Li chiamano fenomeni spagnoli, all’Inter sono tutti Georgatos Leggi la notizia completa qui: http://ift.tt /1RqOMib Andrea Turano

Georgatos

Georgatos? Georgatos chi? Chi non conosce Georgatos, può anche evitare di approfondire questo articolo. Essere “il nuovo Georgatos” non è assolutamente un’offesa dal punto di vista tecnico, soprattutto sapendo che l’Inter da anni cerca un terzino sinistro con certe doti, ma il paragone in questo caso assume un altro significato: è tempo di saudade

NOSTALGIA, MALEDETTA NOSTALGIA – E’ il 1987 quando Al Bano Carrisi e Romina Power incidono e cantano l’hitNostalgia canaglia“. Nostalgia che, nel 2000, da canaglia diventa greca, come nelle migliori delle tragedie: accade all’Inter. Nell’estate ’99 Massimo Moratti si regala Grigorios Georgatos, terzino sinistro dell’Olympiakos destinato a fare le fortune interiste nel dopo-Roberto Carlos. I presupposti ci sono, i piedi non mancano e Christian Vieri – grande acquisto della campagna estiva dell’Inter – ringrazia: dai cross dalla sinistra e dai calci da fermo di Georgatos arrivano alcuni dei gol di Vieri. Dura un anno, perché nell’estate 2000 – appunto – arriva la nostalgia della Grecia: si parla di saudade greca per Georgatos, una novità culturale che spiazza anche i brasiliani. La malinconia del calvo mancino nerazzurro lo riporta – in prestito – direttamente a casa, salvo poi tornare nell’estate 2001: un’altra stagione con la maglia dell’Inter, ma Georgatos non è più decisivo come si sperava. Torna in Grecia, questa volta all’AEK Atene. Termina così l’avventura nerazzurra di Georgatos: poca cultura greca in Italia, dove spopola il latino. Diciamo la verità: l’Inter ha perso qualcosa dal viavài di Georgatos, ma la sconfitta è più del greco in sé, che avrebbe potuto entrare nella storia dell’Inter e del calcio in sé, invece verrà ricordato come una delle meteore greche più talentuose. A sinistra, del resto, è passato di tutto in casa Inter: chissà se Alex Telles riuscirà a cambiare l’inerzia, ma questa è un’altra storia.

SPAGNA, MALEDETTA SPAGNA – E’ il 2016 quando Al Bano e Romina non cantano più “Nostalgia canaglia”, almeno non al Festival di Sanremo, semmai in qualche ospitata tipo “Tale e quale show” et similia: all’Inter, però, la situazione non cambia. La nostalgia da greca diventa spagnola. E’ il turno di Paulino de la Fuente e Miguel Mari Sanchez: doppietta nerazzurra, doppietta spagnola… nostalgica. De la Fuente, arrivato nell’estate 2013 dal Bansander, durante la sessione invernale del mercato 2016 rescinde il suo contratto con l’Inter – dopo aver rifiutato il rinnovo, essendo in scadenza – per accasarsi all’Atletico Madrid Juvenil A, in pratica la Primavera Colchoneros. Stessa sorte per Mari Sanchez che, arrivato last minute nell’estate 2015 dal Valencia, non perde tempo: rescissione a gennaio ed ecco il Real Valladolid, anche in questo caso Juvenil A. I motivi? Gli stessi. Insoddisfazione per i carichi di allenamento italiani e soprattutto per le modalità scelte dall’ottimo Stefano Vecchi, attentissimo alla tattica per facilitare la formazione totale dei giovani in suo possesso. Né il fantasista né l’attaccante hanno apprezzato, troppo affezionati all’idea spagnola del calcio moderno, fatto di tiqui-taca tutto tecnica e velocità. Un doppio smacco all’Inter, che ha dimostrato a più riprese di puntare sui due talenti spagnoli, in particolare De la Fuente – cresciuto nelle categorie inferiori e lanciato in Primavera, dove quest’anno stava ben impressionando -, ma non è servito a nulla: forse l’Inter ha perso qualcosa in ottica futura, ma anche loro due. Li chiamano futuri fenomeni spagnoli, ma a oggi sono solo i nuovi Georgatos della storia nerazzurra. Adios, amigos!

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