L’Inter spreca l’occasione per balzare sopra la Fiorentina a una settimana dallo scontro diretto, ma dopo lo shock dettato dai tre gol dell’Hellas Verona, il 3-3 finale in rimonta assume un sapore diverso. Restano i due punti persi, le cui colpe sono da ricercare in società e squadra: Mancini paga per loro
LA FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da Roberto Mancini per affrontare l’Hellas Verona:
IL MODULO – L’Inter continua con il modulo che ha dato i migliori frutti nell’ultima uscita contro il ChievoVerona: 4-3-3. Cambiano due interpreti: nel cuore della difesa c’è Juan Jesus, al posto dello squalificato Miranda; in mezzo al campo spazio a Melo, che fa rifiatare Medel, essendo entrambi diffidati. Stessa idea: gioco sulle fasce e attacco senza punti di riferimento.
PRIMO TEMPO – L’Inter inizia con la stessa aggressività mostrata nell’ultima partita: difesa alta, terzini all’attacco; densità in mezzo al campo; tridente offensivo senza punti di riferimento, interscambiabile fin dal 1′. La triangolazione Palacio-Icardi-Palacio del 6′ vale da sola il prezzo del biglietto, ma la poca cattiveria sotto porta del Trenza e la precisa uscita di Gollini negano il vantaggio all’Inter, che lo trova dopo due minuti. All’8 Murillo svetta di testa su calcio d’angolo battuto da Brozovic: 0-1 sul tabellino, Inter in vantaggio. L’Hellas Verona risponde con la stessa moneta: al 12′ Helander emula Murillo, che è protagonista in negativo insieme a Juan Jesus e Kondogbia. I tre nerazzurri lasciano saltare il centrale gialloblù: leggerezza in marcatura da matita blu. Assurdo, ma vero: al 16′ arriva il bis di Pisano, che in mezzo a Murillo e Kondogbia raddoppia di testa. Dopo il calcio d’angolo, l’Inter buca anche la punizione battuta dal Verona. Nel frattempo Mancini inverte Kondogbia e Brozovic, che va vicino al gol con una conclusione al volo da fuori area. L’Inter arriva sul fondo, ma Icardi fa da assistman per i compagni anziché presenziare l’area di rigore: atteggiamento da rivedere. Sulle fasce Nagatomo è il più propositivo nei cross, Telles soffre le due fasi e il campo pesante. Verona pericoloso in contropiede a tal punto che Melo si becca un giallo per fermare una ripartenza di Toni: diffidato, salterà la Fiorentina. L’ammonizione di Melo condiziona la partita della mediana nerazzurra: anche Kondogbia è diffidato, un giallo sarebbe problematico per Mancini in ottica big match. Il primo tempo termina 2-1: Inter rimontata a causa di due dormite difensive, assolutamente inconcepibile come atteggiamento.
SECONDO TEMPO – La ripresa si apre con il primo cambio – abbastanza scontato – nell’Inter: fuori Melo, dentro Perisic. L’Inter modifica il proprio assetto tattico, attuando un 4-2-3-1 con il croato largo a sinistra, Palacio a destra ed Eder in mezzo a supporto di Icardi. Si inizia a sfruttare appieno il gioco sulle fasce, ma manca la solita precisione nei cross. Al 57′ il Verona punisce ancora da calcio da fermo: Ionita partendo da dietro svetta su tutti, sovrastando in particolare Murillo. Inter punita tre volte allo stesso modo: triste, ma vero. Al 61′ Icardi non può sbagliare in area su assist di Perisic: 3-2 a mezz’ora dalla fine. Assedio nerazzurro in area gialloblù, dove Gollini si supera in più occasioni negando il pareggio a Brozovic e compagni: l’Inter crea gioco sia sulle fasce sia per vie centrali, ma manca il tiratore dalla distanza e la cattiveria giusta. La difesa dell’inter rischia di affondare: incredibile quanto pesi l’assenza di Miranda. Al 33′ Palacio si reinventa uomo assist e manda in rete Perisic, preciso nel chiudere dalla sinistra e battere Gollini: 3-3 che dà speranze. All’83’ un Palacio versione monstre costringe Mancini a un secondo cambio diverso da quello ipotizzato: fuori Telles, dentro Biabiany. Minuti finali con il 4-2-3-1 che prevede il francese terzino destro e Nagatomo a sinistra. Il palo nega il 4-3 a Gilberto, Inter sbilanciata: cerca il gol, ma rischia di subirlo. Perisic si sposta a destra e al 90′ arriva il terzo e ultimo cambio di Mancini: fuori Eder, dentro Ljajic. Il 4-2-3-1 (come rappresentato dalla foto sotto allegata, ndr) e tutti all’attacco per l’assedio finale. Nonostante i tentativi, il quarto gol non arriva. La partita termina 3-3: un punto guadagnato per la rimonta, assolutamente due persi per il contesto.
