Milan-Inter: Mancini la perde 4 volte, nonostante Eder. Ruolo? Leggi la notizia completa qui: http://ift.tt/1VAhXzX Andrea Turano

Mancini

Dopo il 3-0 di Torino contro la Juventus, l’Inter si ripete negativamente e in “casa” del Milan replica risultato e prestazione negativa. Di questo 3-0 c’è veramente poco da salvare e Mancini lo sa bene: partita persa sotto tutti i punti di vista contro una squadra che non è mai apparsa superiore all’Inter, risultato roboante a parte

LA FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da Roberto Mancini per affrontare il Milan: Handanovic; Santon, Miranda, Murillo, Juan Jesus; Medel, Brozovic; Perisic, Eder, Ljajic; Jovetic.

IL MODULO – In seguito all’acquisto di Eder, Mancini ripropone il 4-2-3-1 piazzando l’attaccante italo-brasiliano dietro l’unica punta Jovetic, ma si tratta solo di una questione “di carta”: il neo acquisto è libero di interscambiarsi con i compagni di reparto. In teoria, assetto tattico abbastanza equilibrato con Juan Jesus a coprire basso a sinistra e Perisic ad equilibrare alto a destra.

PRIMO TEMPO – I primi minuti servono all’Inter per registrare le posizioni e si nota subito quella del neo acquisto Eder, che si piazza al centro. Il Milan allarga maggiormente il campo per sfruttare la superiorità numerica in mezzo (l’Inter ha due soli centrocampista in campo, il Milan piazza una folta linea a quattro), ma l’Inter in contropiede è molto pericolosa grazie alla velocità dei suoi esterni, che cambiano fascia in continuazione. Appena Eder si sposta a destra, con Perisic a sinistra e Ljajic in mezzo, proprio l’italo-brasiliano crea pericoli alla retroguardia rossonera. I tre dietro Jovetic si interscambiano di minuto in minuto, così il Milan rimane senza punti di riferimento. La potenza fisica di Kucka crea problemi all’Inter, che si salva a fatica in più occasioni. L’Inter paga l’inferiorità numerica sulla mediana, ma il Milan è costretto a rimanere basso a causa del quartetto offensivo dell’Inter. Troppi gli errori dell’Inter in appoggio e nei cross, ancor più evidente la mancanza di presenza in area di rigore, visto che per natura Jovetic è portato a giostrare fuori da essa, come gli altri tre. Al primo vero affondo, il Milan in vantaggio con Alex: al 35′ colpo di testa vincente su cross dalla destra, ma è notevole l’errore difensivo dell’Inter, che lascia saltare praticamente indisturbato il centrale rossonero. Occhi puntati su Santon e Juan Jesus, che sbagliano la marcatura. Pur riverdandosi in avanti, l’Inter non trova il pareggio. Nella prima frazione l’Inter paga sia la mancanza di densità in mezzo al campo e in area di rigore sia soprattutto l’errore difensivo che ha portato il Milan in vantaggio. Il primo tempo termina 1-0: Milan cinico, Inter pasticciona.

SECONDO TEMPO – Mancini non apporta modifiche tattiche a inizio ripresa, ma l’Inter riparte subito aggressiva, tanto da recriminare un rigore per fallo di Donnarumma su Eder: Mancini polemico viene allontanato dalla panchina. L’Inter cambia assetto tattico a seconda dei movimenti delle punte: 4-4-2 quando Perisic e Ljajic scendono a centrocampo ed Eder si piazza di fianco a Jovetic, 4-3-3 quando Jovetic si allarga a sinistra e Ljajic funge da mezzala con il compito di inserirsi per vie centrali. Al 64′ primo cambio per Mancini: fuori Jovetic, dentro Icardi. Si riparte con il 4-4-2, in cui Icardi agisce in coppia con Eder. Al 70′ Icardi si guadagna un rigore che batte spiazzando Donnarumma, ma il palo gli nega la gioia del gol. Gol sbagliato, gol subito: al 72′ Bacca raddoppia, libero di colpire a botta sicura in area di rigore. L’Inter non riesce a concretizzare nessuna delle poche occasioni create e al 76′ subisce il terzo gol firmato Niang: altro errore clamoroso della difesa, che perde palla facilmente (prima Brozovic, poi soprattutto Santon) e non marca a dovere l’attaccante francese. Al 77′ secondo cambio per l’Inter: fuori Perisic, dentro Melo. L’Inter pensa a limitare i danni e si dispone con il 4-3-3 con il brasiliano vertice basso. All’87’ terzo e ultimo cambio: fuori Ljajic, dentro Telles. Minuti finali con il 3-5-2 per l’Inter, che non ne ha più. La partita termina 3-0: inutile aggiungere altro, nulla è andato per il verso giusto.

