Puntare il dito serve? No, Mancini. L’Inter ha bisogno di altro Leggi la notizia completa qui: http://ift.tt /1NxkYvc Viviana Campiti

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Crisi, mini-crisi, momento negativo. Chiamatelo un po’ come vi pare, fatto sta che l’Inter in campionato continua a raccogliere davvero poco. Dopo la bella vittoria in Tim Cup contro il Napoli torna lo spettro “San Siro”, violato ancora una volta negli ultimi istanti di partita. Problema di nervi e concentrazione? Anche, ma non solo

MALEDIZIONE – Potremmo suddividere il cammino in campionato dell’Inter di Mancini in Inter a.L. e Inter d.L., dove L sta per Lazio. Alzi la mano chi non si è posto la fatidica domanda: “Ma cosa è successo da quella partita in poi?”. I risultati parlano di 5 miseri punti in altrettante partite. Un bottino davvero troppo magro per una squadra che punta al terzo posto, perché lo Scudetto era ovviamente una suggestione dettata dalla prima posizione in classifica, probabilmente nessuno ci hai mai creduto seriamente. “San Siro” sembra stregato, in particolare nei minuti finali di partita, quando la squadra sembra perdere orientamento e lucidità. Come mai? Inesperienza, supponenza, poca concentrazione e confusione, dettata anche e soprattutto dai continui stravolgimenti tattici del tecnico nerazzurro. Perché è giusto urlare contro i propri giocatori, che segnano poco, si sacrificano il minimo indispensabile e – come se non bastasse – buttano all’aria i tre punti quando l’arbitro sta per fischiare la fine del match, quello che non è giusto è puntare il dito. A cosa può servire?

CAPRO ESPIATORIO – Mancini non è di certo un tipo con molti peli sulla lingua, lo ha sempre dimostrato, sia da giocatore che da allenatore. E non c’è nulla di male nell’essere schietto e diretto, soprattutto con la tua squadra. Ma quanto può essere utile uno sfogo pubblico come quello successivo all’amaro pareggio contro il Carpi? Le strigliate – ripeto – sono sacrosante, a patto che non siano incentrate intorno al proprio ego. Perché – innegabilmente – qualche errore di valutazione c’è stato, non solo nelle ultime partite gettate alle ortiche, ma anche in fase di costruzione della squadra. Il forte interesse per Soriano, centrocampista dalle qualità diverse da quelli già presenti in rosa, parla chiaro. La nota dolente della squadra nerazzurra è il centrocampo. Ovvio che adesso ci si scateni sulle parole del Mancio, che visibilmente amareggiato e deluso, spara a zero sugli attaccanti. Perché le partite si vincono con i gol, verissimo, ma anche con un’idea di gioco ben precisa che – al momento – non c’è. Il girone di andata ha sicuramente superato le più rosee aspettative, nonostante le numerosissime critiche l’Inter riusciva a vincere, subendo molto meno di quanto subisce adesso e dimostrando carattere e solidità. Che fine ha fatto quella squadra non certamente bella, ma cinica ed efficace al punto giusto? “Non basta più solo un gol” – dice Mancini. E ha ragione. Ma non basta più nemmeno alzare la voce, caro mister. Bisogna lavorare, trovare una soluzione alla sterilità della manovra e mettere in atto un’idea, che sia una ma vincente. Buon lavoro!

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