Inter del futuro: Rey Manaj, perché il futuro è adesso Leggi la notizia completa qui: http://ift.tt /21NJUbC Enrica Panzeri

Rey manaj

Le giovanili dell’Inter sono da anni motivo di vanto per la società. Per dimostrare l’eccellenza del settore basti ricordare i trofei vinti, gli attestati di stima ricevuti a livello italiano ed europeo, ma, soprattutto, i tanti giocatori che, partendo dal vivaio interista, sono riusciti a spiccare il grande salto nel calcio professionistico. Fra i nerazzurri ci sono oggi altri talenti, poco noti alla maggioranza, pronti a raccogliere il testimone: iniziamo a conoscerli

PRIMA SQUADRA – Per Rey Manaj la definizione di “promessa” pare ormai superata dagli eventi. Acquistato dall’Inter in estate come rinforzo della Primavera, l’attaccante albanese è subito stato aggregato alla prima squadra e da lì non si è quasi più mosso, a parte due presenze con la squadra di Vecchi, contro il Cagliari in campionato e, soprattutto, contro la Lazio di Coppa Italia, quando la sua doppietta ha condotto i nerazzurri in finale. Nonostante le poche presenze, Manaj racchiude presente e futuro dell’Inter. Non è un caso che a gennaio, la società abbia rifiutato di cederlo in prestito a una delle tanti pretendenti, accettando il suggerimento di Roberto Mancini, deciso a seguire da vicino la crescita del suo giovanissimo talento. Questa per lui sarà dunque la stagione del tirocinio in Serie A, per iniziare ad approcciarsi al calcio professionistico e accumulare la maturità necessaria a indossare una maglia da titolare.

RECORD – Classe 1997, Manaj, nato a Lushnjë in Albania, giunse in Italia da bambino insieme ai genitori, costretti a emigrare a seguito della gravissima crisi economica generata dalle finanziarie a piramide, che bruciarono i risparmi di tantissimi investitori. In Italia il piccolo Rey scoprì presto la passione per il calcio e, dopo essere stato scartato ai provini da Milan e Atalanta, approdò undicenne al Piacenza, dove rimase fino al 2012. A seguito del fallimento della società, passò ai rivali della Cremonese, nelle cui fila, per quegli strani incroci del destino che paiono quasi premonizioni, incontrò un tecnico molto caro ai tifosi interisti, Gigi Simoni. I grigiorossi, non completamente convinti delle sue qualità, decisero di cederlo in prestito, con diritto di riscatto fissato a 100.000 euro, alla Sampdoria. Fu proprio con gli Allievi blucerchiati che iniziò a mettersi in luce, ma, incredibilmente, a fine stagione il club doriano non lo riscattò, salvo pentirsene tentando invano, poche settimane dopo, di riacquistarlo. La Cremonese decise quindi di lanciarlo in prima squadra e l’attaccante non deluse le aspettative, segnando due reti e diventando, poco più che diciassettenne, il marcatore più giovane della Lega Pro.

INTER – Inevitabile che su di lui si concentrassero le attenzioni delle grandi squadre, dalla Fiorentina alla Roma, dal Bologna alla Lazio, fino al Manchester United e all’Atletico Madrid. Le più agguerrite si dimostrarono Inter e Juventus, per mesi impegnate in un Derby d’Italia di mercato con il suo cartellino come posta in palio finale. Contesa vinta dai nerazzurri che, in estate, annunciarono ufficialmente il suo ingaggio, per poi farlo debuttare in Serie A alla prima di campionato, nel finale della partita contro l’Atalanta. In quei pochi minuti, con la squadra di Mancini protesa in avanti alla ricerca dei primi 3 punti della stagione, il giovanissimo talento albanese mostrò tutto se stesso, nel bene (giocate tecniche di una maturità superiore all’età anagrafica) e nel “male” (indimenticabile il suo “Ma che ca..o sbandieri?” al guardalinee che aveva appena segnalato un fuorigioco).

TALENTO E CARATTERE – Manaj possiede tutte le doti che presto potrebbero renderlo un calciatore di livello superiore alla media, compresa una determinazione feroce, indispensabile per emergere. Paradossalmente, proprio il carattere potrebbe rivelarsi il suo difetto più pericoloso: come spesso accade ai migliori talenti, il peggior nemico di Rey Manaj è Rey Manaj stesso. Esistono vari aneddotti che illustrano alle perfezione la sua insofferenza alle gerarchie e agli ordini ricevuti dall’alto. Oltre al citato “interrogativo” al guardalinee di Inter-Atalanta, in passato discusse pesantemente con Gigi Simoni, accusandolo di non dargli abbastanza spazio in squadra e, pochi mesi fa, rischiò un incidente diplomatico con Gianni De Biasi, commissario tecnico dell’Albania, equivocando alcune sue dichiarazioni e attaccandolo perciò su Facebook. Entrambe le vicende si chiusero con un messaggio di scuse condite da una riparazione sul campo di gioco. Alla prima convocazione con la nazionale schipetara Manaj rispose con un gol lampo, siglato al primo pallone giocato. Mentre, nel caso di Simoni, come raccontato dal tecnico, il talentuoso attaccante reagì eleggendo l’ex allenatore interista a sua guida, tanto da chiamarlo spesso anche oggi che vive a Milano. Perché Rey Manaj è un concentrato di contraddizioni: freddo quando serve, come dimostra il rigore segnato contro la Juventus in Coppa Italia, eppure “fumantino”, sicuro nei suoi mezzi e, al contempo, capace di riconoscere i meriti ai compagni, bizzoso e sfrontato, ma pronto pentirsi e domandare scusa. Il presente e il futuro sono tutti nelle sue mani e sta a lui, ora, non farseli scivolare dalle dita.

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