L’Inter rovina tutto nel finale, dopo essere passata in vantaggio: termina 2-1 in favore della Fiorentina, che ora balza a +5 considerando gli scontri diretti a favore. L’arbitraggio di Mazzoleni non può essere un alibi per una partita buttata alle ortiche a causa di una gestione superficiale
LA FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da Roberto Mancini per affrontare la Fiorentina:
IL MODULO – L’Inter conferma l’assetto usato contro le veronesi, sebbene la prestazione contro l’Hellas Verona non sia stata eccezionale: 4-3-3 di partenza, tutto il blocco confermato. Manca solo lo squalificato Melo, sostituito da Medel davanti alla difesa, mentre proprio al centro torna Miranda – dopo aver scontato la squalifica -, panchinando Juan Jesus.
PRIMO TEMPO – La prima frazione mette in mostra fin da subito un’Inter più compassata, quasi a voler rallentare il gioco. La Fiorentina, invece, va alla ricerca del gioco veloce, sia sulle fasce sia per vie centrali. Tanti errori di imprecisione nei passaggi da entrambe le parti, ma senza che vengano sfruttati. All’11’ un episodio che rischia di condizionare la partita: ammoniti Telles (fallo tattico) e Medel (proteste), entrambi diffidati e soggetti a continui attacchi dei giocatori della Fiorentina. Al quarto d’ora proorio Telles salva un gol praticamente fatto da Ilicic. Le ripartenze viola fanno male all’Inter, nettamente più lenta nelle individualità e nel giro palla. Dopo una lunga serie di errori, arriva il primo pallone ben giocato da Brozovic, che sfrutta un prezioso assist di Palacio: il croato non può sbagliare, al 26′ segna Brozovic ed è 0-1. Da segnalare la prima vera azione corale dell’Inter, che vede anche Kondogbia protagonista. Su tutti, svetta Palacio, che si sposta da destra a sinistra: il suo apporto in fase difensiva ricorda quello di Eto’o nell’anno del Triplete. Il primo tempo termina 0-1: vantaggio meritato per l’Inter, cinica al punto giusto nell’unica vera occasione creata.
SECONDO TEMPO – La ripresa si apre senza novità tattiche: la Fiorentina fa la partita alla ricerca del pareggio, l’Inter tampona gli attacchi e riparte in contropiede, senza grosse fortune. Al 60′ Borja Valero pareggia – indisturbato – con un colpo di testa in area di rigore, anzi la spizzata di Murillo diventa praticamente un assist perfetto per il centrocampista spagnolo. Adesso l’Inter soffre la reazione viola. Al 71′ primo cambio per l’Inter: fuori Eder, dentro Perisic. Il croato si piazza largo a sinistra nel tridente. Finalmente si inizia a costruire qualcosa sulle fasce, dove però all’82’ arriva la doccia fredda: espulso Telles per doppio giallo, ma il secondo è assolutamente inventato. All’83’ Mancini corre ai ripari con il secondo cambio: fuori Palacio, dentro D’Ambrosio. Il terzino campano si piazza a destra, facendo spostare Nagatomo a sinistra: si chiude con il 4-4-1 che prevede i croati larghi a centrocampo. Inter in inferiorità numerica costretta a difendersi per portare casa almeno un punto, mentre la Fiorentina mette in campo tutto il suo potenziale offensivo e al 91′ proprio Babacar segna il 2-1 in modo rocambolesco: Handanovic non impeccabile in uscita. Nel recupero prolungato c’è solo spazio per la ridicola espulsione di Zarate – utile solo per le statistiche – e addirittura per quella di Kondogbia dopo il triplice fischio finale. La partita termina 2-1: l’Inter affonda (ed è affondata), la Fiorentina spicca il volo verso il terzo posto.
IL PROTAGONISTA – Fiorentina-Inter è stata fino al 70′ Fiorentina-Palacio, perché l’attaccante argentino si è reso protagonista di una partita eccezionale, accentuata dall’assist per il vantaggio di Brozovic. Uscito Palacio in favore di Perisic, l’Inter ha perso qualche certezza in entrambe le fasi di gioco, ma è un’altra l’assenza che ha contribuito alla debacle last minute e il protagonista è da rintracciare nel primo rosso: Alex Telles. Il terzino brasiliano prende un’ammonizione pesante e condizionante dopo 10′, ma gioca una partita fantastica senza considerare il peso del giallo sul groppone: questo lo aiuta molto, poi va sottolineato il capolavoro al quarto d’ora nel salvataggio sul tiro a botta sicura di Ilicic. Sulla sua fascia qualche buono spunto, soprattutto nelle ripartenze dopo aver bloccato gli attacchi viola, ma all’82’ viene espulso ingiustamente. L’Inter rimane in dieci e subisce il 2-1: ci fosse stato Telles, forse, il gol di Babacar si sarebbe evitato.
IL COMMENTO – Il silenzio stampa di Mancini non aiuta molto nell’analisi di giustificare e/o provare a capire determinate scelte. Il tecnico jesino conferma in blocco la formazione di Verona e ha subito ragione, perché il trio Kondogbia-Palacio-Brozovic crea l’azione per il vantaggio. E’ un gol loro, un gol del 4-3-3, un gol di Mancini. Poi l’Inter inizia a perdere colpi e arriva il primo problema: Mancini ritarda i cambi, ancora. Arriva il pareggio di Borja Valero a causa di un assurdo movimento difensivo, ma i cambi non arrivano. Dopo dieci minuti viene richiamato in panchina uno spento Eder, sperando che Perisic in venti minuti inventi qualcosa come a Verona, ma nel frattempo Telles – come già detto in precedenza – gioca senza curar il fatto di essere già ammonito. E Mancini, ancora, non prende le giuste contromisure, pur avendo in panchina D’Ambrosio, Santon, Juan Jesus e perfino Biabiany. L’espulsione di Telles – che era praticamente annunciata – provoca il secondo cambio, che serve solo a riordinare le idee difensive e chiudendosi l’Inter si auto-infligge il secondo gol, firmato Babacar. In tutto ciò, del terzo cambio neanche se ne sente il bisogno. Mancini aveva a disposizione le solite tre mosse, invece si ritroverà ad affrontare la Sampdoria senza tre giocatori: Telles (espulso per doppio giallo, inoltre era diffidato), Kondogbia (espulso per direttissima a causa di un applauso ironico all’arbitro, anche lui già diffidato) e Medel (ammonito per proteste, ovviamente diffidato). La squadra in campo mette in mostra atteggiamenti contrastanti proprio come Mancini in panchina: cartellini gratuiti e perdita di contatto con l’obiettivo prefissato. La ricostruzione dell’Inter deve ripartire da qui, sperando che il silenzio stampa possa servire a qualcosa.
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