Inter, tutti utili e nessuno indispensabile Leggi la notizia completa qui: http://ift.tt/1lkmqeA Ivan Vanoni

Esultanza Inter

L’Inter è la squadra che ha mandato in gol più giocatori diversi in questa prima fase di campionato, ben 11 in 15 partite. Ma è abbastanza per vincere il campionato avere una distribuzione dei gol così massiccia, o è meglio avere un trascinatore dal quale dipendere?

NESSUNO È INDISPENSABILE – “Tutti utili, nessuno indispensabile”, queste quattro parole potrebbero tranquillamente racchiudere l’inizio di stagione dell’Inter, un inizio di stagione dove nessuno è spiccato come protagonista, se non la squadra intera. L’Inter è probabilmente l’unica delle squadre di vertice fino ad ora a non avere un protagonista a trascinarla: il Napoli ha Higuain (12 gol e capocannoniere), la Fiorentina ha Kalinic (9 gol), la Juventus ha Dybala (7 gol) e la Roma ha Gervinho (6 gol). Una lettura plausibile è quella che Mancini abbia capito le lacune della squadra, sacrificando le individualità (Icardi su tutti) a servizio della collettività. Solo lavorando tutti insieme non solo per 90 minuti, ma tutti i giorni della settimana, si può cercare di colmare quel gap tecnico con le grandi del campionato. Non per niente nelle ultime giornate il tecnico jesino ci ha abituati a formazioni “a specchio” sulla base delle formazioni avversarie, dando fiducia anche a giocatori poco utilizzati.

ITALIA 2006 – Non è un caso che l’Inter sia stata la squadra ad aver mandato in gol più giocatori diversi in queste 15 giornate di campionato, ben 11. Comandano la classifica Icardi (4 gol), Jovetic (3 gol), Perisic e Ljajic (2 gol) e seguono tutti gli altri a 1 gol: Brozovic, Kondogbia, Guarin, Biabiany, Felipe Melo, Medel e Murillo. Se volessimo fare un paragone azzardato, potremmo confrontare la squadra di Mancini con l’Italia che vinse i Mondiali nel 2006 dove segnarono 10 giocatori diversi (tanti considerando le sole 7 partite giocate) durante tutta la cavalcata che portò poi la squadra di Lippi a sollevare il trofeo. Anche allora l’Italia non era fra le candidate per la vittoria finale, per questo si fece di più leva sul collettivo che non sulle individualità, riuscendo così a sopperire alle lacune nei confronti delle altre squadre.

SACRIFICIO – Ma cosa significa nel dettaglio sacrificare le individualità per la squadra? La risposta è semplice: lavorare non solo per segnare, ma per far segnare anche i compagni e soprattutto sapersi sacrificare. E proprio qui sta una delle questioni più scottanti in casa Inter: la gestione di Icardi. L’argentino, dopo la strepitosa stagione dello scorso anno, ha avuto fra le mani le chiavi dell’attacco e della squadra, con tanto di fascia da capitano. Eppure Mancini ha dimostrato di saper fare anche a meno di lui, se necessario. E per ora i fatti gli hanno dato ragione: nonostante sia capocannoniere della squadra con 4 reti all’attivo, all’argentino mancano ancora i giusti movimenti, manca la voglia di sacrificio, manca forse anche l’umiltà di abbassare la testa e lavorare per la squadra (indicative a tal proposito sono le dichiarazioni post Bologna-Inter, nelle quali l’attaccante lanciò qualche frecciata al nuovo modo di giocare che non gli permetteva di avere a disposizione troppi palloni in area). Rinunciare a Icardi è quindi l’esempio perfetto di “rinuncia alle individualità” tanto esaltato dal tecnico nerazzurro in questa stagione, anche se l’argentino ha ancora molto tempo per crescere e maturare a tal senso sotto la mano di un Mancini che già con Ljajic ha fatto lo stesso tipo di lavoro e con ottimi risultati giudicando le ultime uscite del serbo.

MERCATO ESTIVO – Indicativo a tal proposito è stato anche il mercato estivo, dove a centrocampo si è rinunciato alla ricerca di uomini “di classe” e di qualità, per puntare di più su giocatori dediti al sacrificio e dalla grande forza fisica come Kondogbia e Felipe Melo. Per non contare la fiducia incondizionata nei confronti di Gary Medel, un vero e proprio instancabile motorino di centrocampo sempre e comunque al servizio della squadra. Come non citare poi Biabiany? Un giocatore che sta trovando sempre più spazio e che ha scalato le gerarchie grazie anche e soprattutto alle sue doti di sacrificio. Non a caso è uno degli interisti che, statistiche alla mano, copre più chilometri in campo. Lo stesso dicasi anche di Perisic, forse sottovalutato da molti, ma che ha più volte dimostrato di saper tornare a difendere e coprire la fascia di competenza.

INTER SPARTANA – Solo il tempo saprà dirci chi avrà ragione, se gli estimatori del talento individuale delle squadre candidate allo scudetto, oppure gli infaticabili lavoratori di un’Inter meno quotata per la vittoria finale. Nel frattempo non ci resta che fare gli applausi a una squadra che, grazie alla forza del collettivo, sta tornando ai livelli di un tempo. Un’Inter in cui la squadra viene prima di tutto, proprio come accadeva per gli spartani che mettevano al primo posto non la propria incolumità, ma quella del commilitone affianco. Un’Inter che potremmo quindi definire così, “spartana“, che entra in campo come se ogni partita fosse una battaglia, con i suoi giocatori pronti a correre, lottare e dare l’anima. Con buona pace degli individualisti.

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