Le giovanili dell’Inter sono da anni motivo di vanto per la società. Per dimostrare l’eccellenza del settore basti ricordare i trofei vinti, gli attestati di stima ricevuti a livello italiano ed europeo, ma, soprattutto, i tanti giocatori che, partendo dal vivaio interista, sono riusciti a spiccare il grande salto nel calcio professionistico. Fra i nerazzurri ci sono oggi altri talenti, poco noti alla maggioranza, pronti a raccogliere il testimone: iniziamo a conoscerli
VIVAIO MODERNO – Nell’ultimo ventennio, dopo la sentenza Bosman, i settori giovanili hanno vissuto una vera rivoluzione. I vivai, fino alla metà degli anni ‘90, erano infatti composti quasi esclusivamente di ragazzi italiani e il “terreno di caccia” degli osservatori era circoscritto alla penisola. Con l’apertura delle frontiere il mercato degli Under, sulla falsariga di quello dei “grandi”, ha ricevuto un impulso inaspettato e vari club hanno dunque iniziato a rivolgersi anche oltre confine. Un settore giovanile, oggi più che mai, necessita di un team di osservatori capaci non soltanto di scovare un talento che potrebbe sbocciare, ma, come nel caso dell’Inter, economicamente inferiore a concorrenti dai fondi quasi illimitati, in grado di individuarlo prima di tutti gli altri. In sede di trattativa è la presentazione di un progetto, il cui fine principale sia accompagnare il giocatore al professionismo, la motivazione che spinge un giovane a scegliere proprio l’Inter. Negli ultimi anni infatti Interello ha rappresentato il trampolino di lancio per molti calciatori oggi affermati.
LO SGARBO DELL’ATLETICO – Emblematica, da questo punto di vista, la vicenda di José Correia, oggi in forza alla Primavera di Stefano Vecchi. Nato in Guinea Bissau nell’ottobre del 1996, cresciuto in Portogallo, nazione di cui ha preso il passaporto, iniziò a giocare nel Real Sport Clube, società lusitana di Serie B. Venne poi ingaggiato dallo Sporting Lisbona, nelle cui giovanili si mise in luce, guadagnandosi il soprannome che ancora lo accompagna, Zé Turbo. Fu proprio con la maglia dello Sporting, durante la Youth Cup, che attirò su di sè le attenzioni di varie società europee, fra le quali Atletico Madrid e Inter. Furono proprio i nerazzurri, nel dicembre del 2014, a ingaggiarlo a parametro zero, sfruttando l’incertezza dei lusitani, che ancora non lo avevano legato con un contratto da professionista. Lo Sporting provò a bloccare la trattativa, offrendo al giovanissimo attaccante un rinnovo quinquennale con clausola fissata a 45 milioni di euro, ma ogni tentativo fu inutile. In seguito emerse un altro retroscena, legato all’Atletico Madrid. Gli spagnoli infatti, piccati per essere stati sorpassati sul filo di lana dai nerazzurri, si sarebbero poi vendicati cedendo Alessio Cerci, richiesto da Roberto Mancini, ai rivali del Milan.
SCATTO BRUCIANTE – Indifferente a tutte queste polemiche, Zé Turbo si dedicò immediatamente al suo apprendistato nel calcio italiano, cominciando dalla Primavera, in oggi risulta essere uno dei fuori quota. Mancini lo ha spesso convocato con la prima squadra, ma il giovane talento afro-portoghese non sembra essere ancora maturo per un esordio in Serie A che, secondo vari osservatori, dovrebbe avvenire entro la fine di questa stagione. Nella squadra di Stefano Vecchi si è invece rivelato spesso decisivo, tormentando le difese avversarie a suon di finte e scatti brucianti. Attaccante molto tecnico, capace di muoversi come punta centrale e di svariare sulle fasce, Zé Turbo, come suggerisce il soprannome, ha nella velocità la sua dote più spiccata. Negli spazi brevi è praticamente imprendibile ed è dotato di un fisico massiccio e potente che gli permette di resistere alle cariche dei marcatori. Sta lavorando però per correggere la tendenza che lo porta talvolta ad assentarsi dal gioco, cercando di imparare a partecipare maggiormente alla manovra. I nerazzurri puntano molto su di lui in vista del prossimo Torneo di Viareggio e sarà proprio la Coppa Carnevale, un anno dopo il suo arrivo in Italia, a rappresentare il possibile palcoscenico per mostrare i suoi progressi. Perché Zé Turbo corre veloce, in campo e fuori.
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