Juve 3 Tagliavento 0: l’arbitro non basta all’Inter, 4 tifosi in crisi Leggi la notizia completa qui: http://ift.tt/1KIyBYF Andrea Turano

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Ventisettesimo appuntamento della rubrica ironica “Crisi Inter”, dopo la pesante sconfitta esterna contro la Juventus. Pur trattandosi di Tim Cup, la botta si è fatta sentire sull’umore dei tifosi dell’Inter, che si dividono in quattro fazioni e si danno battaglia a suon di opinioni. La crisi dell’Inter raggiunge un altro livello: quello dei tifosi

NB – Istruzioni per l’uso: si consiglia la lettura di questo articolo alle sole persone dotate di ironia, difficile da fare dopo una sconfitta del genere, perché la voglia di parlarne è ai minimi storici. Il materiale a disposizione, però, non manca mai: oltre alla solita stampa “amica”, nelle ultime ore sono proprio i tifosi interisti quelli più scatenati. Per l’occasione, sperando di non doverne fare ulteriore uso – domenica c’è il derby, vietato sbagliare – #CrisiInter diventa un contenitore di tifosi interisti in crisi. Tutto quello che leggerete potrebbe ripercuotersi sulla vostra salute. Buona fortuna!

I GIOCATORI, TUTTI BIDONI – La prima categoria è quella più diffusa: il tifoso-giocatore. Prima di parlare di calcio con lui devi presentare il tesserino della federazione che ti dia almeno una qualifica minima: non serve la pole position, ma è vietato partire dall’ultima fila. Il tifoso-giocatore è quello che non parla di calcio, lo pratica. Con i piedi e con la bocca. Se gli dici che l’Inter ha giocato bene trova almeno dieci motivi per confutare il tuo pensiero, perché “tu vedi il calcio con gli occhi del tifoso, dovresti praticarlo per capire le cose nel dettaglio”. Se gli dici che l’Inter ha giocato male, invece, colpisci il suo spirito competitivo, perché “ma tu che vuoi saperne, che non sai neanche stoppare un pallone! Non era una partita facile, provaci tu a giocare in uno Stadio di 40 mila tifosi sugli spalti – e 42 mila sul campo – che ti fischiano, poi dimmi se è facile!”. E niente, quindi: Samir Handanovic diventa una pippa perché non para il rigore e poi una megapippa perché sul terzo gol la papera effettivamente c’è; Jeison Murillo è un bidone, perché prima causa il rigore e poi si fa espellere come un pollo; Joao Miranda è un fesso, perché si fa ammonire inutilmente sapendo di essere diffidato; l’offesa peggiore, però, è riversavata a Yuto Nagatomo, che viene paragonato a Yuto Nagatomo; va addirittura peggio a Gary Medel, che gioca talmente male che a fine partita i tifosi-calciatori credono che sia più Nagatomo lui di Nagatomo; Geoffrey Kondogbia non viene più considerato tale, è ormai diventato un mucchio di 30qualcosa milioni che scende in campo a intermittenza, quindi essendo a intermittenza a volte prende (insulti) e a volte non prende (complimenti), un vero e proprio fallimento; su Jonathan Biabiany, invece, il tifoso-calciatore è più morbido “perché è già tanto che sia tornato a giocare dopo il problema cardiaco avuto”, ma comunque c’è chi gli preferisce “un cuore matto, matto da legare, che pensa ancora che tu pensi a me” di Little Tony; infine Stevan Jovetic, ormai diventato il problema dell’Inter, la causa dell’astinenza da gol di Mauro Icardi e dell’astinenza sessuale di Wanda Nara, che sono ormai dodici mesi che non partorisce futuri calciatori, non tifosi-calciatori. L’Inter, che fino a ieri faceva sognare addirittura lo scudetto, viene distrutta nell’arco di pochi minuti: decisivi non solo i 90′ del “Quasi Triplete Stadium”, pesano anche quelli precedenti, soprattutto contro Sassuolo e Carpi.

GLI ALLENATORI, MANCINI VIA – La sconfitta di Torino è pesante, inutile girarci intorno: . Il secondo arriva sempre con Morata, questa volta assistito da “.

