Dopo aver sfiorato l’impresa in Coppa Italia la speranza di tutti i tifosi nerazzurri è che l’Inter riesca a scendere in campo nelle prossime dodici partite con la stessa voglia di vincere e la stessa cattiveria mostrata mercoledì sera contro la Juventus.
IL REGISTA NON SERVIVA – Come aveva dichiarato il direttore sportivo Piero Ausilio domenica sera, questa squadra non aveva per forza bisogno di un regista per proporre un calcio quantomeno decente e infatti, pur confermando 2/3 del centrocampo proposto a Torino, mercoledì i nerazzurri hanno tirato fuori la miglior prestazione dell’anno. Certo, il fatto di non aver più niente da perdere contro degli avversari arrivati tra l’altro a San Siro con l’idea di essere già in finale, ha certamente aiutato ma ciò non toglie che la squadra vista l’altro giorno è una lontanissima parente di quella scesa in campo negli ultimi due mesi.
NON UN ALTRO TOTTENHAM – Molti hanno paragonato questa vittoria a quella ottenuta nel ritorno contro il Tottenham in Europa League nel 2012-13; una prestazione che si rivelò fine a sé stessa visto che la squadra non riuscì più a replicare quella prova. La differenza è che quella squadra aveva un numero allucinante di infortunati e un attacco formato da Rodrigo Palacio, Antonio Cassano e Tommaso Rocchi, con i primi due che tra l’altro andarono KO poche settimane dopo costringendo Andrea Stramaccioni a chiudere la stagione con Fredy Guarin alle spalle dell’ex centravanti della Lazio e Ricky Alvarez.
SERVONO CERTEZZE – Da questo punto di vista sarebbe certamente utile iniziare a dare delle certezze alla squadra scegliendo un modulo fisso e una formazione titolare da cambiare il meno possibile. Il 4-3-3 appare al momento come la giusta via di mezzo per permettere a Roberto Mancini di proporre una squadra offensiva senza rinunciare all’utilizzo di due esterni offensivi; utilizzando invece il 4-4-2/4-2-4 solamente contro le cosiddette provinciali, o quando manca uno tra Geoffrey Kondogbia e Marcelo Brozovic (che ora come ora non dovrebbero mai lasciare il campo) evitando così di rivedere contemporaneamente in campo Gary Medel e Felipe Melo.
ICARDI INTOCCABILE? – L’argentino è l’unico in grado di garantire una media gol degna di un attaccante di una grande squadra ma, come abbiamo visto, il suo utilizzo porta i compagni a giocare quasi esclusivamente per lui e di contro, quando non è disponibile o parte dalla panchina, le punte riescono ad avere maggiore libertà e a non dare riferimenti agli avversari. Ovviamente non lo sì può retrocedere al ruolo di riserva ma la sensazione è che in base all’avversario possa tranquillamente stare in panchina in favore di un Eder in versione falso-nueve con ai suoi lati Adem Ljajic ed Ivan Perisic.
QUESTIONE DI TESTA – Una squadra composta da tanti giocatori nuovi e poco abituati a vincere tende per forza di cose a farsi condizionare dai risultati a livello mentale e così come le vittorie consecutive di inizio stagione hanno permesso ai nerazzurri di rimanere in testa fino alla fine del girone d’andata, e così come i KO con la Lazio e Sassuolo hanno portato la squadra a perdere di colpo tutte le certezze trovate fino a quel momento, l’ottima prova di mercoledì contro i bianconeri potrebbe veramente aver risollevato il morale dell’Inter, anche se ovviamente sarà tutt’altro che facile riuscire a mantenere questo stato mentale da qui fino al termine della stagione.
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