Juve-Inter: umiliazione totale, Mancini spieghi questi 7 perché Leggi la notizia completa qui: http://ift.tt/206bDXH Andrea Turano

mancini pensa

L’Inter crolla e permette alla Juventus di ipotecare la finale di Tim Cup: a Torino finisce 3-0 per i padroni di casa, in un match in cui l’Inter è stata surclassata da tutti i punti di vista. I problemi della squadra nerazzurra sono stati messi in evidenza dal non-gioco: Mancini questa volta deve fare chiarezza

LA FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da Roberto Mancini per affrontare la Juventus: Handanovic; D’Ambrosio, Miranda, Murillo, Nagatomo; Melo, Medel, Kondogbia; Biabiany, Jovetic, Ljajic.

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IL MODULO – L’assetto tattico scelto è il tipico 4-3-3: confermata la difesa a quattro, ritorna la mediana a tre e in avanti spazio al tridente atipico, senza un centravanti puro. L’idea è quella di colpire la Juventus in velocità senza dare punti di riferimento.

PRIMO TEMPO – Juventus subito pericolosa e aggressiva: messaggio chiaro all’Inter, che capisce quello che le aspetterà allo “Juventus Stadium”. La squadra di Mancini si dispone in maniera abbastanza ordinata in campo, pur rimanendo bassa a difesa della propria metà campo. A protezione della difesa non c’è Medel, bensì Melo: il cileno agisce sul centro-destra a mo’ di mezzala di quantità. Variabili le ali: Biabiany inizia a destra, ma trova il suo miglior spunto sulla sinistra, Ljajic è ovunque. L’Inter, dunque, mostra il solito atteggiamento, ma soffre parecchio la velocità e la forza fisica della Juventus: entrambi i terzini non hanno lavoro facile. Per quanto riguarda la manovra offensiva, la velocità di Biabiany è l’arma in più dell’Inter, che spera di trovare fortuna grazie ai movimenti dei due ex Fiorentina: in maniera alternata Ljajic e Jovetic si abbassano fino alla linea dei mediani, lasciando, però, deserta l’area di rigore. Al 35′ arriva il gol della Juventus con Morata, freddo su rigore contro Handanovic: l’Inter si lamenta (giustamente) per l’assegnazione del tiro dal dischetto, ma resta il fatto che il movimento difensivo della linea nerazzurra è da rivedere. L’aggressività della Juventus mette subito in evidenza le lacune dell’Inter: terzini in confusione, centrocampo senza idee e assenza totale in area di rigore, dove a volte è addirittura costretto ad andare Biabiany, perché Ljajic e Jovetic giocano a troppo bassi alla ricerca della costruzione di un gioco che stenta ad arrivare. Nonostante una buona reazione allo svantaggio, l’Inter fa fatica a rendersi davvero pericolosa. E nel finale arriva anche la beffa: ammonito Miranda, che già diffidato salterà il ritorno. Il primo tempo termina 1-0: la Juventus sfrutta l’occasione dagli undici metri, ma è l’Inter a dover reagire nella ripresa.

SECONDO TEMPO – Non cambia l’undici di Mancini in apertura di ripresa e, rispetto ad altre occasioni, non varia neanche il modulo: si riparte con il 4-3-3. L’Inter prova a fare la partita, ma le aspettative si scontrano con la realtà: l’Inter non riesce a trovare la via della porta, neanche dalla distanza. Il canovaccio è sempre lo stesso: palla a terra, possesso per vie orizzontali, qualche lancio per sperare di aprire il gioco sulle fasce, dove non ci sono abili crossatori. D’Ambrosio e Nagatomo non si rendono mai pericolosi e Medel, pur toccando una molteplicità di palloni, non va oltre il passaggio elementare, rallentando l’azione. Nel primo quarto d’ora della ripresa l’Inter dà segni di reazione, ma al primo affondo la Juventus raddoppia: al 62′ Morata si fa beffa della difesa nerazzurra, distratta e subito punita con la doppietta. Un segnale veramente allarmante: alla prima occasione concessa, l’Inter crolla. Al 63′ primo cambio per Mancini: fuori Melo, dentro Brozovic. Cambia leggermente la disposizione in campo: Medel si piazza davanti alla difesa, il croato mezzala destra più avanzato insieme a Kondogbia. Pur riversandosi in avanti, l’Inter non riesce a costruire pericoli e la superiorità atletica della Juventus è notevole. Al 70′ Murillo espulso per doppia ammonizione dopo aver fermato fallosamente lo scatenato Cuadrado. Clamoroso errore di squadra: il colombiano andava fermato prima che andasse contro il già ammonito Murillo. Inter costretta a cambiare: si passa al 4-4-1 con Medel arretrato in difesa e la coppia Biabiany-Ljajic più arretrati. Al 77′ secondo cambio per l’Inter: fuori Biabiany, dentro Icardi. Si passa al 4-3-2 con l’argentino in coppia con Jovetic e Ljajic accentrato nel ruolo di mezzala sinistra. Al 79′ terzo e ultimo cambio per Mancini: fuori Ljajic, dentro Juan Jesus. Il tecnico nerazzurro decide di evitare la debacle e punta a mantenere il 2-0. Tutto vano: entra Dybala, che all’83’ segna sfruttando anche un errore di Handanovic, finora l’unico a salvarsi. Inutile commentare oltre. L’Inter continua a tenere palla in maniera sterile anche in inferiorità numerica, ma in area di rigore non arriva mai la zampata vincente. Inter massacrata sotto tutti i punti di vista: tecnico, tattico, atletico. La partita termina 3-0: buio totale per l’Inter, che al ritorno dovrà rimontare uno svantaggio di tre reti senza centrali titolari. Praticamente impossibile.

