Hernan Crespo ha parlato a lungo anche della sua esperienza nerazzurra in occasione del format “Inter Legends”, in onda su “Inter Channel”. L’ex attaccante della Beneamata parla degli scudetti vinti, a partire da quello del 2006: l’Inter ha dominato la Serie A per diversi anni
IL PRIMO TROFEO: LA SUPERCOPPA – «Non dovevo giocare quella partita, ero arrivato a fine mercato. Mi allenavo da poco dopo il Mondiale in Germania, non ero in forma. Ero in panchina, perdevamo 3-0 e Mancini comincia a guardarmi. Segna Vieira e Mancini mi fa entrare. Tornavo all’Inter dopo un passato milanista, non lo sai come la gente la può prendere. Io avevo una grande rabbia dentro: “Non posso tornare perdendo una coppa”, pensai. Non ero in grado di giocare ma avevo una voglia pazzesca. Deki Stankovic mette un cross e faccio il 2-3. Avevamo tutti rabbia, sogni, idee in comune con la gente dell’Inter. Con quel gol si rialzò San Siro e io mi gasai tantissimo e pensai: possiamo fare una stagione pazzesca!»
IL TRIONFO DEL 2006 – «Volevo tornare in Italia dal Chelsea perché ero arrivato sempre secondo dietro la Juventus. Mi infastidiva questa situazione. Mi chiamò il mio procuratore e mi disse che Manciini mi voleva all’Inter. Volevo festeggiare lo scudetto sul campo. Volevo tornare all’Inter e concludere quello che si era aperto un paio d’anni prima. Il derby? Facemmo una parita da Inter. Eravamo nettamente superiori, andammo sul 4-1, ma venne espulso Marco Materazzi e Vieira si fece male. Eravamo in nove, alla fine giocammo in 9 contro 11. Potevamo fare 5-6 gol al Milan e invece fummo costretti a soffrire fino all’ultimo secondo. Il rivale non era il Milan, ma la Roma e vincemmo a Roma con un mio gol e facemmo subito capire che non ce n’era per nessuno fin dall’inizio del campionato. Non ce n’era per nessuno: non ci bastava vincere, volevamo stravincere! Avevamo una fame pazzesca ed è per quello che facemmo le 17 vittorie consecutive».
LO SCUDETTO DEL 2008 – «E’ stato scudetto difficile soprattutto per come è andata la stagione: più che festeggiare è stato un sollievo. Entrò Ibrahimovic e risolse la pratica, ma proprio Ibra dopo Liverpool non c’era più stato! Arrivammo al Tardini e mi ricordo la faccia della gente: se non vincete vi ammazziamo, non possiamo perdere. E’ stato più un sollievo che una festa…».
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