Inter non è poi così fortunata? Impossibile, non sarebbe stata in testa alla classifica per 14 giornate altrimenti. Sì, dev’essere stato per forza grazie alla fortuna. Perché un 1-0 fatto dall’Inter è completamente frutto di una buona stella, non di una preparazione tattica e tecnica perfetta. Né tantomeno della capacità di Mancini di studiare gli avversari e disporsi nel miglior modo possibile per ottenere il massimo risultato possibile. Diversamente, ovviamente, dagli 1-0 delle altre squadre, frutto del cuore e della capacità di soffrire, o di giocatori che passano miracolosamente da 40 a 60 milioni e meritano il pallone d’oro “ad honorem”. Senza contare che senza gli “aiutini” quest’Inter non sarebbe di certo così in alto. Solo quattro partite giocate in 10 contro 11? È scandaloso, con giocatori come Felipe Melo e Medel che dovrebbero essere espulsi ogni due partite perché sono brutti da vedere e troppo aggressivi. Sì, proprio come la squadra in cui giocano.

CI SIAMO ANCHE NOI – Poi, invece, c’è chi con onestà intellettuale apre gli occhi e riconosce che quest’Inter fa paura, fa paura eccome (e non per la sua bruttezza). C’è chi riconosce che forse anche i nostri 1-0 sono frutto di partite giocate con concentrazione, grinta e cuore. Le stesse qualità che emergono soprattutto quando la squadra si ritrova, spesso e volentieri ingiustamente, a giocare in inferiorità numerica per delle “doppie ammonizioni senza logica”, come sostiene Mancini. L’ultima mezzora contro il Napoli ne è la dimostrazione: la favorita per lo Scudetto che viene messa alle corde, l’intero San Pa(o)lo che viene ammutolito, due pali che hanno l’amaro sapore della beffa. Lo sappiamo, il campionato è ancora lungo e questa partita non era assolutamente decisiva. Ma, anche se non decisiva, era indicativa. Indicativa di molte cose. Una su tutte la convinzione di potercela fare, di potercela giocare fino in fondo anche contro queste squadre definite “stellari” dai luminari del pallone. Ed eccola la vera vittoria di Mancini ieri sera: dimostrare che l’Inter non è lassù per fortuna o grazie a qualcuno che fino ad oggi ha guardato giù. Perché uscire dal San Paolo a testa alta, giocando in 10 contro 11 per un tempo intero non è un risultato che puoi ottenere soltanto grazie alla fortuna, ma solo facendo affidamento sull’impegno e sul cuore di una squadra che crede e sa di potercela fare. Con buona pace degli esperti, che possono sempre appellarsi alla “fortuna”. O al miracoloso San Pa(o)lo.

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