Zanetti-Totti, storie diverse: ecco perché il paragone non serve Leggi la notizia completa qui: http://ift.tt /1WDWab6 Viviana Campiti

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La polemica tra Francesco Totti e Luciano Spalletti richiama alla mente gli addii di altre grandi bandiere del calcio, tra le quali Javier Zanetti. Ma siamo certi che esista realmente un paragone tra l’attuale situazione del numero 10 giallorosso e quella ormai passata del nerazzurro?

SIMBOLI E BANDIEREFrancesco Totti ha alzato un polverone con le sue parole piene di delusione e rancore nei confronti di un tecnico e di una società che – secondo il suo pensiero – non gli starebbero dimostrando il giusto rispetto. Glissando un attimo su chi sia dalla parte della ragione e chi invece da quella del torto (anche perché è tutto soggettivo), concentriamoci sul paragone che probabilmente viene naturale fare in questi casi: Totti come Zanetti? Innanzitutto entrambi sono due simboli: hanno fatto una scelta di vita (più che sportiva) rimanendo nelle loro rispettive squadre e hanno onorato il calcio delle bandiere, che ormai non esiste più. Tutti d’accordo, fin qui.

PARAGONE FORZATO – Ciò che risulta forzato è il paragone – che giornali e trasmissione televisive stanno tanto sbandierando – sull’attuale situazione del capitano giallorosso e l’ultimo anno da giocatore di Zanetti: un paragone inesistente. Prima di tutto non si possono mettere sullo stesso piano due caratteri così diversi: Totti ha fatto rumore con le sue dichiarazioni, dimostrando di mal digerire le troppe panchine e la scarsa considerazione di Luciano Spalletti. L’attuale Vice-Presidente nerazzurro – nel suo ultimo anno da giocatore – ha visto pochissime volte il campo (pur non avendo dei mostri sacri davanti), ma non ha mai fiatato, nemmeno quando Walter Mazzarri lo lasciò in panchina in quello che sarebbe stato il suo ultimo derby. Questione di temperamento differente, e con questo non si vuole di certo affermare che ci sia uno migliore dell’altro. Totti e Zanetti sono stati due grandi campioni, due bandiere che non ne volevano sapere di ammainarsi. L’interista lo ha fatto quando ormai non ne aveva più, salutando tra gli applausi di un “San Siro” che ha reso il giusto onore al capitano di mille battaglie. Il romanista invece sembra non volersi rassegnare, il suo “peso” a Roma è certamente maggiore rispetto a quello di Zanetti a Milano e probabilmente questo aspetto incide moltissimo su scelte e reazioni. Due storie differenti dunque, che non meritano paragoni forzati perché ognuna è bella a modo suo.

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