Un’altra bella vittoria interna per l’Inter, nonostante la sofferenza finale in seguito al gol regalato al Bologna. Il 2-1 è forse fin troppo stretto visto quanto creato, ma alla fine sono i tre punti a fare la differenza: Mancini può essere soddisfatto di quanto visto in campo, meno delle conseguenze “offensive” da pagare in Roma-Inter
LA FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da Roberto Mancini per affrontare il Bologna:
IL MODULO – Confermato l’assetto atteso e preannunciato: 4-2-3-1 di base, anche se i continui movimenti tra le linee permettono l’immediata predisposizione al 4-3-3 e non solo. Tanto gioco sulle fasce, ma anche per vie centrali grazie al fulcro Ljajic.
PRIMO TEMPO – Pronti e via, ecco il primo dettaglio tattico: in difesa D’Ambrosio parte da destra e Nagatomo da sinistra. Non solo: sulla trequarti in mezzo c’è Ljajic, mentre Eder è largo a destra, vista l’inamovibilità di Perisic dalla corsia mancina. Non c’è tempo di registrare l’assetto tattico in questione, perché Icardi si fa male in occasione di un gol sciupato da Eder, costringendo Mancini a cambiare tutto. Al 10′ primo cambio: fuori Icardi, dentro Kondogbia. Un centrocampista al posto di un attaccante, ma l’Inter rimane con il 4-2-3-1 con il francese sul centro-sinistra davanti alla difesa: Brozovic si alza nel ruolo di trequartista, Eder diventa la prima punta. Partita senza troppi spunti nella prima fase, Inter più attiva sulla fascia sinistra che sulla destra, con Nagatomo e ovviamente Perisic. I movimenti di Brozovic, Ljajic ed Eder aiutano la manovra della squadra, ma il Bologna difende bene. I tagli di Perisic permettono all’Inter di sentir meno la mancanza di Icardi in area di rigore, il palo di Ljajic è l’azione più pericolosa dei primi 35′. Per il resto, nulla di fatto. Il primo tempo termina 0-0: solo Inter in campo, manca il gol.
SECONDO TEMPO – L’Inter rientra in campo con gli stessi undici che hanno chiuso la prima frazione di gioco. Il primo esperimento di Mancini nella ripresa è il solito: invertire tutti gli esterni. A destra vanno Nagatomo e Perisic, a sinistra D’Ambrosio e Ljajic. L’Inter continua a fare la partita senza trovare la porta, il Bologna si difende e riparte in contropiede: gran recupero e chiusura di Nagatomo, in coppia con Medel, sul velocissimo Giaccherini lanciato a rete. Al 71′ secondo cambio per Mancini: fuori Ljajic, dentro Palacio. Ancora 4-2-3-1 con l’argentino in mezzo, i croati sulle fasce. Ed è subito gol: al 72′ segna Perisic sfruttando una sponda aerea del duo D’Ambrosio-Donsah sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Al 76′ raddoppia D’Ambrosio su sponda di Miranda sempre su angolo battuto alla perfezione dal solito Brozovic. La notizia è chiara: Palacio ha cambiato la partita. Momento magico per D’Ambrosio, che riscatta una prima parte in ombra salvando anche due chiare occasioni da rete del Bologna. All’88’ terzo e ultimo cambio per l’Inter: fuori Eder, dentro Murillo. L’Inter chiude con il 3-5-2 (come da immagine sotto allegata, ndr) con il colombiano terzo di destra, mentre i terzini si allargano a centrocampo. Al 90′ segna Brienza, ma pesa la palla persa da Kondogbia. La partita termina 2-1: sofferenza inutile nel finale, vittoria meritata!
IL PROTAGONISTA – Per mesi si è parlato solo della difesa dell’Inter, imperforabile, fortissima, clamorosa. Merito di Handanovic paratutto, merito di un inatteso Murillo, merito di un meticoloso Mancini…. no. Dopo qualche mese, i nodi tornano al pettine, quello del vero simbolo della solidità difensiva dell’Inter: Joao Miranda. Il centrale brasiliano è praticamente estraneo a tutto ciò che è banale: in campo mostra una tranquillità rara, così com’è altrettanto rara la sua qualità difensiva. E’ un vero e proprio muro nella retroguardia dell’Inter, dove dà sicurezza a chiunque: al suo fianco Juan Jesus non ha sbavature, nemmeno minime. Se Mancini deve spiegare ancora oggi i movimenti difensivi alla squadra, con Miranda perde tempo: è il brasiliano a spiegarli a Mancini, perché è assolutamente straordinario. Fuoriclasse.
IL COMMENTO – Tre gol, due fatti e uno regalato. Tre punti, che riavvicinano l’Inter alle posizioni che le spettano. Tre, come il terzo posto sognato e da rendere più reale sabato prossimo, affrontando la Roma, che ora occupa proprio la posizione numero tre. Nella serata del tre, non può mancare la regola del tre che “colpisce” Mancini, bravo in tre occasioni. Anzi, sono (almeno) tre le acquisizioni di Mancini in Inter-Bologna, finalmente: 1. l’Inter può far male – leggi segnare – sui calci d’angolo, se battuti in maniera legittima. Ci riesce due volte su due Brozovic, che manda in rete prima Perisic e poi D’Ambrosio, a loro volta bravi a sfruttare le sponde aeree; 2. l’Inter può far bene – leggi giocare – sfruttando i propri giocatori più talentuosi, perché alla lunga i vari Kondogbia, Brozovic, Perisic, Ljajic e via dicendo emergono e fanno la differenza. Possono far bene e meno bene, ma bisogna puntare su di essi anche dopo una prestazione negativa; 3. all’Inter non è il modulo a fare la differenza né i singoli, ma è come viene impostata la partita sulla propria squadra, senza doversi specchiare all’avversario. Ciò è dimostrato dalla sostituzione tra Icardi e Kondogbia, che ha alterato praticamente tutta la natura dello scheletro nerazzurro – centrocampo più solido, trequarti più fisica, area di rigore senza riferimento -, senza alterare la strategia preparata. Mancini ha capito che l’Inter può far male sulle fasce con determinati uomini dal 1′, ma soprattutto ha capito l’importanza della panchina: il fatto che Palacio sia stato preservato per i minuti finali è un vero capolavoro, che a posteriori può essere vista come la mossa vincente. Se Mancini avesse fatto il cambio “ruolo per ruolo”, con Palacio al posto di Icardi, sicuramente l’Inter avrebbe giocato male le sue chance di vittoria contro un Bologna fin troppo chiuso e apertosi finalmente solo nel finale, a causa della stanchezza e del tasso tecnico superiore in favore dell’Inter. La panchina è una risorsa importante, non è pensabile riempirla di prime donne senza poterle usare tutte a partita in corso e nel momento giusto, soprattutto non è ammesso sprecare i cambi: Mancini stavolta lo ha capito, ma il banco di prova importante sarà a Roma. Senza Palacio, probabilmente senza la coppia Jovetic-Icardi, con un Eder da ritrovare sotto porta, l’ex Ljajic in versione Dottor Jekyll & Mister Hyde, sperando ancora in Perisic: non sarà facile. Che sia la volta buona, per preparare la partita perfetta… senza specchio!
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