C’è un vincitore, l’Inter: ci sono tanti sconfitti, Sarri su tutti. A seguire il Napoli, la città, la tifoseria, gli interpreti dell’offesa ed i controcorrenti per natura anti-Mancini. Semplicemente, la bella favola bianca dell’ex bancario, è finita.
BUON RISVEGLIO – L’immagine di Sarri è distrutta ed un po’ dispiace a tutti. Il suo bel faccione pacioccone era affiancato sui social da una didascalia che ha fatto il giro del web e che tanta simpatia suscitava per lui e per uno grazie al quale tanti ritrovati sognatori credevano nuovamente in un calcio sano, pulito, umile. In quella vignetta Sarri ricordava le sue semplici origini da bancario, ora viene (stra)pagato per fare un qualcosa che avrebbe svolto anche gratis, all’infuori dei canonici orari lavorativi. Sarri è anche quello che quando Eto’o lo scorso anno gli strinse la mano dicendosi “onorato di conoscerla“, rispose da buon guascone toscano…”lui onorato? Ma lui è Samuel Eto’o, mi prende per il c… onoratissimo sarò io“. Ma come ogni aspetto della vita, vi è il rovescio della medaglia, che emerge quando arrivi a 60 anni in Serie A e vivi gran parte delle tue panchine su campetti infangati, lontani da telecamere ed occhi ovunque, dove gli spogliatoi hanno a malapena le docce con l’acqua calda e le tribune cadono a pezzi, riscaldate da 4 o 5 mila irriducibili. La normalità di Sarri, catapultato in testa alla classifica (con grandi meriti) e vittorioso in tutte le gare europee, viene fuori nella massima espressione della sua parola: offendendo il rivale. Chi non lo ha mai fatto, su? Nella partitina del giovedì a calcetto, in terza categoria, ma anche in Lega Pro: contesti che ti temprano, ma non ti rendono “sgamato” e “furbo” quando devi ricordarti che la telecamerina ha la lucetta rossa con altoparlanti sparati ovunque. Sarri è uno di noi, che nel frattempo ci svegliamo dal sogno.
GAY E’ BELLO – Partiamo dal presupposto che se uno deve uscire spettinato e trasandato per apparire etero, siamo davvero alla frutta. Nel 2016 si usa ancora il termine “omosessuale” per offendere il prossimo, forse ci vorrà tempo, o forse no. Anche la storiella secondo cui “ciò che accade in campo, rimane sul campo” non ha senso di esistere, dal momento che ogni gesto e messaggio arriva a milioni di persone tra cui soprattutto i più piccoli, portati all’emulazione ed esasperazione di certi atteggiamenti. Può valere in eccellenza, al campetto dietro casa, non in Napoli-Inter, proprio no. Mancini poteva comportarsi diversamente? Lui ha dovuto giustificare l’espulsione, in preda anch’egli alla rabbia ha sfogato il suo stato d’animo ai microfoni, pare eccessivo vederci dietro chissà quale malizia. Quand’anche fosse, non è il tema centrale e guai a sviare dal vero problema della questione.
TUTTA COLPA DI MERTENS – Resta una certezza: se il belga non avesse palesemente simulato (come spesso gli capita), non sarebbe accaduto tutto questo. A confermalo è lo stesso Sarri nel post-partita. Antisportività che scatena antisportività, difficile prevedere le conseguenze di tutto ciò. A pagarne il prezzo è come sempre l’Italia agli occhi di un mondo che ormai non sa più come riderci in faccia, la città di Napoli, il calcio che offre nuovi motivi agli snob per criticarlo e… ovviamente Sarri. Che, non dimentichiamolo, è recidivo nell’uso ed abuso del termine gay.
A loro però non ci pensa nessuno oggi, tutti presi da che sanzione subirà Sarri, se Mancini è gay o no, se il Napoli subirà un contraccolpo da quanto accaduto. A quei ragazzi che magari sul divano, accanto ai propri genitori vedevano la partita e maturavano in sé la volontà e la forza di confessare la propria omosessualità ai loro cari, per loro nessuno spende una parola. Loro che dopo ieri sera si sentiranno ulteriormente umiliati, inferiori e diversi: magari continuando a fingere e a nascondersi.
Invece gay è bello. Ed è naturale.
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