L’Inter butta alle ortiche la possibilità di tornare alla vittoria casalinga e viene punita dal gol di Lasagna al 92′. Un pareggio neanche “rubato” da parte del Carpi, ma lo spreco dell’Inter è sotto gli occhi di tutti: pesano le scelte di Mancini, in particolare quella nel finale di partita. Sotto accusa tutta la squadra per la dormita collettiva
LA FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da Roberto Mancini per affrontare il Carpi: Handanovic; Montoya, Murillo, Juan Jesus, Telles; Melo, Brozovic; Perisic, Palacio, Ljajic; Icardi.
IL MODULO – Dopo la buona prestazione di Napoli in Tim Cup, Mancini conferma il 4-2-3-1, cambiando però un interprete davanti. Non c’è Jovetic (decisivo con gol e assist contro i partenopei), ma Palacio. L’idea è la medesima: creare gioco attraverso il gioco sulle fasce, dove rispunta Montoya.
PRIMO TEMPO – La tattica dell’Inter è chiara: la squadra si mostra aggressiva sulle fasce e offensiva fin da subito, andando alla ricerca del vantaggio. Sulla sinistra scendono costantemente Telles, Ljajic e Palacio, mentre Perisic oscilla da sinistra a destra, dove il solo Montoya fa entrambe le fasi. L’Inter attacca, ma il Carpi è pericolosissimo in contropiede con Mbakogu, che dà non pochi problemi alla coppia Murillo-Juan Jesus. Il poker offensivo dell’Inter ha libertà d’azione: Ljajic si accentra, Perisic si allarga più spesso a sinistra, permettendo a Palacio di agire alla destra di Icardi, che è quello più estraneo alla manovra. Nonostante l’assedio nerazzurro, la squadra di Castori nelle ripartenze potrebbe addirittura andare in vantaggio, perché la difesa nerazzurra balla un po’ troppo e non trova le giuste contromisure. L’Inter di Mancini è come sempre camaleontica: Melo e Brozovic si interscambiano continuamente per coprire meglio il campo e impostare l’azione. Al 40′ finalmente gli attacchi dell’Inter raccolgono i frutti: segna Palacio, che a porta vuota non sbagliare, anche se il suo merito è quello di trovarsi al posto giusto nel momento giusto. Il primo tempo termina 1-0: troppo poco per stare tranquilli, il Carpi in contropiede semina terrore.
SECONDO TEMPO – Nella ripresa l’Inter scende in campo con una novità tattica non di poco conto. Nell’intervallo, infatti, Mancini effettua il primo cambio: fuori Telles, dentro Miranda. Cambiano gli interpreti, cambia il modulo: si passa al 3-4-3, dove la posizione di Ljajic funge da variabile. Il serbo, infatti, oscilla dalla mediana (3-5-2) alla trequarti (3-4-1-2), allargandosi spesso sulla sinistra. Nella difesa a tre Miranda si piazza al centro tra Murillo e Juan Jesus, mentre a centrocampo gli esterni sono Montoya a destra e Perisic a sinistra. Ed è proprio il croato ad andare al tiro dalla distanza, ma Belec gli nega la gioia del gol: positivo vedere che l’Inter ci provi da fuori, negativo il fatto che in area non arrivino palloni giocabili. Adesso l’Inter amplia le sue giocate: non più solo sulle fasce, ma anche per vie centrali e dalla distanza ci prova addirittura Melo, che è l’unico elemento di raccordo tra difesa e centrocampo. Il brasiliano è protagonista di una partita pulita: buone chiusure, abbastanza ordinato anche nella gestione del pallone, ma è comunque troppo poco per una squadra che deve cambiare passo proprio in cabina di regia. Gli errori dell’Inter si notano soprattutto nei cross (imprecisi) e nella scelta di battere corti i corner: le partite si perdono anche da questi dettagli, incredibile notare a ogni partita questo tipo di problema. Palla a terra, invece, si vedono alcune buone cose fatte dalla squadra quando si prova a giocare in maniera semplice, ma sono clamorosi i troppi errori di imprecisione dei singoli giocatori, che siano difensori (Juan Jesus non dà molte garanzie ritornano nel suo ruolo “mazzarriano”), esterni (Montoya cala e non ne azzecca più una), centrocampisti (Brozovic non ne ha più) o attaccanti (Icardi estraneo totale). Mancini corre ai ripari con il secondo cambio al 76′: fuori Montoya, dentro Nagatomo. Si prova a riformare la difesa a quattro, in cui spicca un Juan Jesus versione “Maicon”, ma è solo un’illusione: presto l’Inter torna a difendere a tre, facendo molta confusione. Pur cercando il 2-0, il nerazzurro Belec si trasforma nel suo idolo Handanovic e para prima su Melo poi su Palacio, entrambi sicuri di piazzarla: la mancanza di cinismo pesa. All’82’ follia Carpi: Pasciuti espulso per doppio giallo, evitabile. Allora all’83’ Mancini effettua il terzo e ultimo cambio: fuori Palacio, dentro Jovetic. Mancini gioca l’ultima fase della partita in superiorità numerica, testando la coppia Jovetic-Icardi, ma è proprio l’argentino a sprecare il 2-0 su idea di Perisic. Gol sbagliato, gol subito: al 92′ segna Lasagna, che sfrutta un clamoroso buco difensivo in cui è tutta l’Inter a dormire. Nulla da fare per Handanovic né per Juan Jesus, che chiude in ritardo dopo una lunghissima diagonale difensiva. Anche se l’Inter si riversa in attacco con il 3-4-1-2 (come da immagine sotto allegata, ndr), il gol del 2-1 non arriva. La partita termina 1-1: pareggiare ci sta, ma non così, dopo essere andati in vantaggio sia per reti sia per uomini in campo.
