Luigi Garlando – giornalista della “Gazzetta dello Sport” – ha commentato tramite le colonne della Rosea la sfida di ieri sera fra Juventus e Inter, dove i nerazzurri sono stati rei di essere stati troppo timidi anche a causa della troppa fisicità a centrocampo, a discapito della qualità
TROPPO TIMIDI – “Contro la Juve l’Inter ha provato a fare il Bayern Monaco e c’è riuscita, ma solo per i tre minuti iniziali. Ha pressato alto i difensori bianconeri che faticavano a fare uscire la palla per l’impostazione. Al primo spavento, però si è ritirata indietro come un’onda e la Juve ha preso in mano la partita. Nell’assoluta necessità di vincere per accorciare le distanze con il terzo posto, contro una Juve prevedibilmente stanca, non era il caso di osare di più? Non era meglio pungerla ai fianchi e lanciare fin dall’inizio alcune delle frecce scagliate poi istericamente nel finale? La solita diga muscolare ha conservato un certo equilibrio del match, ma poi non ha retto e soprattutto ha reso quasi impossibili i rifornimenti a Icardi e l’avvicinamento alla porta”.
PEGGIO DEL VERONA – “Troppe partite dei nerazzurri sono state guastate da errori individuabili, inconcepibili a questi livelli. Perché gli juventini, che vincono da anni, hanno sempre una concentrazione feroce e certi interisti, a pancia vuota da una vita, mai? Mancini ha fatto un buon lavoro, ma resta il sospetto che nella costruzione della squadra sia stata sopravvalutata la necessità di ammassare forza e muscoli per ritrovare in fretta autostima e intimidire la concorrenza, come in fondo faceva la prima Inter di Mancini. Con la differenza che i giganti di allora non si chiamavano Melo e Kondogbia, ma Vieira e Ibra. Basta solo pensare che nel girone di ritorno, il Verona, ultimo, ha fatto più punti dell’Inter”.
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