IL PROTAGONISTA – A volte si può essere il migliore anche senza segnare in una partita in cui ben sei marcatori diversi vanno in rete. E’ il caso di oggi, perché un giocatore svetta su tutti (non su calcio d’angolo, ndr) per quanto mostrato in campo: Rodrigo Palacio. Inizia con una triangolazione pazzesca, che però chiude addosso a Gollini e l’errore va sottolineato. Poi cresce man mano, mettendosi l’Inter sulle spalle e portandola sulla retta via. Palacio pressa, ruba palla, guadagna calci di punizione e angoli, attacca come un’ala e difende come un terzino: pur giocando palesemente fuori ruolo ed essendo il più anziano in campo, è l’ultimo a mollare. Mancini lo nota e, pur avendo deciso di sostituirlo, è costretto a cambiare idea. E’ Palacio, infatti, a regalare l’assist a Perisic per il gol del pareggio. Ma questo Palacio non è solo assist: è anima, cuore, professionalità. Tutto quello che dovrebbe avere un calciatore – soprattutto se veste la maglia dell’Inter -, ma che purtroppo non tutti hanno. Solo applausi per El Trenza.
IL COMMENTO – E’ andata male, inutile girarci intorno. Partita da vincere che – nel migliore dei casi – è terminata in parità e con tanto di rimonta quasi insperata. In molti andranno alla ricerca dei colpevoli, puntando il dito contro i singoli e in particolare contro Mancini: niente di più sbagliato. Se per una volta l’allenatore non ha colpe, l’occasione data da Hellas Verona-Inter è l’esempio perfetto. Proprio così: Mancini non ha colpe, ma paga errori altrui. Errori di coppia: 1. in primis della squadra, perché puoi anche essere il difensore più scarso del mondo (usandolo come alibi), ma subire tre gol fotocopia ti riporta con i piedi per terra: se sei scarso in marcatura tre volte su tre, la colpa è tua anche se il tuo allenatore non curasse minimamente la fase difensiva. Gli errori fatti dalla coppia Murillo-Juan Jesus, ma anche da Kondogbia sui calci da fermo, non stanno né in cielo né in terra: si può parlare di marcatura a uomo o a zona come tattica da utilizzare, ma l’errore è del giocatore nove volte su dieci. La prima volta può essere una distrazione, la seconda un caso, ma la terza è una conferma: difesa da Lega PRO, l’assenza di Miranda non può causare tutto ciò; 2. in secondo luogo, della società, perché puoi urlare al mondo quanto vuoi di puntare alla Champions League, ma sicuramente non lo fai dopo il mercato invernale appena concluso. Dimezzi la difesa (Vidic e Ranocchia abbandonati senza mezzo rimpiazzo), indebolisci il centrocampo (addio Guarin, benvenuto signor nessuno) e rinfoltisci l’attacco con Eder, che riporta Palacio titolare e panchina tutto il costoso mercato estivo fatto anche in ottica futura. Mancini, infatti, ha messo l’unica formazione possibile, consapevole della squalifica di Miranda e della mancanza di alternative sia in difesa sia in mezzo al campo: si può discutere dell’assenza di Medel (diffidato, la prossima è contro la Fiorentina, ndr), ma sarebbe veramente ridicolo e riduttivo, anche perché il cileno è tra i peggiori da metà dicembre. Ha messo Melo? Sì, ma appena il brasiliano ha fatto capire di mandare in stand-by il cervello, lo ha tolto. Dunque, Mancini stavolta è esente da colpe di campo: forse potrebbe averne altre a livello di gestione del gruppo e di reazione davanti alla telecamere, ma questa è un’altra storia. Persa l’occasione del sorpasso a Verona, a Firenze diventa decisiva se ci si vuole ancora illudere con il terzo posto e la Champions League, oggi solo un miraggio. Davvero.
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