IL PROTAGONISTA – Una partita pareggiata in questo modo è paragonabile a una sconfitta, ma se a sbagliare sono la maggior parte degli interpreti, qualcosa non va in cima alla squadra. Inutile prendersela con i singoli – che sono comunque colpevoli – dunque, l’attenzione va verso la guida: Roberto Mancini. Il tecnico jesino si dimostra ancora una volta double-face, ovvero: 1. prima prepara bene la partita, mettendo in campo una formazione interessante considerando sia l’avversario di oggi (Carpi) sia quello di domani (Juventus in Tim Cup e Milan in Serie A), e infatti ha ragione nella scelta di Palacio, che gli stava per far vincere la partita; 2. poi la stessa partita viene letta male, malissimo, a partire dal primo cambio (il diffidato Miranda al posto dell’ammonito Telles) per finire con l’ultimo (lo stremato Palacio per il fresco Jovetic). Insomma, questione di sostituzioni fatte male, ancora una volta. Una partita già vinta è stata praticamente persa in poche mosse, dunque il punticino di Inter-Carpi non può essere preso con il sorriso sulla bocca.
IL COMMENTO – Entrando nel dettaglio sulle questioni tattiche, vorrei focalizzarmi su alcuni controsensi evidenziati nel corso di Inter-Carpi, sempre sottolineando che l’errore sul gol di Lasagna è ridicolo: Juan Jesus viene lasciato da solo a chiudere una diagonale da sinistra (sua porzione di campo) a destra (dove arriva il tiro di Lasagna), senza che Nagatomo, Murillo e Miranda intervengano prima che la palla arrivi al giocatore del Carpi (e le colpe vanno anche alla mancanza di filtro in mezzo al campo, ovviamente). Provo a elencare cinque punti che mi lasciano perplesso: 1. Mancini rinuncia ai diffidati dal 1′ – soprattutto Miranda, perché quelle di Medel e Kondogbia erano panchine annunciate anche per altri motivi -, poi però inserisce il centrale brasiliano nell’intervallo; 2. Mancini rinuncia a Guarin – in uscita -, ma porta in panchina l’altro partente, Ranocchia, perché dietro la coperta è corta… ma Ranocchia non gioca nemmeno per sbaglio, infatti entra proprio Miranda; 3. Mancini sostituisce prima il terzino sinistro (Telles), poi quello destro (Montoya) inserendo il polivalente Nagatomo, quando in realtà l’unica cosa di cui necessitava l’Inter era chiarezza nei ruoli. Meglio un difensore puro a difesa del risultato o un centrocampista a fare densità in mezzo (Gnoukouri si è scaldato a vuoto) piuttosto che un jolly di difficile collocazione tattica a partita in corso, come il giapponese; 4. Mancini sfrutta l’ultimo cambio per togliere una seconda punta (Palacio) e inserire… una seconda punta (Jovetic), per chiudere la partita. Ma come? Il Carpi è appena rimasto in dieci, l’Inter ha perso qualità e lucidità sia sulle fasce sia in avanti perché in mezzo al campo c’è il nulla cosmico, la difesa non si capisce se difende a tre o a quattro… e si mette mano all’attacco? Tra l’altro senza cambiare nulla, perché trattarsi di giocatori simili per lavoro richiesto (diverso sarebbe stato inserendo il velocista Biabiany o Manaj, molto più vicino a Icardi come animale d’area di rigore). 5. Mancini, dopo il gol del Carpi arrivato al 92′, sa benissimo che l’Inter non ha più tempo per recuperare e si lamenta con tutti – giustamente, perché l’errore della squadra è da Lega PRO – e tutto. Ma pensare prima a gestire meglio la partita? Cercare il secondo gol sfruttando i tiri dalla bandierina? Fare altri cambi? Insomma, le colpe sono comuni, ma Mancini stavolta non è assolutamente esente, bisogna essere sinceri. Errori che, ripeto, a mio modo di vedere sono di lettura della partita, non di preparazione. Ecco perché il punto di Inter-Carpi, in realtà, sono due punti persi: Mancini ha preparato benissimo una partita che ha vinto (1-0), portando negli spogliatoi tre punti (primo tempo), ma l’ha letta altrettanto malissimo e l’ha persa (0-1), portando a casa un solo punto (secondo tempo). Che sia da lezione.
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