IL PROTAGONISTA – Qualcuno ha provato a dire che l’Inter ha giocato e che la Juventus è stata superiore: falso. L’Inter non ha giocato, ha fatto finta. Nessuno si è elevato sugli altri, né in meglio né in peggio. Se fino a ieri si salvava Handanovic, contro la Juventus anche il portierone sloveno torna a casa senza aver fatto miracoli, anzi: sul 3-0 l’errore è evidente. Male Miranda per il giallo (esagerato) preso nel recupero del primo tempo, sapendo di essere diffidato; male Murillo per come ha preso il rosso, che ha tagliato le gambe all’Inter; male Melo per come ha regalato il secondo gol, una mazzata psicologica; malissimo Medel per tutta la prestazione messa in mostra, sia a centrocampo sia in difesa. In tutte queste “M”, il colpevole numero uno resta l’allenatore: Roberto Mancini. La voglia di dettagliare gli errori messi in scena allo “Juventus Stadium” neanche c’è, perché si tratta di horror puro. Ancora una volta il tecnico dell’Inter prende delle decisioni importanti in termini di undici titolare – che ci possono stare senza problemi -, ma a partita in corso perde di vista quello che è il potenziale della sua Inter, “sottovalutando” involontariamente gli avversari.

IL COMMENTO – L’Inter ha perso 3-0 contro una Juventus cinica e letale? No problem, la delusione è uno dei sentimenti più sviluppati nel corso dei 90′ calcistici. Quello che non è accettabile è il modo in cui è arrivato questo 3-0: primo gol su rigore (dubbio sì, ma comunque assurdo) regalato; secondo gol su assist regalato; terzo gol su papera regalata. E ciò non significa che la Juventus non abbia fatto nulla per vincere, anzi, ha fatto tutto: ha creato le occasioni affinché l’Inter potesse favorirla per mandarla in rete. L’Inter, invece, la porta difesa da Neto neanche la vede. Tanti i motivi, tanti i perché da spiegare: non vale l’alibi che è solo un “periodo sfortunato, passerà”. Dunque: 1. Jovetic viene messo in campo per fare il centravanti, ma alla fine gioca a tutto (centro)campo… perché? 2. Ljajic parte da ala, ma fa tutto tranne che l’esterno offensivo… perché? 3. Biabiany è l’unica ala destra pura in rosa, ma è più spesso a sinistra e addirittura al centro, dove si nota il suo spaesamento… perché? Dunque l’attacco – pur interessante per caratteristiche dei tre interpreti – non decolla e non ci sono chance di credere al gol: puoi anche giocare per lo 0-0, ma non illuderti che gli avversari segnino per te. La scelta dei terzini – discutibile fin dall’inizio, ma ormai assodata – lascia a desiderare e la domanda è: 4. Santon e Telles cos’hanno? Ma anche Juan Jesus, perché non riproporlo largo a sinistra visti i buoni feedback ricevuti (inaspettatamente) quando utilizzato da terzino con compiti strettamente difensivi? Dovendo affrontare Cuadrado, forse – dico forse -, avrebbe avuto senso. Però poi entra quando la squadra è rimasta in dieci… perché? Ma difesa a parte – dove, crollati Handanovic, Miranda e Murillo, crolla l’Inter – le cose peggiori vengono messe in mostra in mezzo al campo: 5. che sia a due, a tre, a quattro o a cinque, i passaggi sono sempre orizzontali, all’indietro e perlopiù inutili. Anche qui, solo una domanda: perché? L’Inter lascia partire Fredy Guarin a cuor leggero, ma è assurdo non pensare a un paio di innesti (perfino il solo Roberto Soriano sarebbe poco) nella zona nevralgica del gioco. I gol non arrivano perché sono i palloni a non arrivare in area, Eder è meglio che lo sappia: 6. Mancini, perché? Quest’Inter, nata con un senso e una logica grazie a un mercato estivo sapiente e minuzioso, adesso non ha più quel senso, quella logica, quei perché. 7. Perché, Mancini? Perché?

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