Roberto Samaden parla dell’Inter a 360 gradi. Il responsabile del settore giovanile nerazzurro ripercorre le tappe nel suo ruolo a “Inter Channel”, poi si sofferma sui rapporti con i talenti e con le famiglie. Importantissimo Moratti per dare la svolta. Di seguito le sue parole
PRIMO TALENTO – «Primo grande talento? Il primo, anche se non l’ho avuto direttamente io, è stato Russo che poi ha segnato anche gol storici. Poi anche Anania negli anni ’80. Onestamente in quegli anni si investiva più nelle categorie successive per avere giocatori già pronti. Con Moratti si è iniziato a investire nei progetti per le attività di base con giocatori come Santon e Caldirola».
SCOUTING E TALENTO – «Ci vuole talento e esperienza: riconoscere il talento da piccoli è estremamente difficile. Ci vogliono degli specialisti come li ha l’Inter, con anni e anni di esperienza: questo fa la differenza, poter fare paragoni. Bisogna avere esperienza e grande talento nel selezionare: io non sarei in grado di farlo».
ESPERIENZA INTERNAZIONALE – «Superlega e Youth League? Abbiamo ottenuto il traguardo di ampliare la Youth League non solo ai club partecipanti alla Champions League. Ritengo sia fondamentale con i ragazzi avere esperienza internazionale. I ragazzi in quegli anni sono cresciuti molto di più quando abbiamo partecipato alla Next Gen Series. I costi aumentano in maniera poco significativa rispetto ai costi di questo club. Dal prossimo anno cercheremo di organizzare amichevoli internazionali anche per i più giovani, perché rappresenta un’ottima possibilità di crescita».
RUOLO E GENITORI – «Ruolo? Ho avuto la fortuna di incontrare una società di poter crescere in questa struttura e di incontrare Ausilio che mi ha spinto a credere di poter avere una carriera importante da dirigente, piuttosto che sul campo. Genitori? Siamo nel 2016, rispetto a 20-30 anni, il genitore ha un ruolo diverso nella vita di tutti i giorni del figlio. Bisognerebbe capire anche chi gira intorno alle famiglie e mette in testa queste idee. Ci vogliono comunque delle regole per poter intervenire in maniera dura se certi limiti vengono superati. C’è una grande responsabilità nostra per queste famiglie».
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