IL PROTAGONISTA – Partita indegna, giocata indegnamente dal primo all’ultimo. Partita indegna, preparata indegnamente da chi l’ha persa sul campo, in panchina, all’uscita dal campo e davanti alle telecamere: Roberto Mancini. Il tecnico dell’Inter azzarda – come fa spesso – una formazione innovativa, lanciando dal 1′ Eder e bocciando Icardi. Non si discute la formazione iniziale, ma ancora una volta la scelta dei cambi (di giocatori e modulo), che arrivano tardi e in modo poco chiaro. L’Inter soffre in mezzo, ma non cambia modulo: Medel e Brozovic sono vittime del 4-2-3-1. L’Inter non vede palla in area di rigore ed entra Icardi, che in realtà sarebbe un “semplice” finalizzatore: i trequartisti alle sue spalle (Perisic e Ljajic in particolare, Eder abbastanza positivo), così come fatto per Jovetic, non modificano il loro modo di giocare nonostante il passaggio al 4-4-2. Sbagliato il rigore e subite le due reti, a partita persa gli ingressi di Melo (passaggio al 4-3-3) e poi Telles (addirittura 3-5-2) sembrano dettati dalla confusione generale. Iniziare a trovare un equilibrio definitivo è chiedere tanto?

IL COMMENTO – Quando si perde in questo modo l’unica cosa da fare è salvare la faccia. Mancini, purtroppo, non ci riesce: umiliato in campo dall’amico Sinisa Mihajlovic, che realizza una vera e propria trappola in cui l’Inter crolla a picco; umiliato in panchina, perché l’espulsione dettata dal nervosismo (giustificato vista la mancata espulsione di Alex, ndr) non è che un indice del momento no attraversato; umiliato all’uscita dal campo, dove all’indice si sostituisce il (dito) medio, rivolto ai tifosi del Milan (che lo stavano insultando, ndr); umiliato davanti alle telecamere, perché le dichiarazioni ripetitive e l’arrampicamento sugli specchi non sono degni di portare in giro il titolo di allenatore dell’Inter. E se Mancini esce umiliato da un derby del genere, l’Inter non ne esce sicuramente meglio, anzi. Il problema è che l’Inter non è Mancini e di conseguenza Mancini non è l’Inter, ma in questo momento neanche Mancini sembra essere più Mancini, mentre l’Inter sta confermando di essere la squadra di sempre: solo che adesso i gol non arrivano, ma vengono presi. Inutile dilungarsi ancora: serve un bagno di umiltà e tanta concretezza. La squadra non può cambiare modulo ogni cinque minuti: i difensori devono difendere, gli attaccanti attaccare. E i centrocampisti? Dovrebbero creare e distruggere, invece all’Inter né creano (mancanza di uomini di qualità, il mercato chiude alle ore 23.00) né distruggono (nel 4-2-3-1 visto contro il Milan perfino Medel sembrava un innocuo chihuahua, altro che pitbull). A Mancini ora si chiede solo una cosa: chiarezza. Chiarezza di modulo, chiarezza di gioco, chiarezza di obiettivi. Si può tornare a giocare male e vincere immeritatamente di misura, ma bisogna tornare a giocare. Una squadra distrutta in un mese, in questo modo, non si era ancora vista: il mercato non può salvare e non dev’essere un’alibi, bisogna iniziare a lavorare sul serio con la rosa a disposizione. E la prima scelta va fatta subito: Eder prima punta, seconda punta o punta esterna? Grazie.

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