I DIRIGENTI, TANTA INCOMPETENZA – Se i giocatori non funzionano e l’allenatore si rende protagonista di scelte dubbie in termini di formazione, modulo, tattica, varie ed eventuali, di certo il problema può essere ricercato verso l’apice della piramide societaria. Al secondo posto, da Nord a Sud, c’è la dirigenza, mentre da Nord Sud Ovest ed Est c’è Max Pezzali che “forse quel che cerca neanche c’è”. Facile prendersela con i dirigenti, molto più difficile complimentarsi con loro per i risultati ottenuti. Ecco perché la categoria del tifoso-dirigente è quella più complessa. Il tifoso-dirigente non è altro che un tifoso-giocatore che non sa giocare o un tifoso-allenatore che non sa allenare, in pratica può essere paragonato al ruolo del compianto Maurizio Mosca nel giornalismo: un giornalista da cui ti aspetti pendolini e bombe di mercato, ma anche no. Il tifoso-dirigente, infatti, non ha alcuna utilità nella società, ma anche nel mondo, eppure non si riesce a fare a meno di lui. Il tifoso-dirigente fiuta l’affare, consiglia, fa nomi, ipotizza prezzi, conclude trattive, pone le firme e quelli con un minimo di formazione medica riescono anche a portare a termine le visite mediche di ipotetici acquisti da fare “perché è questo il giocatore che ci serve!”. Dopo il 3-0 di Torino, il tifoso-dirigente è colui che insulta il Direttore Sportivo Piero Ausilio per l’affare Eder, ritenuto inutile “perché all’Inter serve un regista e poi troppo costoso, ormai vecchio”. Come dargli torto? Ma dopo il successo di “Quo vado?”, neanche Gennaro Nunziante si proporrebbe all’Inter come regista, figuriamoci uno novello Andrea Pirlo (che poi a me neanche piace, ma fa figo associare solo il nome di Pirlo al ruolo di regista). Terminati gli insulti per l’affare-Eder, il tifoso-dirigente si ammorbidisce “Eder può andare, anche se era meglio Ezequiel Lavezzi, perché almeno ha esperienza in un top club e assicura più gol…”. Peccato, per pocho stavo anche per credergli! Qualche insulto se lo becca anche il Vice-Presidente Javier Zanetti “perché raccomandato” e addirittura Giovanni Gardini, ancora neanche arrivato, ma già tacciato di essere peggio di Marco Fassone come Direttore Generale. Il tifoso-dirigente si piazza h24 sui siti e sui programmi sportivi incentrati sul mercato, aspettando il colpo di fine sessione. C’è chi aspetta ancora il “colpo del centenario”, per questo nelle prossime 72 ore si pregherà e ci si illuderà per l’arrivo di Cesc Fabregas: è il bello del tifoso-dirigente. Tanto l’alternativa è Yaya Touré

I PRESIDENTI, TROPPI SENTIMENTI – Ultima categoria, ma non per ordine di importanza, è quella relativa al tifoso-presidente. Una categoria per pochi, una vera e propria élite. Il tifoso-presidente racchiude le tre categorie precedenti e le porta a livelli di massimo sviluppo: capisce di calcio più del tifoso-giocatore, si preoccupa di tattica più del tifoso-allenatore, conosce i giocatori meglio del tifoso-dirigente e ha a cuore le sorti della sua squadra a 360°. Il tifoso-presidente ha sempre una buona parola per tutti, nella buona e nella cattiva sorte “perché ci chiamiamo Internazionale e siamo fratelli del mondo”. Guai a dire che sei figlio unico: se il tifoso-presidente ha deciso che sei fratello del Mondo, stai certo che qualche grado di parentela con mister Emiliano Mondonico c’è. Infatti il tifoso-presidente è quello che reagisce alle sconfitte uscendo a sedia alta: alzala Mondo, alzala! Ma il tifoso-presidente è anche colui che, dopo tante sconfitte, inizia a meditare clamorosi stravolgimenti “perché siamo l’Inter e non meritiamo questo, dobbiamo tornare a lottare per quello che ci spetta”. Quando gira male, è lui a sperare “che l’Inter compri qualche giovane italiano” ed è sempre lui che critica Erick Thohir “perché è lontano dalla squadra e dai tifosi, l’Inter è una cosa seria. Ridateci Massimo Moratti!“. E’ la vedova per eccellenza, ma è spettacoloso così. Dunque, il tifoso-presidente non spicca per lucidità decisionale, ma spesso è accecato dal vociare generale. E se adesso l’Inter sta facendo male “sicuramente la causa va ricercata in quell’Inter-Lazio, il caos nello spogliatoio, Mancini contro Jovetic, Jovetic contro Icardi, Icardi contro Melo, Melo contro Ljajic, Ljajic contro Brozovic, Brozovic contro #EpicBrozo” e tutti contro tutti tipo lotta nel fango, che però più che fango sembra altro… E la testa va sempre lì, fissa. Domenica c’è il derby contro il Milan e, pur non potendo superare facilmente la brutta sconfitta di Torino, l’unica speranza di ripresa è quella di portare a casa i tre punti. All’Inter, che è in periodo di #CrisiInter nera, serve il sostengo di tutti i suoi tifosi: tutti e quattro, che non sono solo quattro, bensì oltre 4 milioni di decine (2 milioni subito più 38 milioni circa con diritto di riscatto condizionato al numero di presenze e al raggiungimento della Champions League). Ovviamente tutti in crisi, ma siamo abituati e felici così.

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