Il mercato di gennaio si è chiuso senza botti, almeno non quelli attesi dai tifosi dell’Inter, illusi che potesse arrivare un regista, o almeno un sostituto numerico della coppia Ranocchia-Guarin. La coppia Ausilio-Mancini ha portato a casa il solo Eder, che avrà sulle sue spalle tutto il peso non solo dell’attacco nerazzurro: all’attaccante italo-brasiliano viene chiesto di fare la differenza in un’Inter che punta per forze di cose al terzo posto. Ecco l’analisi del mercato invernale, che non raggiunge la sufficienza… almeno per ora
AFFOLLAMENTO OFFENSIVO, FORSE ECCESSIVO – La rosa dell’Inter non esce sicuramente rafforzata dalla finestra di mercato invernale: sono andati via sei giocatori e ne è arrivato soltanto uno, anche se è la qualità quella da analizzare. Le scelte fatte lasciano a desiderare, anzi, le perplessità sono più che giustificate. La decisione last minute – come confermato dallo stesso Direttore Sportivo Piero Ausilio oggi in conferenza stampa – di concentrare tutto il budget (mettendo da parte il discorso sulla formula di trasferimento e la dilazione di pagamento) per acquistare un giocatore nel reparto più affollato della rosa non convince, però ci sono pro e contro per l’arrivo di Eder: arriva il vice-capocannoniere dell’attuale Serie A (12 gol in 19 partite giocate con la Sampdoria, secondo solo all’illegale Gonzalo Higuain del Napoli), quindi un aiuto alla sterilità offensiva dell’Inter (solo 26 gol fatti finora in 22 partite) potrebbe darlo senza problemi; d’altro canto, un’idea tattica sbagliata sul suo conto potrebbe limitarlo non poco, relegandolo a un ruolo secondario lontano dalla porta, il che renderebbe quasi nullo l’investimento importante e non futuribile fatto per portarlo a Milano. In poche parole: se Roberto Mancini vuole usare Eder come fatto dai suoi colleghi alla Sampdoria, sicuramente qualche gol in più arriverà, rinunciando, anzi limitando però l’apporto realizzativo di Mauro Icardi; ma se Eder è arrivato per supportare il centravanti argentino, l’unica speranza è che faccia meglio di Stevan Jovetic e Adem Ljajic, il che non è difficilissimo vista l’incostanza dei due ex viola, ma forse il gioco non vale la candela. L’alternativa sarebbe buttare tutti nella mischia, impostando definitivamente il 4-2-3-1, dove Ivan Perisic è inamovibile sulla fascia, mentre gli altri tre ruoli possono essere occupati a rotazione dai restanti attaccanti. Il dubbio, però, è lecito: se hai voluto Eder a tutti i costi, devi anche avergli già scelto il ruolo preciso nella tua Inter. Ecco perché far ambientare l’attaccante italo-brasiliano facendogli fare prima punta, seconda punta e punta esterna nella prima partita non è stata una mossa azzeccata, per il prosieguo della stagione servirebbe più chiarezza: bisogna giustificare la scelta e la spesa fatta nel mercato invernale. Scelta che, ripeto, fa quasi sorridere considerando il folto attacco a disposizione di Mancini, che non ha permesso neanche la partenza in prestito di Rey Manaj: oltre ai già citati, non vanno dimenticati il tuttofare Rodrigo Palacio e l’ala Jonathan Biabiany. Otto elementi per al massimo quattro posti, com’è giusto che sia, ma con una sola competizione da giocare e praticamente diciassette partite prima del rompete le righe estivo… Sicuramente l’attacco dell’Inter con Eder è più completo e migliorato sotto diversi punti di vista, anzi, in fin dei conti l’ex blucerchiato in termine prettamente realizzativi è una gran colpo anche se rapportato al suo “duellante” per eccellenza, Ezequiel Lavezzi, ma sia la trattativa portata a termine con sei mesi di ritardo sia soprattutto la scelta di reinvestire il budget di mercato esclusivamente su una punta – che in una grande Inter sarebbe un’ottima riserva, mentre nell’attuale arriva come il salvatore della Patria -, non sembrano a prescindere due scelte felici.
CARENZA DIETRO E SOPRATTUTTO IN MEZZO – L’acquisto del solo Eder cozza clamorosamente con quello che è stato il mercato in uscita. L’Inter si è liberata sì di tutte quelle zavorre economiche già notate in estate, ma il modo in cui sono state sostituite non è esattamente quello ideale per una squadra che punta a rimanere, o meglio ritornare, ai vertici della classifica. Anche perché, i sostituti, non sono proprio arrivati. Rescisso il contratto di Nemanja Vidic – praticamente fuori rosa -, è stato ceduto in prestito anche Andrea Ranocchia, quindi adesso in mezzo alla difesa oltre alla coppia titolare formata da Joao Miranda e Jeison Murillo, gli altri centrali dovranno essere tutti adattati. C’è Juan Jesus (usato più come terzino sinistro, ma adesso “costretto” a tornare al centro), c’è Gary Medel – titolare inamovibile davanti alla difesa, ma adesso prima vera alternativa in mezzo a essa -, e c’è Danilo D’Ambrosio, che a sua volta sarebbe – almeno in teoria – il terzino destro titolare. Tutto molto confusionario. Sulle fasce, infatti, sono partiti in tre: a destra Martin Montoya per fine prestito, a sinistra i mai utilizzati Dodò e Federico Dimarco, finiti rispettivamente in prestito alla Sampdoria e all’Ascoli. Oltre al già citato D’Ambrosio, restano a disposizione di Mancini i polivalenti Davide Santon e Yuto Nagatomo, mentre per la fascia esclusivamente sinistra Alex Telles. Numericamente è un discorso che ci sta, qualitativamente forse un po’ meno, ma il dramma è in mezzo al campo. Lasciato partire Fredy Guarin – sacrificio necessario e condivisibile, anche se i prezzi che giravano prima delle cifre finali erano ben più appetibili – non è arrivato nessuno, anzi è perfino rimasto Assane Gnoukouri, dato per sicuro partente per necessità di trovare spazio. Con Medel diviso tra centrocampo e difesa, Mancini potrà usufruire solo di un ristretto numero di centrocampisti per la linea mediana, pertanto è necessario recuperare completamente Felipe Melo, Geoffrey Kondogbia e Marcelo Brozovic. Scelta rischiosa, vista la coperta cortissima. Anche qui, stesso discorso: in caso di 4-2-3-1 a livello numerico può starci, ma cambiando modulo e dovendo sopperire a qualche assenza, il rischio diventerebbe troppo alto per l’Inter. Ecco perché l’acquisto di un centrocampista (magari anche due, uno in cabina di regia e una mezzala d’inserimento e dal gol facile) sarebbe dovuto essere prioritario rispetto a quello di Eder. I nomi di Ever Banega e Roberto Soriano, dopo tutto, non erano così sbagliati… a gennaio. In estate, invece, potrebbe cambiare tutto: l’Inter riuscirà a raggiungere la qualificazione in Champions League – quindi il terzo posto – dopo questo mercato di riparazione? A maggio sapremo, intanto è preventivo dare una bocciatura per quanto fatto: 5 di fiducia, che diventerebbe un 6 pieno quando e se Eder arriverà in doppia cifra…
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