Ferri: “Mai a Milan o Juve! Baciato solo maglia Inter, la Samp…” Leggi la notizia completa qui: http://ift.tt/1Shm8hs Andrea Turano

riccardo ferri

Riccardo Ferri – ex difensore dell’Inter -, dopo Djorkaeff, è il protagonista della seconda puntata di Memorabilia, in onda su Inter Channel. Ferri ricorda tutta la sua esperienza in nerazzurro, partendo dal Settore Giovanile fino all’addio con destinazione Genova

DALLE GIOVANILI ALLA UEFA – Il percorso di Riccardo Ferri all’Inter ha inizio dal Settore Giovanile: «Vedevo più Bergomi dei miei parenti. Con lui abbiamo un trascorso lunghissimo, dai primi provini a Rogoredo quando credevo fosse l’autista del pullman, con quei baffoni! L’anno in cui noi abbiamo fatto l’impresa dei 58 punti, avevamo undici titolari e poi dei ragazzi che facevano un po’ da cornice. Hanno dato un grosso contributo alla riuscita di quell’impresa, ma rispetto al Milan che aveva giocatori di livello noi avevamo qualche ragazzo della Primavera o giovane e che si doveva ancora affermare. Quella è stata un’impresa memorabile, perché scontrarsi contro quel Milan e quella Juventus e riuscire a stravincere il campionato è stata una soddisfazione conquistata sul campo minuto dopo minuto. Qualitativamente in quel periodo ogni squadra aveva qualche elemento di grande spicco e di grandi qualità internazionale. E’ stata una grande soddisfazione vincere quel campionato, abbiamo poi fatto bene anche fino al 1991 quando vincemmo la prima Coppa UEFA».

ILLUSTRI COMPAGNI – «Matthäus è il giocatore che riusciva a cambiare i ritmi e la fisionomia di una gara. Era il leader, in allenamento come in partita. Tanti all’inizio sottovalutavano Brehme, ma noi in allenamento lo avevamo visto subito che era un giocatore atipico, capace di usare i due piedi indistintamente, e poi aveva grande visione di gioco e capacità tecniche impressionanti. Nel 1993/94 la squadra non aveva grande consapevolezza dei propri mezzi, eravamo partiti per lottare per l’Europa e ci siamo ritrovati a doverci salvare, c’era la difficoltà di dover cambiare atteggiamento. Alla fine abbiamo colto un risultato incredibile con Marini che ha costruito un gruppo coeso per raggiungere l’obiettivo. Bergkamp lì fu decisivo, come Jonk e Zenga. Con Zenga abbiamo salutato insieme San Siro con quella vittoria. Io sono un emotivo, ho pianto in quei momenti».

ILLUSTRI AVVERSARI – «Ho affrontato tanti campioni, Maradona, Van Basten… tanti però dimenticano Careca. Era un giocatore immarcabile, sapeva giocare di prima, era intelligente tatticamente e poi aveva compagni come Maradona e Giordano. A volte passavano mezz’ore senza riuscire ad anticiparlo una volta. Poi chiaramente ci sono i vari Maradona, che una volta ha giocato per 20 minuti con le scarpe slacciate, quasi un affronto per noi, o Van Basten che aveva l’appoggio di un tipo di gioco in cui era difficile rubare palla. Marcare Van Basten ma avere il possesso della palla è una cosa, ma dover marcare Van Basten e pensare che gli avversari hanno per l’80% il possesso di palla è un’altra storia».

DIFENSORE GOLEADOR – «Qualche volta su punizione prendevo anche qualche piccione. Nel Settore Giovanile facevo spesso gol, poi ho avuto un problema al tendine rotuleo della gamba di appoggio. Ho segnato nell’Inter e in Nazionale e la cosa mi fa molto piacere. Soprattutto mi fa piacere ricordare un gol con la maglia azzurra a Taranto contro l’Ungheria e che mi fa venire ancora la pelle d’oca. Ho pensato ad un ragazzo che non c’era più, Turconi, il nostro preparatore atletico. Ho pensato a lui e ho pensato di dedicargli un gol: calcio d’angolo, Giannini calcia e sul rimpallo il pallone viene verso di me. Io calcio di prima e faccio gol nel sette. Mentre correvo pensavo a questo ragazzo. Ho chiamato i suoi genitori subito dopo la partita, ho pensato che certe volte accade qualcosa che ti fa superare i limiti».

SOLO INTER, FEDELTA’ VERA – «Io non sarei mai andato al Milan per nessuna cifra, e neanche alla Juventus. Noi vivevamo ancora con appiccicati addosso i colori, non solo la maglia, ma proprio i colori con cui vivi. Già dal Settore Giovanile ho iniziato a scontrarmi nei tornei con Juventus, Torino, Napoli e ho finito la carriera scontrandomi ancora con loro e mettendo sempre la stessa maglia. Ho avuto questa parentesi nella Sampdoria che è stata bellissima, in una città che ho amato e con una tifoseria che ho amato, una maglia che ho rispettato, ma non l’ho mai baciata. Io ho baciato la maglia dell’Inter. Punto».

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