Inter: ritiro silenzioso come ammissione di colpa. Servirà? Leggi la notizia completa qui: http://ift.tt /1QJSCjC Viviana Campiti

Mancini

Prima il silenzio stampa, poi il ritiro. Chiamiamolo punitivo. L’Inter si è chiusa in se stessa: per ritrovarsi, per provare a invertire la rotta negativa e – chi lo sa – forse anche per isolarsi dalle troppe chiacchiere che girano intorno all’ambiente nerazzurro. Questo silenzio però fa tanto rumore

LIBERA INTERPRETAZIONE – L’Inter è in silenzio stampa. La pesante sconfitta subita a Firenze e la discutibile direzione di gara di Paolo Mazzoleni hanno decisamente lasciato il segno. Ma siamo certi che sia solo un silenzio di protesta quello della squadra nerazzurra? C’è chi pensa che la società voglia semplicemente andare alla ricerca di un valido alibi per coprire problemi ben più gravi, c’è invece chi si trova d’accordo con questa forte presa di posizione. Diciamo che – come al solito – l’interpretazione è libera, ma una cosa è certa: Roberto Mancini e società sanno perfettamente che il crollo verticale della squadra non è assolutamente attribuibile ad arbitraggi o fattori esterni, i problemi ci sono ma sono da ricercare all’interno. Ecco perché si potrebbe anche pensare che sia stata presa la palla al balzo per non appesantire il momento negativo con altre inutili chiacchiere. Le parole stanno a zero, adesso ci vogliono i fatti.

REAGIRE PER NON AFFONDARE – L’Inter in un mese e mezzo è riuscita a scivolare dal primo al quinto posto. Surreale? Decisamente sì. Una squadra che riesce – bene o male, fortunosamente o meno – a rimanere ai vertici per quasi tutto il girone di andata non può avere un crollo del genere. E non può essere solo una questione di tattica, modulo o identità di gioco. Il problema è anche e soprattutto psicologico. Lo dimostrano i preziosi punti buttati negli ultimi minuti di gioco, quando subentra la paura e l’incapacità a gestire il risultato. Tutto ciò denota insicurezza, poca personalità e mentalità ben lontana da quella di una grande squadra. Nel frattempo Fiorentina, Roma e Milan non stanno di certo a guardare, macinano punti e mettono pressione all’Inter. Perché forse la prima posizione in classifica ha ingannato un po’ tutti, il vero obiettivo è sempre stato un altro: quel famoso terzo posto, fondamentale sia per il presente che per il futuro. Ovviamente – giova sempre ricordarlo – l’Inter non è assolutamente fuori dai giochi, ma serve una reazione forte e immediata.

ATTO SIMBOLICO – E dunque arriva il ritiro, da molti definito punitivo. Una decisione drastica, che viene presa solo in casi eccezionali. Quando cioè manca la concentrazione e la serenità. Non proprio un bel segnale, ma guardando il bicchiere mezzo pieno potremmo anche dire che finalmente la squadra ha deciso di fare i conti con la realtà e ammettere che qualche problemino c’è. Si è rotto l’equilibrio, anche il reparto che sembrava più solido – quello difensivo – adesso fa acqua. Le certezze che c’erano prima – seppur non molte – adesso non ci sono più. È compito dell’allenatore ritrovare la compattezza messa in mostra solo qualche mese fa, gli uomini sono gli stessi e l’obiettivo è ancora alla portata. Il ritiro silenzioso – per ora – è solo un atto simbolico, un’ammissione di colpa che ha il dovere di tramutarsi in reazione sul campo. Non ci resta che aspettare, la sfida contro la Sampdoria sarà l’ennesimo e fondamentale banco di prova per questa Inter in difficoltà.

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