Importanti rivelazioni dall’edizione online del “Corriere della Sera”: un articolo firmato da Arianna Ravelli spiega come l’Inter ha capito che era in corso una truffa ai suoi danni da parte di Daniele Lattanzio, che spacciava un accordo fittizio con Etihad.
TRUFFA MANCATA – “L’uomo che ha salvato l’Inter si chiama Mancini, ma di nome fa Umberto. Sta come uno attraversato da uno tsunami emotivo: «Questi due mesi sono stati un massacro. Mi offrono trenta milioni per comprare la struttura, come si fa a rifiutare? Anche perché sarei rimasto io a gestire tutto. Però quando mi hanno chiesto dodicimila euro per la mediazione mi sono insospettito e ho rifiutato. Ma se non c’era di mezzo l’Inter non iniziavo neanche a parlare con quello. Credo che la società abbia peccato di grande leggerezza, perché io ho visto documenti firmati e due persone legate al club sono venute qui»“.
TUTTO FASULLO – “Park Hotel, campagna romana, tra la Capitale e Ostia. Un posto così sarebbe stato perfetto per realizzare l’Università dello sport, con direttore Roberto Baggio, su mandato dell’Inter e con i soldi di Etihad. Sarebbe stato perfetto se ci fosse stato qualcosa di vero. Invece l’uomo che si è presentato a Mancini era Valerio Lattanzio, l’Inter non gli ha mai detto di volere realizzare un’università, anzi si era presentato lui al club come (finto) intermediario di Etihad per una sponsorizzazione. Nei giorni scorsi la compagnia aerea ha presentato anche la sua denuncia ai Carabinieri di Ostia Antica. «Lattanzio è giovane, secco secco, col pizzetto, un po’ trasandato — racconta Mancini —, si faceva sempre le foto con i personaggi del calcio ospiti qui, ma parlava bene, mi faceva vedere di continuo gli SMS dell’emiro, in inglese e in arabo. E si è presentato con due avvocati, una donna che ho visto una volta, e un uomo con cui è arrivato su un’auto scura guidata dall’autista…»“.
COINVOLGIMENTO – “Il primo incontro risale a ottobre. «È venuto con Mario Biordi, che è un funzionario di banca, aveva una lettera dell’Inter e il cui padre è proprietario di un Bed and Breakfast, dove Lattanzio è stato un mese ospite e alla fine non ha neanche pagato il conto. I Biordi sono bravissime persone, vittime come me. Lattanzio mi spiega il progetto dell’università, mi dice che un emissario dell’Inter sarebbe venuto a fare un sopralluogo. Dopo una settimana, era una domenica, attorno alle 11 si presenta Adriano Bacconi», all’epoca collaboratore del club nerazzurro e volto noto della TV. «Lui dà l’OK, dice che la struttura è idonea, ma non fa riferimento all’Inter». Ricominciano gli incontri con Lattanzio, in tutto una decina. «Un giorno viene a pranzo con Marco Fassone, l’ex direttore generale dell’Inter: io lo conoscevo già perché era stato ospite anni prima con il Napoli. Quando è arrivato mi ha detto subito che da un mese non lavorava più per l’Inter, perciò non abbiamo parlato dell’università, non so cosa ne sapesse. Ha solo fatto un accenno per dire che la struttura era bella». È chiaro che Lattanzio ha usato Fassone per accreditarsi. «Mi ha convinto così, mettendo assieme persone importanti. Poi l’ho visto ancora, ma quando mi ha chiesto i dodicimila euro gli ho detto di no. La mattina dopo mi ha chiamato Biordi per dirmi che era scappato dal B&B. Ho avvisato subito l’Inter, via email hanno voluto sapere tutto nei dettagli». La società ha avuto così la prova definitiva che la persona con cui aveva trattato era un bluff. «Mi sono pure preso gli insulti al telefono dell’avvocato. Almeno non c’ho rimesso soldi e questo posto è ancora mio»“.
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